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Blood Diamond - Diamanti di sangue Stampa E-mail
Domenica 28 Gennaio 2007 15:44

Blood Diamond - Diamanti di sangueTitolo originale:      Blood Diamond
Nazione:      Stati Uniti, Germania
Anno:      2007
Genere:      Avventura, Drammatico, Thriller
Durata:      143'
Regia:      Edward Zwick
Cast:      Leonardo DiCaprio, Djimon Hounsou, Jennifer Connelly, Kagiso Kuypers, Arnold Vosloo, Antony Coleman, Benu Mabhena, Anointing Lukola, David Harewood, Basil Wallace, Jimi Mistry, Michael Sheen, Marius Weyers, Stephen Collins, Ntare Mwine
Produzione:      Warner Bros. Pictures, Bedford Falls Productions, Spring Creek Productions, Virtual Studios
Distribuzione:      Warner Bros.
Data di uscita:      26 Gennaio 2007

Trama: Sierra Leone, 1999. Durante la terribile guerra civile, un trafficante di diamanti, che servono per finanziare le attività dei ribelli e dei terroristi, mentre si trova in carcere viene a sapere che un contadino Mende ha trovato un diamante rosa, una pietra rarissima che potrebbe permettergli di cambiare vita, lasciare l'Africa e scappare da tutta quella malvagità di cui lui stesso é stato artefice. Allo sesso modo, anche la vita del contadino può cambiare radicalmente, salvando la sua famiglia e soprattutto suo figlio dal rischio che venga rapito e fatto combattere dai guerriglieri. Con l'aiuto di una reporter che vuole denunciare il traffico illecito di diamanti, i tre affronteranno diversi rischi pur di ritrovare il diamante nascosto dal contadino. (FilmUp)


Recensione di PIETRO SIGNORELLI


Blood Diamond - Diamanti di sangue
Ecco un film che dividerà parecchio i suoi spettatori, sia che siano critici togati oppure semplici ed occasionali frequentatori di cinema: quale può essere la vera fruizione di questo lavoro eseguito da Edward Zwick, ed interpretato in maniera magistrale da un sempre più convincente Leo DiCaprio? Costoso dispiego di mezzi partendo da – e volendo – un tentativo di reale denuncia, oppure bieca operazione commerciale per richiamare spettatori patinando il film di un illusorio tentativo di grande approfondimento? In mezzo a queste domande la verità sta nel mezzo; l'autore dipana nei 140 minuti del film una vicenda che oltre a mostrare le atrocità della guerra civile o le bieche aberrazioni del commercio illegale di diamanti, si fruisce avventurosa e movimentata, che non stanca mai e riesce utilizzando il mezzo filmico spettacolare (ci sono delle scene di esplosioni, spari e battaglie urbane di grandissimo impatto) anche a fornire nei momenti giusti una riflessione, un concetto ben preciso e una denuncia tagliente. Attraverso questo impietoso inseguimento della pietra perduta, veniamo a conoscenza di atroci realtà, la divisione delle famiglie e le persecuzioni di innocenti, la perdita della gioventù e della purezza per colpa di condizionamenti psicologici tremendi. Quasi che in realtà di questo tipo ci si debba rassegnare a non avere veri amici, a seguire il corso degli eventi per pura e totale preservazione con diffienza perché come ampiamente detto nel film «Q-E-A», questa è l'Africa.
Non ci sono veri momenti consolatori, non ci sono placebi che si innestano patetici nella trama. Ognuno è responsabile della propria vita e non potrà far altro che affidarsi alle proprie forze, in un mondo di profughi in fuga la pietà viene accantonata, e anche le fotografie dei reporter cinici e del tutto assenti umanamente sono quasi peggio dei colpi di proiettile che spezzano le vite, quasi che ad ogni scatto ci sia una nuova ferita piuttosto che una riparatoria denuncia al mondo intero.
Il viaggio dei due protagonisti è quasi una sorta di dantesco percorso, in cui l'inferno sembra coincidere con la morte dell'anima, la delusione per i bambini che soffrono e quelli che uccidono, a cui anche guardare negli occhi risulta difficile in quanto i persecutori hanno tolto ogni parvenza di pietà. Solomon è il tramite per una umana redenzione, Archer il paritetico contrario attaccato ai suoi valori personali. Solo con un continuo contatto i due aspetti sapranno germogliare qualche seme, solo con il confronto riusciranno a darsi un pezzo dell'altro per cercare nuove strade e prospettive.
Il grande incredibile pregio di questo film è proprio questo: riuscire nella difficile opera di non annoiare e nel contempo denunciare, aiutato da un'interpretazione incredibile di un attore ormai del tutto maturo come Leonardo DiCaprio, che interpreta benissimo questo personaggio così sfaccettato di Archer.; la Connelly si innesta benissimo con la sua splendida presenza senza minimamente intaccare il clima di dolore che permea il film; Djimon Hounsou è il possente padre che non si rassegna e non viene a compromessi. «Se questa è L'Africa, io sono un uomo e lo sarò sempre con dignità», sembra dirci il suo personaggio.
Un gran bel film veramente, che soddisferà ma soprattutto riempirà ogni tipo di palato, impreziosito da paesaggi stupendi fotografati benissimo (la natura sopravvive lo stesso, voi uomini seguite il suo esempio), con frasi strepitose («Speriamo che non scoprano il petrolio: questo sarebbe un bel problema»), una regia attenta che non molla mai il controllo per perdersi in inutili e pretestuosi preziosismi in quanto cozzerebbe contro la dura realtà del girato. È uno spettacolo di film, non un film-spettacolo ...Q-E-C: questo è cinema.

