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Kyashan - La rinascita Stampa E-mail
Mercoledì 09 Agosto 2006 02:37
Kyashan - La rinascita / Locandina Titolo originale:      Casshern
Nazione:      Giappone
Anno:      2004
Genere:      Avventura, Azione, Fantascienza, Drammatico
Durata:      141'
Regia:      Kazuaki Kiriya
Cast:      Yusuke Iseya, Kumiko Aso, Akira Terao, Kanako Higuchi, Fumiyo Kohinata, Hiroyuki Miyasako
Produzione:      Casshern Film Partners, Tatsunoko Productions Co. Ltd., Shochiku Co. Ltd.
Distribuzione:      Time Code
Data di uscita:      14 Luglio 2006

Trama: Pianeta Terra, XXI Secolo. Finalmente, dopo cinquant'anni, la disastrosa guerra tra l'Europa e la Federazione Orientale è giunta al termine, ma le armi nucleari, chimiche e batteriologice che sono state impiegate durante il conflitto hanno duramente segnato il pianeta e lasciato la razza umana stremata e scoraggiata dalle estenuanti ostilità. Uno spiraglio di speranza sembra arrivare grazie ad un ricercatore genetico, il Dr. Azuma, che ha scoperto una nuova cellula in grado di sostituire, senza rischio di rigetto, le parti mancanti o malate del corpo umano. Il governo, per salvaguardare i propri interessi, impedisce ad Azuma di proseguire le sue ricerche e il dottore accetta l'offerta dell'esercito per finire i suoi esperimenti, ma in seguito a un incidente occorso nel suo laboratorio, prende vita una nuova, minacciosa, razza mutante. L'unico essere in grado di contrastare la distruzione degli esseri umani è Kyashan, un coraggioso guerriero reincarnato in un corpo invincibile. (Yahoo)

Recensione di ALBERTO DI FELICE

Kyashan - La rinascitaKyashan è tratto da una serie animata giapponese degli anni '70, ed è senz'ombra di dubbio dedicato al folto pubblico internazionale degli anime: non facendo parte di quel pubblico, chi scrive si sente in una posizione difficile nel parlarne. Probabile che gli appassionati saranno portati ad apprezzarlo maggiormente. Il film, apprendiamo, esegue un lavoro di aggiustamento abbastanza imponente sulla trama originale, trasformando, semplificando, spostando, aggiungendo o rimuovendo personaggi e sviluppi con l'intento sia di omaggiare la serie che di darle nuova linfa vitale. Riassumere la trama di Kyashan fa subito risaltare una lunga lista di temi affascinanti, come si addice ad una storia di fantascienza con ambizioni filosofico-politiche.
Kyashan si presenta, a partire da questo motivo, come un'opera grandiosa e sovraccarica, un romanzo animato (termine da mantenere a ragione anche in questo caso) dal carattere storico-futurista, che col suo fluire di immagini cerca di riassumere melodramma enfatico, metodi tipici dell'animazione nipponica per ragazzi e svariati messaggi. Questi sono ambientalisti, pacifisti, anti-militaristi, anti-coloniali, monito contro il potere nichilistico della scienza. Le basi prendono le mosse da un affascinante quadro fantapolitico, che vede la nascita di un immenso stato multinazionale che abbraccia l'intero continente euro-asiatico, a seguito della vittoria delle forze asiatiche contro la nostra Unione Europea.
Come risultato delle guerre e dell'inarrestato sviluppo economico, avanzano malattie genetiche in ogni angolo del nuovo impero; la possibile soluzione ai mali dell'umanità potrebbe venire dalle neocellule del dottor Azuma (Kanako Higuchi), capaci di riprodurre organi e parti anatomiche di ricambio. L'esercito finanzia le sue ricerche, ma qualcosa va storto: sul suo laboratorio piomba un raggio luminoso che risveglia gli elementi contenuti in uno speciale liquido e li assembla formando dei mutanti. Nello stesso liquido, il dottore immerge il corpo del figlio Tetsuya (Yusuke Iseya), perito in guerra: da lui nasce Kyashan, eroe in grado di contrapporsi a questi esseri, fuggiti e cresciuti nel frattempo nel mito della madre di Tetsuya, pacifista e morta malata dopo averli aiutati.
Questo è solo un riassunto, e non riesce a render bene quella che è in realtà la ricchezza del soggetto: Kyashan ha, per cominciare, una componente umana molto accentuata, presente non solo nell'eroe ma anche nei personaggi secondari, principalmente la figura quasi mitologica e triste della madre e quella della fidanzata Luna (Kumiko Aso), che ne compone la parte mélo; sfrutta poi un terreno storico costruito su richiami evidenti, anche visuali (il regista e direttore della fotografia—anche regista di videoclip, fattore che si fa sentire—Kazuaki Kiriya ha dichiarato di essersi ispirato, va da sé, a Lang), alla grande guerra (le scene di guerra in bianco e nero virante verso il seppia rimandano alle trincee) ed al retaggio ad essa associato nell'immaginario collettivo, allungato alle ragioni di timore presenti (terrorismo, ecologia).
L'impianto visivo è il risultato di una tecnica cui siamo ormai abituati, soprattutto dopo l'ottimo esempio di Sky Captain and the World of Tomorrow: gli attori recitano con set ridotti al minimo, sostituiti da blue screen riempito in seguito con fondali animati, il che permette un notevole risparmio di mezzi. Per un po' il film funziona: si respira l'aria del feuilleton epico denso, carico di atmosfere e spinte emotive; poi si perde il filo, l'azione si fa frenetica e sconnessa, i dialoghi (quasi scomparsi) si riducono a solenni monologhi revanscisti che svalutano i temi. La curiosità per l'operazione si tramuta in grande senso di impotenza (e noia) di fronte ad un materiale così vasto e potente ridotto e tramutato in un pesantissimo monolito di quasi due ore e mezza su note di heavy metal.
Se si possono apprezzare le buone intenzioni di Kiriya verso un rinnovamento di linguaggio, si deve però constatare che questo si riduce spesso alla riproposizione di volatili modelli da video musicale, e quando questi sono assenti ad un semplice accavallamento narrativo (o meglio, semplicemente riassuntivo di fatti), stordente (o confuso) visivamente ma mai in grado di penetrare il racconto e la sua carica di significati. Alla lunga, un'esperienza estenuante.

Giudizio: 1.5
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