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Recensione di PIETRO SIGNORELLI Questa nuova commedia francese, diretta da Pierre-Paul Renders (suo l'interessante Thomas in Love), esce dai canoni della commedia degli equivoci per entrare nella derivazione del film regolato da eventi stile «Grande Fratello», e con un antesignano molto famoso nell'idea di base come The Truman Show. La vicenda di Jalil (Khalid Maadour, che ha fatto solo una parte in un film del 2005, Marock) si muove su binari decisamente (ma solo nella parte iniziale) coinvolgenti, presentando un timido maestro di scuola infantile usato e manovrato a loro piacere da degli affaristi senza scrupoli; ma purtroppo dimostra un fiato tremendamente corto e non riesce a svilupparsi bene, per poi chiudere in maniera poco convincente l'arco narrativo.Il film produce una vicenda decisamente becera, in cui si viene manovrati (e la sensazione di poter essere nello stesso pericolo è decisamente brutta per noi spettatori, portandoci al coinvolgimento che si diceva prima) per raggiungere degli obiettivi, mostrando il pericolo di dimenticare le libertà di base dell'individuo e incanalando le sue scelte con un ventaglio di possibilià restrittive (addirittura influenzandone la psiche con la pubblicità che vede solo lui in tv), mutando così la commedia in una sorta di amara riflessione. Anche il personaggio della fidanzata costruita non è affatto male (la interpreta l'affascinante Caroline Dhavernas, recentemente in Breach – L'infiltrato), ma dopo che il film vira verso una nuova direzione ogni fascino si sgonfia: ci sono discutibili scelte di sceneggiatura nel far diventare la vittima, prima buona e indifesa (al limite della ingenua stupidità quasi stucchevole), una sorta di palinsesto vendicativo del passato, cercando di arrivare a una soluzione che non fosse scontata e poco credibile; purtroppo il bersaglio fallisce e ci troviamo nelle mani un film incompleto, che, dopo un assunto di base ben mostrato anche visivamente (buoni i momenti iniziali e gli interludi con le percentuali scritte sullo schermo), porta il suo messaggio come una sorta di «Ci abbiamo provato, ma dopo l'idea di base non sapevamo come concludere». Di fatto un'opera monca, che ha troppe derivazioni ispiratrici da altri film e che pecca di mancanza di fantasia in troppi punti (le scene nell'albergo per ultraricchi sono stereotipi pesanti). Non la cosa più brutta tra le tante cose brutte di questi tempi, peccato che con un pizzico di coraggio in più avrebbe potuto rendere il suo messaggio molto meno innocuo. Da consigliare per spunto e non conclusione di riflessione, dato che si ferma a metà. Non cercate fragorose risate liberatorie, perché qui si sorride amaro; andateci anche per evitare prodotti del tutto privo di qualsiasi merito che invece questa novella dell'uomo qualunque – ma tanto importante (quanto lui non lo sa) – possiede (ma in misura non certo esaltante). Nel cast, presente un simpatico caratterista della commedia francese, che fa la parte del presidente possibile futuro privo di scrupoli, come Thierry Lhermitte (La cena dei cretini). Giudizio: ![]()
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Questa nuova commedia francese, diretta da Pierre-Paul Renders (suo l'interessante Thomas in Love), esce dai canoni della commedia degli equivoci per entrare nella derivazione del film regolato da eventi stile «Grande Fratello», e con un antesignano molto famoso nell'idea di base come The Truman Show. La vicenda di Jalil (Khalid Maadour, che ha fatto solo una parte in un film del 2005, Marock) si muove su binari decisamente (ma solo nella parte iniziale) coinvolgenti, presentando un timido maestro di scuola infantile usato e manovrato a loro piacere da degli affaristi senza scrupoli; ma purtroppo dimostra un fiato tremendamente corto e non riesce a svilupparsi bene, per poi chiudere in maniera poco convincente l'arco narrativo.









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