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Hostel: Part II Stampa E-mail
Lunedì 25 Giugno 2007 12:59
Hostel: Part II / LocandinaTitolo originale:      Hostel: Part II
Nazione:      Stati Uniti
Anno:      2007
Genere:      Horror, Thriller
Durata:      93'
Regia:      Eli Roth
Cast:      Lauren German, Roger Bart, Heather Matarazzo, Bijou Phillips, Richard Burgi, Vera Jordanova, Jay Hernandez, Jordan Ladd, Milan Knazko, Edwige Fenech, Stanislav Ianevski, Patrik Zigo, Zuzana Geislerová, Ivan Furak, Monika Malacova
Produzione:      Raw Nerve, Screen Gems Inc., Lionsgate, International Production Company, Next Entertainment
Distribuzione:      Sony Pictures Releasing Italia
Data di uscita:      22 Giugno 2007

Trama: Beth, Lorna e Whitney, tre giovani americane che frequentano una scuola d'arte a Roma, vengono invitate da una modella conosciuta a scuola a passare un fine settimana in Slovacchia. Giunte nell'ostello in cui devono soggiornare si rendono conto però che la loro gita si prospetta tutt'altro che piacevole. (Yahoo)

Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Hostel: Part IIEd ecco che Eli Roth torna sul luogo del delitto, e propone il seguito (assolutamente filologico, i due film assieme si possono vedere come un unico racconto unito dalle vicissitudini di Paxton, una sorta di citazione al modus operandi del secondo Venerdì 13) in chiave rosa (3 ragazze protagoniste al posto di 3 ragazzi) della vacanza a sfondo erotico sessuale che si tinge di rosso. Ma mentre il primo capitolo privilegiava parecchio la fase dell'adescamento mettendo in vetrina formose bellezze mozzafiato e utilizzando il gore solo in alcuni brevi momenti (la sensazione di disagio era data sopratutto dalle ambientazioni sporche e dal putridume più che dalle viscere sezionate, mostrate, scoperte) questo chapter 2, dopo una fase di costruzione intonacazione di ambienti e storyline secondarie (la chiusura della vicenda di Paxton, il treno degli italiani burini calciopallonari e l'arrivo nell'ostello della morte), si dedica (e parecchio, credetemi) alla proliferazione di situazioni scabrose, di viscere esposte e tagli più o meno sadici con scene di effetto davvero incredibili (quando vedrete il cameo di Ruggero Deodato e l'omaggio al suo Cannibal Holocaust impazzirete di gioia) che faranno la gioia degli amanti di genere, magari delusi dal primo capitolo con troppo eros e poco sado.
Sotto l'abile consiglio dell'amico Quentin Tarantino (che lo ha voluto presente nel recente A prova di morte) Roth sfodera una serie di citazioni incredibili al cinema italiano di genere anni 70, reclutando per un cameo sia Luc Merenda che la grande fascinosa soldatessa-dottoressa del cinema erotico sexy-trash Edwige Fenech (un vero piacere rivederla anche se brevemente), come l'effetto iniziale che ricorda i lavori artigianali di Fulci o Stivaletti.
Ma citazioni non solo al cinema di altri, ma anche al loro, come la maglietta di Axelle che è uguale a quella di Roth in A prova di morte e lo spezzone di Pulp Fiction con il famoso discorso in the car di Samuel L. Jackson e John Travolta.
Racconto che ci mostra come le perversioni e le cose peggiori stanno dove non te lo aspetti, cioè nella salute e bellezza ricercata delle beauty farm patinate oppure dietro a uomini di affari, anche padri di famiglia, ben vestiti ma che hanno di base ben altro che divertimenti innocui con cui sollazzarsi.
Un mondo imperfetto dietro la facciata, come del resto imperfette sono le loro vittime che troppo attratte dalle falene e dai canti di sirena non si curano di vivere la loro vita con sicurezza e regolare ricerca del limite a cui accostarsi, colpevoli in fondo di nulla se non della loro avventata voglia di buttare la bellezza giovanile in campo.
Nel settore attori bellissimo il dualismo tra due ex-protagonisti della serie televisiva Desperate Housewives (Robert Bart e Richard Burgi, il primo poi fa una battuta su Ercole incredibile citando il fatto che era il doppiatore americano del Disney che fu), dove i ruoli del coraggioso e del timoroso nascondono problemi emozionali di diversa specie e insano piacere (come la scena del sesso orale interrotto dal cerca persone che suona privilegiando la ricerca della violenza e del sadismo), mentre gli altri personaggi (protagoniste comprese) in fondo non devono sfoderare chissà che capacità per reggere la scena. Un film oltre davvero, che contrariamente al primo che era solo mostrato in maniera unidirezionale, ora vive di due direzioni di lettura, quella delle vittime e dei carnefici, riuscendo a presentare un racconto interessante, violento e sadico (non si risparmiano neppure i bambini) completo e vivacizzato dall'iconografia delle maschere e costumi tanto cara a Roth (con l'indicazione nella scena dove Burgi ne indossa una del fatto di essere o non essere solo quello che si è di facciata) che farà la gioia di chiunque voglia delle emozioni forti e del profumo dei ferormoni sempre presente.
Se Roth fosse riuscito a donare maggiore spessore alla trama senza delle soluzioni raffazzonate (come il finale fatto con troppa fretta e alcune situazioni poco credibili di scena come il controllo delle sale tramite le telecamere), se non si fosse perso per il lungo tratto filmico del treno per allungare il brodo a dipingerci come dei pallonari tottidipendenti e degli imbrattatori scriviparolacce (incredibili le scritte), sicuramente in buona fede per omaggiare i Paulo Roberto Cotechino e gli Ecceziunale, e la fase thrilling non fosse tanto scontata (come invece sapevano rendere molto meglio gli artigiani italiani), questo lavoro sarebbe stato oltre che un divertimento di genere e un piccolo cult, un ottimo esempio di costruzione moderna che radicalizza le sue basi nel passato per donare nuova linfa al racconto.
Così è solo un valido pastiche di emozioni visive forti che ha saputo superare se stesso. Direi che i cultori di genere possono ampiamente essere soddisfatti, gli altri e sopratutto gli stomaci deboli lo evitino perchè per loro sarebbe solo fonte di ripugnante gratuito sadismo (stesse motivazioni per cui al tempo l'oggi cult Cannibal Holocaust di Deodato fu censurato e non distribuito).

