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| Mercoledì 27 Dicembre 2006 14:21 | |||
Titolo originale: Marie AntoinetteNazione: U.S.A. Anno: 2006 Genere: Drammatico Durata: 125' Regia: Sofia Coppola Cast: Kirsten Dunst, Jason Schwartzman, Rip Torn, Judy Davis, Asia Argento, Marianne Faithfull, Aurore Clément Produzione: Columbia Pictures Corporation, American Zoetrope Distribuzione: Sony Pictures Releasing Italia Data di uscita: 17 Novembre 2006 Trama: Maria Antonietta, la più giovane tra le figlie di Francesco I e Maria Teresa, imperatrice d'Austria, a quattordici anni viene concessa in sposa al futuro re di Francia, Luigi XVI. Riluttante e ancora inesperta, la giovane principessa si trasferisce a Versailles dove si trova a dover affrontare un ambiente molto diverso da quello della corte austriaca. La nuova regina di Francia non riesce a far breccia nel cuore del popolo, che continua a esserle ostile per il fatto che è straniera, per il suo comportamento frivolo e per le grandi spese che fa sostenere alla Corona nel tentativo di evadere dalle limitazioni della vita di corte. La morte di Luigi XV coglie ancora impreparata la giovane coppia che, nonostante tutto, è unita. Riescono, infine, ad avere quattro figli e la morte a sette anni del primo erede maschio, il Delfino, li vede l'una accanto all'altro stretti nel dolore. Allo scoppio della Rivoluzione, nel 1789, Maria Antonietta, ha il coraggio di uscire da sola sul balcone della reggia di Versailles e di inchinarsi di fronte al popolo che grida, ostile, il suo nome. Tuttavia, non essendo in grado di capire le necessità del suo popolo, insieme al marito si schiera dalla parte della nobiltà più reazionaria e intransigente, siglando così la sua condanna a morte. Il tribunale rivoluzionario la condannerà alla ghigliottina. Sarà decapitata il 16 ottobre 1791. (Yahoo) Recensione di ALBERTO DI FELICE Prima di Marie Antoinette Sofia Coppola ha diretto solo due film. Nessuno dei due aveva una vera e propria storia da raccontare: Il giardino delle vergini suicide e Lost in Translation
(più il secondo che il primo) avevano un andare in buona parte
improvvisato. Come riempivano le proprie vite oppresse le sorelle
Lisbon? Come passavano il tempo persi a Tokyo Bob e Charlotte? Le
villette suburbane del Michigan e le luci della metropoli nipponica non
erano che due mondi nei quali far vagare l'anima. Così, ora, la reggia
di Versailles non è che la cameretta della piccola Sofia, nella quale
può rinchiudersi a piangere di fronte allo stereo. Come fa la sua
protagonista, che lo stereo può solo immaginarselo.Marie Antoinette nasce dallo stesso identico metodo di lavoro che ha prodotto i precedenti due lavori della regista. Strano perciò che gran parte della critica l'abbia palesemente travisato. Capita ai migliori. Bene ha scritto Roger Ebert: «Ogni critica che ho letto a questo film altera la sua fragile magia e riduce la sua amarezza tragica e romantica al livello di un film educativo». L'intento della Coppola non è quello di raccontare una storia, a maggior ragione non quello di raccontare la Storia, ma di raccontar sé stessa sfruttandone i momenti. È una cineasta giovane, dotata e personalissima, che nel giro di soli tre lungometraggi ha dimostrato di sapere cosa vuol dire essere autori, come trasporre (più che una poetica) una sensibilità in più di un'opera mantenendone intatta la forza. Ogni cosa riflette un sentire totalmente interno ad Antonietta. La vita chiusa riproduce sé stessa con ripetuta regolare cadenza, al suo passaggio i commenti della corte suonano nella sua testa senza neppure il pudore di abbassar la voce. E mentre l'esterno si adagia algido su melodie classiche, Antonietta si dispera e gioisce con una colonna sonora pop-rock, l'unica che forse solo lei è in grado di sentire persino ad un ballo in maschera dell'epoca. Ripetitività, fuori campo, ellitticità (montaggio di Sarah Flack) ed incongruenze sono elementi essenziali attraverso i quali, purtuttavia, si suggerisce non solo la dimensione intima. Il popolo affamato e la rivoluzione che irrompono prima della fine che non ci viene mostrata (se non con la camera della regina saccheggiata, inquadratura finale) non appaiono se non come la necessaria implosione di quello stesso mondo che pianifica e fa ragionamenti tutti realisti sugli aiuti alle colonie inglesi indipendentiste («Io non vedo perché dovrei aiutare coloro che ripudiano il loro sovrano»; «Le tasse verranno aumentate di poco...»), prima di vedere il suo stesso sovrano ripudiato. Non è dunque guardando al narrato che si può comprendere la pellicola, a maggior ragione perché Marie Antoinette si presenta da subito quasi come un capriccio che —tranne per i costumi sontuosi (Milena Canonero) e gli interni reali— non vuol ricostruire fedelmente alcunché. Quel che è visibile e quel che è vissuto vi si biforcano: la corte di Francia esiste principalmente come materializzazione estetica di una società in cui non c'è soddisfazione, pur entrandone a far parte. Con Marie Antoinette Sofia Coppola ha realizzato un altro splendido film in cui i protagonisti trattengono le grida, soffertamente agiscono nel sempre ubiquo presente senza averne coscienza.
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Titolo originale: Marie Antoinette
Prima di Marie Antoinette Sofia Coppola ha diretto solo due film. Nessuno dei due aveva una vera e propria storia da raccontare: Il giardino delle vergini suicide e Lost in Translation
(più il secondo che il primo) avevano un andare in buona parte
improvvisato. Come riempivano le proprie vite oppresse le sorelle
Lisbon? Come passavano il tempo persi a Tokyo Bob e Charlotte? Le
villette suburbane del Michigan e le luci della metropoli nipponica non
erano che due mondi nei quali far vagare l'anima. Così, ora, la reggia
di Versailles non è che la cameretta della piccola Sofia, nella quale
può rinchiudersi a piangere di fronte allo stereo. Come fa la sua
protagonista, che lo stereo può solo immaginarselo.







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