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| Domenica 26 Febbraio 2006 14:46 | ||||||||||||||||||||||||||||||||
Recensione di ALBERTO DI FELICE È probabilmente arrivato il momento di rivalutare quella farsa sconclusionata che era Ocean's Twelve: per ammissione dello stesso George Clooney, l'unico intento di quel film era incassare e remunerare tutti in anticipo in modo che per la corazzata produttiva che fa capo a Steven Soderbergh fosse possibile realizzare Syriana con un budget depurato dai proibitivi cachet di gente come Clooney, appunto, o Matt Damon, ridotti al minimo. Chissà cosa andrà a finanziare Ocean's Thirteen, che Soderbergh si appresta a girare. Di cosa parla Syriana? Semplice: petrolio, compagnie petrolifere, emiri e CIA. Foschia mattutina su una folla di pakistani che aspettano l'autobus: sono loro la parte invisibile della filiera petrolifera, gli immigrati nei paesi del Golfo Persico che mandano avanti i pozzi; intanto, nel confinante Iran, una bella ragazza si prepara ad uscire da un party, smettendo i provocanti vestiti occidentali ed i tacchi a spillo con abiti più consoni al mondo esterno. L'agente della CIA Bob Barnes (George Clooney) è a Tehran per vendere delle armi, una delle quali finirà in mani che nemmeno lui conosce. Il nucleo centrale di Syriana non è tanto questo, quanto quello legato alla fusione di due aziende petrolifere ed ai diritti di sfruttamento in gioco, in Kazakistan così come nel Golfo, con tutto quel che ci gira attorno e che sarebbe arduo ricostruire senza annoiarvi; l'inizio del film, però, imposta quel filo comune disilluso che legherà inevitabilmente gli sviluppi.Stephen Gaghan, sceneggiatore premio Oscar per Traffic, imbandisce una storia fittizia, sebbene ispirata dall'autobiografia di un vero ex della CIA (Robert Baer), sulla materia prima più importante della storia moderna. Questo è un film inchiesta anomalo, appunto, che non può alimentarsi di inchieste altrui sul tabacco o su compagnie dell'acqua, ma nel contempo arriva con tempismo sul panorama internazionale: tanto per avere un'idea, la Cina e la sua sete di greggio sono infatti i motori scatenanti delle vicende. Dopo Munich, questo è un altro film che fa il punto sullo scenario mediorientale, mostrandone i rapporti interni e le influenze interessate e colpevoli dall'esterno: i meccanismi sono diversi (uno è una spy-story, l'altro un film corale che molto deve a Soderbergh), ma fanno entrambi parte di un momento di forte impegno e riflessione critica del grande cinema hollywoodiano, del quale Clooney è portabandiera anche col suo Good Night, and Good Luck. Oltre ad aver accettato la paga minima, una scena di tortura in Marocco gli ha provocato una lesione della corteccia cerebrale e la fuoriuscita di liquido spinale, richiedendo un lungo tempo di guarigione. Forse, sebbene meno emotivo rispetto ai film precedentemente citati, Syriana è quello che programmaticamente dovrebbe meglio risvegliare paure incombenti sulle nostre ricche società, sbattendoci di fronte una realtà tanto semplice quanto al momento senza risposta: mondo ed economia crescono, governi e compagnie si affrettano a sfruttare con qualsiasi mezzo ed intrigo le ultime gocce di oro nero rimaste e presto, prima che ce accorgiamo, saranno finite anche quelle. Giudizio: ![]()
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È probabilmente arrivato il momento di rivalutare quella farsa sconclusionata che era Ocean's Twelve: per ammissione dello stesso George Clooney, l'unico intento di quel film era incassare e remunerare tutti in anticipo in modo che per la corazzata produttiva che fa capo a Steven Soderbergh fosse possibile realizzare Syriana con un budget depurato dai proibitivi cachet di gente come Clooney, appunto, o Matt Damon, ridotti al minimo. Chissà cosa andrà a finanziare Ocean's Thirteen, che Soderbergh si appresta a girare. Di cosa parla Syriana? Semplice: petrolio, compagnie petrolifere, emiri e CIA. Foschia mattutina su una folla di pakistani che aspettano l'autobus: sono loro la parte invisibile della filiera petrolifera, gli immigrati nei paesi del Golfo Persico che mandano avanti i pozzi; intanto, nel confinante Iran, una bella ragazza si prepara ad uscire da un party, smettendo i provocanti vestiti occidentali ed i tacchi a spillo con abiti più consoni al mondo esterno. L'agente della CIA Bob Barnes (George Clooney) è a Tehran per vendere delle armi, una delle quali finirà in mani che nemmeno lui conosce. Il nucleo centrale di Syriana non è tanto questo, quanto quello legato alla fusione di due aziende petrolifere ed ai diritti di sfruttamento in gioco, in Kazakistan così come nel Golfo, con tutto quel che ci gira attorno e che sarebbe arduo ricostruire senza annoiarvi; l'inizio del film, però, imposta quel filo comune disilluso che legherà inevitabilmente gli sviluppi.









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