Giudizio:


Recensione di ALBERTO DI FELICE

Hostel: Part IILe idee dietro a Hostel: Part II sono semplici e molto buone. Il film non vuole dire qualcosa di diverso o di nuovo rispetto al primo capitolo, ma rende esplicito e cerca di costruire su quello che lì era implicito. Per farlo riprende solo superficialmente la sua ossatura, puntando invece dritto ad una diversa attesa creata stavolta non dall'immedesimazione con le vittime ma dalla scoperta dei torturatori paganti e dell'organizzazione che gli sta dietro.
Così al centro del film sono a ben vedere sempre degli uomini, nonostante possa sembrare che la sostituzione di tre turisti maschi con tre ragazze sposti il baricentro. Questi sono i fratelli Todd e Stuart (Roger Bart e Richard Burgi, rispettivamente il farmacista invaghito di Bree e l'ex marito di Susan in Desperate Housewives), l'uno con una crescente insicurezza e l'altro con una crescente adrenalina in attesa di squartare le giovani pulzelle.
Ha perfettamente senso (sebbene gli schermi dei cellulari e i riflessi sugli occhiali fatti al computer non siano proprio il massimo) entrare nel meccanismo di aste on-line attraverso il quale ricchi uomini d'affari in giro per il mondo (potete individuare anche, fra gli altri, un sosia di Pierluigi Collina e uno di Flavio Briatore: Eli Roth omaggia la nostra Italia caciarona con tutto il raccattabile) si contendono gli sventurati turisti. Il circolo che si viene a creare, facendo anche incontrare il dubbioso Todd col suo acquisto/regalo Beth (Lauren German), sembra poter penetrare nelle maglie già intessute in modo coerente e complementare.
Ma Roth non va al fondo di questo meccanismo, e finisce per fargli imboccare linee troppo manichee. Alla fine, volendo far ribadire ad una iraconda eroina la sua messa in stato d'accusa del denaro capitalistico (ultimo di una serie di ribaltamenti d'umore decisamente avventurosi), l'ha banalizzata.

Giudizio:


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