Giudizio: 3



Recensione di ALBERTO DI FELICE

Blood Diamond - Diamanti di sangueI film umanitari hanno sempre intenzioni lodevoli. Poi ce ne sono di orripilanti come Amore senza confini e di onestissimi come Hotel Rwanda. Blood Diamond prende i diamanti della Sierra Leone per lanciare messaggi ONU in tema di guerra civile, e lo fa con i peggiori mezzi dell'intrattenimento di massa con messaggio. Prende due star di buona o ottima fama, Leonardo DiCaprio (ottima) e Jennifer Connelly (buona), cui dare ampio spazio fra eroismi e storiella d'amore, e aggiunge un eroe nero buono (Djimon Hounsou, il Mateo del bellissimo In America di Sheridan) cui far sperimentare ogni tipo di sofferenza—compresa ovviamente quella della sua famiglia. Nulla di intrinsecamente sbagliato, se fosse fatto con un minimo di accortezza.
Il j'accuse è per le varie De Beers che se ne infischiano dei mezzi necessari per procurarsi materie prime, ma c'è anche un immancabile appello ai sensi di colpa del consumatore finale, che sarebbero le nostre donne occidentali e gli uomini che le viziano. I personaggi sono chiaramente delineati: il nero buono di cui sopra, una giornalista e un trafficante, oltre agli altri, generalmente cattivi. Il trafficante di DiCaprio, ad onor del vero, è leggermente più ambiguo: d'altronde è un trafficante, ma state certi che DiCaprio non può fare il cattivo. Di fatti gli viene riservato uno straziante monologo con campo strettissimo e musica di sottofondo (James Newton Howard); nel corso del film si può assistere come minimo ad altri tre momenti di tal fatta (tra Hounsou/Solomon e il figlio, ad esempio), puntualmente interrotti (sempre quando il discorso commovente è già finito) da colpi da sparo.
L'avventura non ha mai una vera funzione di denuncia: è sempre vistosamente al servizio di mezzucci narrativi serviti su un piatto di diamanti a favore delle star interessate. È un film che serve più a farci vedere quanto è bravo DiCaprio (nominato non si sa perché all'Oscar per questo ruolo, in un anno in cui è ben più convincente nel trionfatore The Departed), quanto non sia più il ragazzino di Titanic (come in The Aviator, il doppiaggio italiano servirebbe meglio lo scopo se gli assegnasse una voce diversa, a proposito), che non a dire qualcosa sulla Sierra Leone. Che DiCaprio sia bravo lo sappiamo già, ma vederlo fare l'eroe scolastico non rinforza la convinzione.


Giudizio: 1.5

 

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