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| Vero come la finzione |
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| Sabato 27 Gennaio 2007 14:29 | |||
Titolo originale: Stranger Than FictionNazione: Stati Uniti Anno: 2006 Genere: Commedia, Drammatico, Romantico Durata: 113' Regia: Marc Forster Cast: Will Ferrell, Maggie Gyllenhaal, Dustin Hoffman, Queen Latifah, Emma Thompson, Denise Hughes, Eli Goodman, Michael Cook, Tom Hulce, Tony Hale Produzione: Crick Pictures LLC, Mandate Pictures, Three Strange Angels Distribuzione: Sony Pictures Releasing Italia Data di uscita: 2 Febbaraio 2007 Trama: L'universo di Harold Crick, agente del fisco, viene sconvolto quando inizia a sentire una misteriosa voce narrante che fa la cronaca in diretta della sua vita e che solo lui è in grado di sentire. La misteriosa narratrice è Kay Eiffel, una scrittrice in declino che sta scrivendo il suo ultimo libro che, per puro paradosso, è proprio la fedele descrizione della vita di Harold, ormai completamente guidata dalle parole dell'autrice. Ad aggiungere disagio al povero Harold è anche il tragico destino che Kay ha in mente per l'eroe del suo libro. Il 'protagonista' a questo punto cerca conforto nell'aiuto dell'eccentrico dottor Jules Hilbert e tra le braccia di Ana Pascalo, una delle 'vittime' dei suoi controlli fiscali. Le cose si mettono ancora peggio quando Harold, ribellandosi al testo del romanzo, cerca in tutti i modi di sopravvivere. (Yahoo) Recensione di EMANUELE RAUCO Molto
spesso nel mondo del cinema, la maggiore influenza sui cineasti e sui
critici è data dai registi e dagli autori di maggior grido, dai loro
stili e modi, dalle loro (più o meno folgoranti) idee sul cinema; ma il
caso diventa molto strano se ad esercitare queste influenze è lo
sceneggiatore, l’autore dello script, colui che—magari senza avere il
nome sopra i titoli—firma l’essenza scritta di un film che però,
artisticamente, appartiene forse al regista. È il caso raro, ma
indicativo, di Charlie Kauffman, genio dello script in bilico sulla
sopravvalutazione, che molto più che i registi dei suoi film, ha
influenzato completamente le pellicole da lui scritte, e col suo stile
surreale e paradossalmente onirico ha imbevuto una generazione o quasi
di giovani cineasti: tra cui anche Zach Helm e Marc Forster,
sceneggiatore e regista di questo film. Harold Crick è un impiegato del
fisco, ordinario e metodico fino all’ossessione, che un giorno comincia
a sentire una voce che racconta ciò che fa: è Karen Eiffel, una
scrittrice in crisi che sta scrivendo un romanzo su Harold Crick, e sta
cercando il modo di farlo morire. Ed ovviamente, Harold non è proprio
d’accordo.Va subito detto che il meccanismo del racconto nel racconto, del processo creativo condiviso con le creature, è poco più di un pretesto che diventa centrale solo nel finale, perché nel corso del film il tema principale diventa la presa di coscienza di Harold di aver sprecato la propria vita, persa a contare i passi verso l’autobus o i colpi di spazzolino, senza aver potuto mai liberare le proprie emozioni o passioni.In questo il film non decolla, resta piacevole e simpatico, ma non sa emozionare (a parte la molto brava e sensuale Maggie Gyllenhall); ci riesce invece quando va a fondo del paradosso semiotico, quando racconta il percorso e la corsa di Crick per sfuggire al suo destino ed il dilemma morale di Karen tra fare il suo capolavoro e salvare una vita. Con un meccanismo vicino al thriller e parente delle fiabe, Forster ed Helm indagano sulle somiglianze tra realtà e creazione, soprattutto su come non sempre siamo creatori delle nostre trame, ed è molto azzeccato l’inserimento del Dr.Hilbert, un fantastico Dustin Hoffman, che indaga con disinvoltura e da consigli di spassoso spessore. Nonostante la poca radicalità e ostinazione rispetto ai film di Kauffman, il surrealismo usato come mezzo e non come fine, e un assunto narrativo quasi new age, il film può