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| Flightplan - Mistero in volo |
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| Martedì 21 Marzo 2006 16:43 | |||
Titolo originale: FlightplanNazione: Stati Uniti Anno: 2005 Genere: Azione, Giallo, Thriller Durata: 98' Regia: Robert Schwentke Cast: Jodie Foster, Peter Sarsgaard, Sean Bean, Kate Beahan, Michael Irby, Assaf Cohen, Erika Christensen, Shane Edelman, Mary Gallagher, Haley Ramm, Forrest Landis, Jana Kolesarova, Brent Sexton, Marlene Lawston, Judith Scott Produzione: Touchstone Pictures, Imagine Entertainment Distribuzione: Buena Vista Data di uscita: 4 Novembre 2005 Trama: Kyle Pratt sta volando da Berlino a New York in compagnia di sua figlia Julia. Improvvisamente la bimba scompare e Kyle, già provata dalla recente morte del marito, inizia una ricerca disperata all'interno dell'aeroplano. In suo aiuto accorrono il capitano Rich e il poliziotto di bordo Gene Carson ma le indagini e le testimonianze raccolte tra i passeggeri e i membri dell'equipaggio sembrano portare alla luce il fatto che la figlia di Kyle non sia mai salita a bordo. (Yahoo) Recensione di ALBERTO DI FELICE Ben due film lo scorso autunno sono arrivati per ricordarci che volare fa paura: prima è stato Red Eye di Wes Craven e a seguire, a poche settimane di distanza, è arrivato Flightplan del tedesco Robert Schwentke. Rispetto al film di poco precedente, Flightplan
è più geometrico e classico nonostante abbia con l'altro molto in
comune. Kyle Pratt (Jodie Foster) ha appena perso il marito, caduto dal
tetto del palazzo nel quale abitano a Berlino, dove lei lavora come
ingegnere alla progettazione di aerei. Con la figlia Julia (Marlene
Lawston) sta per partire proprio sull'ultimo aereo cui ha lavorato per
riportare la salma del defunto coniuge a Long Island.
Questa parte ha
un'avvolgenza intrigante e si trascina preparando bene l'atmosfera
seguente per oltre diciassette minuti. L'entrata nel cuore narrativo
del film inizia con un risveglio, quello della donna addormentatasi per
un attimo che non trova più la figlia di fianco a sé sull'aeroplano; la
cerca in giro, ma non trovandola è costretta a rivolgersi
all'equipaggio e al comandante (Sean Bean, North Country). Nessuno sembra però ricordare la ragazzina: la hostess che le ha accolte (Erika Christensen, Traffic),
prime a salire a bordo, non è sicura di averla vista e, soprattutto,
sulle carte non c'è traccia della piccola. La donna è sempre più
agitata e viene tenuta d'occhio dall'air marshall Carson (Peter
Sarsgaard, Boys Don't Cry). Il fatto che Kyle (si noti bene il
nome tipicamente maschile: originariamente la parte era stata infatti
scritta per Sean Penn) conosca bene l'aereo e la procedura fa sì che le
sue richieste al comandante si facciano sempre più pressanti e questi
sarà costretto ad impiegare l'intero equipaggio per ispezionare
l'aereo. In effetti dirvi di più sulla trama di questo film sarebbe
abbastanza pericoloso: quanto vi abbiamo già detto contiene di fatti
ogni chiave per capire cosa sta succedendo. Le opzioni, come avrete
potuto intuire, si riducono a due e quella giusta non è la prima che
viene in mente: vi basterà rifarvi a quanto avete visto in passato e la
soluzione è presto detta. Il paragone con la pellicola di poco
precedente è naturale e la prima cosa che c'è da rimarcare è che la
tempistica di uscita è stata senz'altro infelice: chi li ha visti
entrambi al cinema non sarà rimasto molto contento. Non vogliamo però
essere eccessivamente insistenti su questo punto, perché limitarsi
all'annotazione delle comuni suggestioni sarebbe fare un torto a Flightplan,
che è un onesto thriller di mestiere: il trentottenne regista alla
quarta prova, prima statunitense, si sa gestire convincentemente negli
spazi e regge bene l'impatto fra la prima parte hitchcockiana di cui
abbiam detto e gli sviluppi via via più concitati. La claustrofobia di
questo aereo è molto diversa da quella di Red Eye perché il
velivolo in questione è piuttosto imponente e si è molto meno legati al
binomio sedile-toilette del film di Craven. Di quest'ultimo ritroviamo
la capacità di introdurre, con tonalità diverse, al viaggio aereo; allo
stesso modo è da rimarcare una certa fretta di scrittura nel finale che
nel film di Craven è più evidente. Inoltre, la sceneggiatura di Peter
A. Dowling e Billy Ray, oltre all'accelerata finale, semplifica molto
specie nei personaggi secondari che compongono l'insieme dei passeggeri
(potremmo dire che Flightplan è in un qualche modo più "corale" rispetto a Red Eye;
entra inoltre in gioco il fattore isteria, sia della protagonista che
collettiva): la psicologa (quale vera psicologa incoraggerebbe una
donna così provata psicologicamente a rinchiudersi in bagno, col
pericolo che si faccia chissà cosa?) ripete senza molto perché quello
che già abbiam capito e soprattutto la scelta di inserire gli arabi
come bersaglio di accuse, e lo yankee come supporto ad esse, arriva a
schematizzare e palesare inquietudini post 9/11 che sarebbe stato
meglio tenere più a bada. Il cast è molto buono: oltre alla Foster
ancora con una figlia in spazi angusti, come in Panic Room), Bean e Sarsgaard sono due bravi attori che stanno avendo un periodo fortunato.
Giudizio:
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Titolo originale: Flightplan
Ben due film lo scorso autunno sono arrivati per ricordarci che volare fa paura: prima è stato Red Eye di Wes Craven e a seguire, a poche settimane di distanza, è arrivato Flightplan del tedesco Robert Schwentke. Rispetto al film di poco precedente, Flightplan
è più geometrico e classico nonostante abbia con l'altro molto in
comune. Kyle Pratt (Jodie Foster) ha appena perso il marito, caduto dal
tetto del palazzo nel quale abitano a Berlino, dove lei lavora come
ingegnere alla progettazione di aerei. Con la figlia Julia (Marlene
Lawston) sta per partire proprio sull'ultimo aereo cui ha lavorato per
riportare la salma del defunto coniuge a Long Island.







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