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Giovani aquile - Flyboys Stampa E-mail
Domenica 08 Luglio 2007 02:00
Flyboys - Locandina originaleTitolo originale:      Flyboys
Nazione:      Francia, U.S.A.
Anno:      2006
Genere:      Azione, Guerra, Drammatico
Durata:      139'
Regia:      Tony Bill
Sito ufficiale:      www.mgm.com/flyboys
Cast:      James Franco, Jean Reno, David Ellison, Martin Henderson, Jennifer Decker, Abdul Salis, Philip Winchester
Produzione:      Flyboys Films Ltd., Elstree Film & Television Studios, Electric Entertainment, Ingenious Entertainment, Ingenious Film Partners, Skydance Productions
Distribuzione:      20th Century Fox
Data di uscita:      29 Giugno 2007

Trama: All'inizio della I Guerra Mondiale, quando gli Stati Uniti erano ancora estranei al conflitto, un gruppo di giovani aviatori americani decide di raggiungere l'Europa per dare il proprio contributo alla lotta per la libertà arruolandosi nell'aviazione francese, sotto il comando del capitano Thenault. (Yahoo)
 
Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Giovani aquile - FlyboysIspirato (liberamente) a fatti veri (come ricorda una didascalia all'inizio e la foto finale) ecco un film che avrebbe fatto la gioia di Howard Hughes, appassionato di aerei e di battaglie nei cieli a cui Scorsese ha dedicato il film The Aviator. Hughes infatti diresse nel 1930 spendendo una esagerazione di denaro (da qui la battuta «Hughes avrebbe speso meno finanziando una guerra vera») Angeli dell'inferno, con veri aereoplani e non modellini per renderlo più veritiero. Questo FlyBoys di fatto risulta essere la versione moderna con molti meno soldi spesi, grazie alle tecniche di oggi degli effetti speciali, ma anche molto più innocua ed edulcorata di quel kolossal del tempo, perdendosi lungamente in insulsaggini mielose di vario tipo.
Seguendo la moda ormai imperante che per funzionare al botteghino un film che parla di guerra deve anche avere al suo interno una storia d'amore tra un bello ed eroico (nel caso James Franco, interprete del Goblin in Spiderman 3) e una dolce ed affettuosa ragazza possibilmente anche crocerossina o infermiera (Jennifer Decker), il regista Tony Bill (assente dalla regia dal lontano 1993 con Una casa per tutti noi) sciorina una serie interminabile di strepitosi scontri aerei davvero suggestivi (ogni angolazione non viene risparmiata, si vola in tutte le posizioni e situazioni di contatto ravvicinato senza nessuna sbavatura di scena) che mozzano il fiato, ma contemporaneamente immette mielose lungaggini davvero stranianti che nulla hanno di valido, con scenette costruite senza senso (vedi la cavalcata western, l'incontro nel bordello, gli scambi di opinione in lingue non capibili tra loro) che allungano paurosamente il brodo solo per rispettare l'assunto e l'obbligo produttivo detto prima. Per fortuna che non amiamo i personaggi che diventano antipatici abbastanza presto, ma amiamo le straordinarie scene (sono tante, lo ripeto per rassicurarvi) di azione in volo, che culminano nell'attacco (presente anche nel trailer) allo Zeppelin. La guerra sporca proprio qui non si vede, la disperazione per i caduti è del tutto platonica nel suo mostrarsi e cercano di inculcarcela a forza con dialoghi insulsi salva significato che non fanno che rafforzare la nostra convinzione di una spudorata mascherata, i soldati sembrano degli studenti di college desiderosi di non essere dei nerd e tutto va avanti per sottrazione fino allo scontatissimo finale (della battaglia, fortunatamente non della storia d'amore che riserva almeno quella una sorpresa).
L'eroismo, il coraggio, il sacrificio, sono solo delle pillole Stars and Stripes di dubbio significato riparatore di un America che si tenne lontana dalla mischia a lungo, mentre tutto affonda con la caratterizzazione minimale se non inesistente dei nemici.
Partecipa anche Jean Reno (Léon) nella parte del comandante della base sempre ritto, come se fosse inamidato, ma comprensivo, e Martin Henderson (Windtalkers) fa Cassidy, il coraggioso cavaliere dell'aria senza paura.
In definitiva un film che se fosse privo degli effetti speciali di volo risulta del tutto indigesto tanto gronda eroismo soffuso, miele e patinata bellezza, ma che visto nella grande sala conserva un suo fascino particolare in una ottica da capogiro per altezza (e non dimentichiamo gli strepitosi paesaggi). Chi cerca un film con fondamenta meglio articolate e una trama emozionante per il suo svolgersi e non per il solo visivo lasci perdere questo misero clone aereo di Pearl Harbor (citato con la scena della bomba che cade vista in inquadratura soggettiva).
 

Giudizio:

 
Recensione di ALBERTO DI FELICE
 
Giovani aquile - FlyboysOrgoglioso do potersi dire "tratto da una storia vera", Flyboys racconta la sua storiella come se decenni di convenzioni narrative non fossero mai trascorsi. Il che non è neanche il peggio: il problema è che queste convenzioni non hanno una coscienza propria, sono automatiche, mai per un attimo i personaggi e le loro azioni riflettono su di sé. Difficile di conseguenza che riflettano su qualcos'altro.
Nessuno nutre mai dei dubbi in Flyboys. Quando lo squadrone riesce finalmente a bombardare l'arsenale tedesco, tutto quello che il film ha da offrire è la musica ampollosa di Trevor Rabin (Armageddon, Con Air) ed esultanza. Ogni pezzettino di trama è impostato per delle mediocri dimostrazioni, da A discende B, senza una nervatura: c'è il capitano un po' monolitico ma infine umano (Jean Reno, che comunque vada fa sempre ridere: una bambina gli prende la mano, tagli sull'espressione di lui e il gioco è fatto), il nero (Abdul Salis) che serve a far vedere quanto —alla fine— sono misericordiosi i bianchi (naturalmente tutti, anche i più spregevoli, capiscono e rimediano ai propri errori in un batter di ciglia), la bella francesina (Jennifer Decker) —che non è una prostituta, l'onore è salvo.
Per un po' potrebbe persino reggere, ma il tracollo è assicurato dalla durata che supera le due ore, usate solo per fare andare avanti la trama. Evidentemente la celebrazione di questi eroi americani in  terra di Francia di Flyboys aspirava ai fasti produttivi di un Bruckheimer, e fa quasi paura apprendere che qualcuno si è preso la briga di investire 60 milioni di dollari fuori dal circuito delle major per finanziarlo. Persino le major avevano capito che non ne valeva la pena. Al pari con Annapolis, protagonista sempre James Franco.
 

Giudizio:

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