dirsi riuscito, divertente ed avvincente, ben equilibrato (forse troppo) tra la verve comica degli attori e le intenzioni morali, che se falliscono nel finale—accomodante in maniera—riescono a creare un’atmosfera interessante ed una scena molto riuscita, come quella della stesura della morte di Harold. Il merito maggiore, se non di una sceneggiatura che rimastica con intelligenza cose già scritte, né di una regia che mostra verve solo nei grafismi e nelle scenografie, è del cast: oltre ai già citati Gyllenhall e Hoffman, Ferrell si dimostra un interprete sempre affidabile ed Emma Thompson è bravissima, con Queen Latifah di spalla, nel ruolo della scrittrice in cerca di equilibrio e sanità. Forse si poteva fare meglio, ma di sicuro è stato fatto di molto peggio. Giudizio: ![]() Recensione di ALBERTO DI FELICE Dopo Stay, Marc Forster (Monster's Ball, Neverland)
ritorna in territorio meno accidentato e più gradevole, con una
commedia surreale infarcita di belle interpretazioni. Protagonista è
Harold Crick (Will Ferrell), agente del fisco dalla metodicità
maniacale. Si lava i denti contando le spazzolate, così come conta i
passi quando cammina. Un giorno, durante il suo rituale davanti allo
specchio, inizia a sentire una voce che descrive tutto quello che fa.
Non lo sa, ma è la voce della scrittrice Kay Eiffel (Emma Thompson),
che sta scrivendo un libro del quale lui è protagonista. Harold va nel
panico quando la voce comunica che a breve morirà. Notando il prezioso
lessico adoperato, si rivolge al professore di letteratura Jules
Hilbert (Dustin Hoffman), e intanto si innamora di un bel fornaio cui
deve controllare i conti, Ana Pascal (Maggie Gyllenhaal).Scritto dal finora sconosciuto Zach Helm, Vero come la finzione è nel territorio delle pellicole alternative da studios, lo stesso di I Heart Huckabees. Il surreale in questione spinge molto meno la mano rispetto a quest'ultimo, ma mantiene la capacità di attingere brillantemente dai lavori in stile Wes Anderson e Charlie Kaufman per farne prodotti con una propria anima e coerenza. Forse poco più commerciabili, ma senz'altro sinceri. Sarà anche perché ogni singolo interprete è interamente e teneramente dedicato alla parte. È dai tempi del bellissimo Elf che Farrell dimostra di avere sensibilità e tatto, non solo doti comiche; Maggie Gyllenhaal, splendida e in attesa durante le riprese, è abituata a portar molto ai suoi personaggi anche in film minori; poi ci sono gli stralunati Hoffman (irresistibile, quasi-copia del suo "detective esistenziale" Bernard) e Thompson. Queen Latifah è l'assistente della scrittrice in crisi. Giudizio: ![]()
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Titolo originale: Stranger Than Fiction
Molto
spesso nel mondo del cinema, la maggiore influenza sui cineasti e sui
critici è data dai registi e dagli autori di maggior grido, dai loro
stili e modi, dalle loro (più o meno folgoranti) idee sul cinema; ma il
caso diventa molto strano se ad esercitare queste influenze è lo
sceneggiatore, l’autore dello script, colui che—magari senza avere il
nome sopra i titoli—firma l’essenza scritta di un film che però,
artisticamente, appartiene forse al regista. È il caso raro, ma
indicativo, di Charlie Kauffman, genio dello script in bilico sulla
sopravvalutazione, che molto più che i registi dei suoi film, ha
influenzato completamente le pellicole da lui scritte, e col suo stile
surreale e paradossalmente onirico ha imbevuto una generazione o quasi
di giovani cineasti: tra cui anche Zach Helm e Marc Forster,
sceneggiatore e regista di questo film. Harold Crick è un impiegato del
fisco, ordinario e metodico fino all’ossessione, che un giorno comincia
a sentire una voce che racconta ciò che fa: è Karen Eiffel, una
scrittrice in crisi che sta scrivendo un romanzo su Harold Crick, e sta
cercando il modo di farlo morire. Ed ovviamente, Harold non è proprio
d’accordo.
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