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Zodiac Stampa E-mail
Sabato 19 Maggio 2007 19:06
Zodiac / LocandinaTitolo originale:      Zodiac
Nazione:      U.S.A.
Anno:      2007
Genere:      Drammatico, Thriller
Durata:      158'
Regia:      David Fincher
Cast:      Robert Downey Jr., Anthony Edwards, Jake Gyllenhaal, Pell James, Patrick Scott Lewis, Lee Norris, Bijou Phillips, Peter Quartaroli, Mark Ruffalo
Produzione:      Warner Bros. Pictures, Paramount Pictures, Phoenix Pictures
Distribuzione:      Warner Bros.
Data di uscita:      18 Maggio 2007

Trama: Ispirato alla storia vera del serial killer Zodiac, che nel 1969 scuote con i suoi omicidi senza senso la città di San Francisco e tutta l'America. In occasione del Natale, il killer invia una lettera al procuratore Melvin Belli, che segue il suo caso e sta cercando di trovare il filo conduttore dei primi otto assassinii, e gli confida che ha intenzione di aspettare prima di mietere altre due vittime. (Yahoo)

Recensione di ALBERTO DI FELICE

ZodiacA cinque anni dal mediamente sottovalutato Panic Room torna David Fincher, che dopo il film con Jodie Foster rientra nei binari più immediatamente riconoscibili delle pellicole che l'hanno reso famoso nel corso degli anni novanta (Se7en, The Game, Fight Club). Sceneggiato da James Vanderbilt (Basic) e basato su due romanzi di cronaca di Robert Graysmith ("Zodiac" e "Zodiac Unmasked", inediti in Italia; suo anche "The Murder of Bob Crane" da cui è stato tratto Auto Focus di Schrader), Zodiac si potrebbe prima facie descrivere come l'ennesima esposizione del motivo dell'ossessione; la vicenda narrata si concentra infatti sulla ultratrentennale caccia all'uomo nella quale agenti della polizia di San Francisco, con quelli di altre tre contee, e giornalisti del San Francisco Chronicle sono impegnati dalla notte del 4 luglio 1968, data del primo duplice omicidio, e ancora senza soluzione sancita da una sentenza di tribunale, data la mancanza di prove non indiziarie. Al di là di questa persino scontata rilevazione, tuttavia, si estrinseca un progetto dal sottostrato viceversa ironicamente sottile. L'ultima frase nelle didascalie finali, accompagnata al pezzo "Hurdy Gurdy Man" che apre i titoli di coda, sta lì a sottolinearlo.
Lungo i suoi non indifferenti 158 minuti, il film è scandito (a tratti martellantemente) da didascalie che precisano la distanza temporale (di pochi giorni o ore, come di anni) dalle scene immediatamente precedenti, oltre che i luoghi. Fincher inizia con un prologo relativo al primo fatto di sangue, e liquida al primo segmento la proposizione delle gesta del serial killer; in questo modo può consacrare la narrazione ellittica (montaggio di Angus Wall, co-montatore di Panic Room e Hostage) agli sforzi investigativi, o meglio a quello che ne segue. Sin dai titoli di testa, che costeggiano l'inizio di una mattina tipo nella vita del vignettista del Chronicle Graysmith (Jake Gyllenhaal, Donne Darko), viene stabilito che il protagonista è proprio il giovane costretto dalla sua modesta mansione a starsene in disparte. Il fatto sarà pienamente evidente nella seconda parte, quando ogni analisi e inchiesta ufficiale andrà ad annegare negli archivi e Graysmith rimarrà l'unico a persistere negli sforzi. Coloro che istituzionalmente dovrebbero figurare come protagonisti, il giornalista e il poliziotto che si buttano subito anima e corpo nell'impresa, Paul Avery (Robert Downey Jr.) e David Toschi (Mark Ruffalo), naufragano invece loro stessi in un caso che va avanti e indietro fra prove e testimonianze, e i cui incidenti sembrano non farlo approdare da nessuna parte.
La fotografia di Harris Savides (la "trilogia della rarefazione esistenziale" Gerry/Elephant/Last Days di Van Sant; il bellissimo e incompreso Birth di Glazer), virata verso un crepuscolare buio giallastro, è il primo elemento di una ricostruzione che pur essendo aderente nei riferimenti non vuole offrire un affresco o un facsimile cronachistico di un'epoca (o delle epoche attraversate), ma la maglia ideale di un incastro, di sistema più che psicologico. L'intento è implicito nella repentina scansione temporale, che paradossalmente finisce quasi per decontestualizzare il fluire dei fatti, dando solo l'insistente idea di un tempo che scorre a vuoto, come se ogni sforzo equivalesse a sbattere ogni volta la testa contro il muro. Fra i tanti indizi si fa strada l'unico dato che sottostà tutta la pellicola, ovvero i suoi riferimenti incrociati alla cinematografia (su tutti a La pericolosa partita di Pichell/Schoedsack, ma soprattutto quello beffardo a Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo di Siegel, proiettato nel vero Mann National Theater di Westwood, i cui interni sono ancora intatti da quegli anni; più nascosti altri, come l'autotributo su un titolo di giornale: «Zodiac says: I've killed seven») impressi nello stesso look invernale da pellicola anni '70, à la Il braccio violento della legge o Tutti gli uomini del presidente, in un'ottica però nella sostanza antitetica negandosi in questo caso ogni fulminea catarsi della giustizia.
Zodiac è dunque un film che arriva al traguardo non in termini di trama, lasciata volutamente a penzolare, o di suspense —che pur non manca—, bensì di riflessione pura dentro un thriller anomalo. Il che rappresenta uno sviluppo (o forse solo lo spiegamento da diversa angolazione di quello che già c'era, o un passo indietro se lo si legge male) rispetto alle precedenti, pur ottime prove di Fincher, che pervenivano subito ad un impatto con l'emotività del pubblico. Quest'ultimo si trova ora a fare i conti con quello che probabilmente è il suo lavoro meno appariscente e più di concetto, e potrebbe rimanere interdetto. Nella sostanza, però, il film non è meno "duro" di un Se7en.
Notevole il cast capitanato da Gyllenhaal. Oltre a Ruffalo e Downey Jr.: Anthony Edwards (The Forgotten), Chloë Sevigny, Elias Koteas, Dermot Mulroney, Philip Baker Hall, Brian Cox e John Carroll Lynch (The Good Girl).

Giudizio:


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