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Il destino di un guerriero - Alatriste Stampa E-mail
Giovedì 28 Giugno 2007 02:00
Il destino di un guerriero - Alatriste / LocandinaTitolo originale:      Alatriste
Nazione:      Spagna
Anno:      2006
Genere:      Azione, Avventura, Thriller
Durata:      140'
Regia:      Agustín Díaz Yanes
Cast:      Viggo Mortensen, Elena Anaya, Carlos Bardem, Pilar Bardem, Nicolás Belmonte, Javier Cámara, Jesús Castejón, Eduardo Noriega
Produzione:      Estudios Piccaso, Origen Producciones Cinematograficas S.A., Telecinco
Distribuzione:      Medusa
Data di uscita:      22 Giugno 2007

Trama: Nel diciassettesimo secolo, Diego Alatriste è un soldato al servizio di Filippo IV di Spagna. Coraggioso e fedele al giuramento prestato al suo re, Alatriste sta combattendo nelle fredde terre di Flandes. Il suo migliore amico e compagno d'armi, Balboa, cade in un'imboscata tesagli dai nemici. Diego tenta di salvarlo, ma ogni suo gesto è inutile e, in punto di morte, Balboa fa giurare all'amico che si prenderà cura del suo unico figlio, Iñigo, e che lo crescerà come un figlio e come un soldato. Alatriste glielo promette, ma alla fine della guerra, quando torna a Madrid dalla donna che ama, l'attrice María de Castro, e al suo dovere, si trova davanti agli occhi uno spettacolo desolante. L'impero di Filippo IV è in pieno declino. La Spagna si sta frantumando mentre il suo re, impassibile, si occupa soltanto degli intrighi e dà ascolto ai consigli dei nobili corrotti di cui si è circondato, come il Duce Conte Olivares, sostenuto dalla Sacra Inquisizione. Intanto la popolazione muore di fame. Alatriste dovrà difendere il giovane Iñigo, innamorato di Angelica, la figlia del terribile Luis de Alquézar e affrontare nuove pericolose avventure. (Yahoo)

Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Il destino di un guerriero - AlatristeProgetto costosissimo (si dice il film più costoso mai girato in Spagna) e ambizioso questo film di cappa e spada che il regista Diaz Yanes (Nessuna notizia da Dio con Penelope Cruz) trae da 5 racconti di Arturo Pérez-Reverte (comprimendoli), girandolo con il paraocchi e senza il minimo timbro autoriale, assoluta e fedele trasposizione figurativa senza anima alcuna.
Costruito attorno all'Aragorn de Il signore degli anelli, Viggo Mortensen, che domina ogni scena in lungo e in largo, definire pedissequo questo lavoro è dir poco. Con il manuale dei film spadaccini d'onore in mano (del tempo che fu tra l'altro), che però potevano avvalersi di ben altro incanto da parte del pubblico del bianco e nero, il regista prende i suoi personaggi, li cala in una realtà cinematografica di pessimo livello (musiche sparate a casaccio molte volte non attinenti al visuale, voci fuori campo inserite con poca efficacia, recitazioni dilettantistiche a dir poco con facce truci del tutto non credibili, dialoghi noiosissimi) e li muove come dei burattini in nome dell'onore e della conquista della donzella, senza dargli spessore, senso della lotta e valore, in nome di cose che non sa gestire e realizzare in ambito cinematografico.
Abbiamo quindi variopinti spadaccini che si comportano anche da pirati, figli che si innamorano di ricche ereditiere e un palermitano con il senso dell'inganno (partecipazione di Enrico Loverso senza nessun segno particolare) che muove le fila dietro le quinte. Passando per dei nudi soft e delle scelte di regia che si riconducono sempre al passato (l'ovale che si chiude e che si apre, le scritte sovraimpresse) procediamo stancamente per la durata eccessiva credendo di vedere un teleromanzo di prima serata il tutto finito da una catarsi degli stracci povera di fascino e dall'espressività zero.
Il tentativo di misurare l'onore del povero con la bieca esistenza del ricco (come detto anche all'innamorata che non può avere perchè non ha soldi, con risposta degna da libro Cuore) cade nel vacuo per la suddetta pochezza della rappresentazione. Tra l'altro anche la resa scenografica non eccelle, con una trincea per film da prima guerra mondiale trasformata per l'occasione all'uso, scelta di incongruenza davvero di sbalorditiva grossolanità.
Nello sfacelo di questo noioso film spadaccino si salvano solo i buoni costumi e in parte la fotografia, e leggendo i titoli di coda non riusciamo ancora a capire come Mortensen abbia potuto decidere di partecipare, ma almeno sappiamo che possiamo uscire dalla sala rimpiangendo soldi e tempo persi inutilmente.

Giudizio: 1.5
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