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Alla deriva - Adrift Stampa E-mail
Martedì 21 Agosto 2007 08:14
Alla deriva - Adrift / LocandinaTitolo originale:      Open Water 2: Adrift
Nazione:      Germania
Anno:      2006
Genere:      Drammatico, Thriller
Durata:       95'
Regia:      Hans Horn
Cast:      Susan May Pratt, Richard Speight Jr., Niklaus Lange, Ali Hillis, Cameron Richardson, Eric Dane, Wolfgang Raach, Alexandra Raach, Alfred Cuschieri, Kelly Wagner
Produzione:      Orange Pictures, Peter Rommel Productions, Shotgun Pictures, Universum Film (UFA)
Distribuzione:      Eagle Pictures
Data di uscita:      17 Agosto 2007

Trama: Amy e James con la loro neonata Sara, insieme a Zach, Lauren e Michelle partono per una crociera ai tropici a bordo del lussuoso yacht di proprietà dell'amico Dan. Dopo aver raggiunto il largo, il gruppo decide di fermarsi per un bagno in un punto in cui l'acqua è particolarmente invitante e quasi tutti si tuffano in mare. A bordo rimangono Dan ed Amy che, terrorizzata dall'acqua sin da bambina dopo aver visto annegare suo padre, non ha nessuna intenzione di abbandonare la barca. Dan, deciso a farle superare le sue paure getta Amy in acqua e poi la segue, lasciando incustodite sia l'imbarcazione che la piccola Sara. Al momento di risalire sulla barca, il gruppo si rende conto che nessuno si è occupato di posizionare la scaletta e per gli amici hanno inizio disperate ore di terrore nell'attesa dei soccorsi. (Yahoo)
 
Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Alla deriva - AdriftUna volta tanto la distribuzione italiana ha azzeccato un titolo, abbandonando ogni collegamento, come invece recita il tittolo originale, come sequel diretto (di fatto in questo film inesistente, i personaggi e le situazioni sono del tutti diversi) con Open Water del 2003 realizzato da Chris Kentis. Rispetto a questa pellicola, di sicuro però ispiratoria, Hans Horn (opera prima) utilizza un sistema di regia più sicuro e meno artigianale, dove la ripresa è stabile e non si ha quell'effetto mal di mare che c'era nel lavoro sopracitato, aumenta il numero dei protagonisti in balia dei flutti da due a sette (compresa una bimba), e differenza sostanziale, la salvezza è beffardamente irraggiungibile ma davanti agli occhi, a pochi metri, invece di essere lontana come nel lavoro di Kentis. La produzione recluta sei ardimentosi e muscolosi attori, tre donne e tre uomini (che in pratica per tutto il film stanno a mollo e nuotano incessantemente per stare a galla cercando una soluzione al terribile problema), e senza perdersi in chiacchere, dopo un piccolo prologo con pellicola rovinata e immagini girate con una vecchia cinepresa, che ci permette di conoscere gli inevitabili antefatti e piccoli screzi del gruppo di amici, catapulta lo spettatore in un autentico incubo di ansia e di pathos per la sorte dei protagonisti.
La difficoltà di un film di questo tipo, che praticamente vive in 15 metri di inquadratura sempre uguale senza spostarsi, (barca e zona del mare) è di trovare delle soluzioni diverse per non annoiare lo spettatore, cosa resa ancora più complicata dal fatto che i sei in mare non hanno praticamente nulla in fatto di attrezzatura. Open Water finiva per girare su se stesso annoiando, questo invece riesce a creare una suspance incredibile, una sorta di impotenza che i muscoli e il coraggio sembrano non poter vincere nella quale lo spettatore si riesce ad immergere (scusate il gioco di parole) in pieno, chiedendosi continuamente come potranno uscire da una situazione tale dato che sembra assolutamente senza via d'uscita. In mezzo all'alternare di goffi tentativi per la salvezza a scaramucce verbali di persone sempre più sfiduciate, il regista si concede di fare anche delle ottime riprese subacque, con colori vividi e in prospettive (da sopra e sotto il mare) sempre diverse. Alcuni punti della sceneggiatura non sono poi validissimi, la causa scatenante di tutto sembra davvero una imprudenza assurda (il film è liberamente ispirato a una storia vera, come il già citato Open Water, ma è diffiicle da credere che sia successo quello che vediamo), e nel finale il primo pensiero che ci viene è "Come hanno fatto a non pensarci prima?", ma quello che avviene nel resto dello scorrere della pellicola è assolutamente coinvolgente, mette uno stato di ansia particolare aiutato dall'immensità vuota dell'oceano che rende il tutto opprimente e minaccioso. E nel finale ci godiamo anche una bella ripresa notturna durante un forte temporale realizzata davvero bene. In definitiva un film non originalissimo, che non necessita per sua costituzione logica delle recitazioni complesse, ma che in questo agosto desolato di film decenti si segnala come una buona alternativa alle pellicole magari più sfavillanti ma povere di veri meriti, brillando per valore di coinvolgimento pur in una semplicità di base.
 

Giudizio:

 
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