
Debutto di Jonathan—figlio di Lawrence—Kasdan appartiene a quella produzione americana di mezzo, prossima al televisivo, che ha il suo pubblico di riferimento nella donna non troppo giovane. Solitamente questo genere di film ha un buon effetto su di me, se siamo dalle parti di
In the Land of Women: sapendo che nulla di sconvolgente mi attenderà al varco, posso sprofondarmi nella mia poltrona esattamente come una casalinga che ha trovato qualcosa con personaggi che la interessano da guardare alla tv.
Già qui avrei finito i miei argomenti. Chi vuol dire che Kasdan non va oltre il campo/controcampo, o che la sceneggiatura (sempre sua) è un programmatico party di lacrime, dolori e pacificazioni, si accomodi e avrà vita semplice. Di mio posso solo controbattere che interpreti e Kasdan sono convinti della loro modesta missione, e non pensano mai un un attimo che rappresenti qualcosa di più.
Questo film mi fa predire (non che sia difficile) che Kristen Stewart farà strada, che Adam Brody forse farà seguire una responsabile carriera a
The O.C., e mi fa pensare che la casalinga Meg Ryan è a un nuovo inizio di carriera, con un po' troppo botox. Intanto fatemi godere ancora una volta un dialogo fra nonna rintronata Phyllis (Olympia Dukakis) e Carter (Brody). «–Who's Sofia?; –How did you know about that?; –Uh, you kind of mutter in your sleep; –What are you doing in my room when I'm sleeping?; –That's a really good question».
Giudizio:
Recensione di PIETRO SIGNORELLI
Meg Ryan (la cosiddetta «fidanzatina d'America») e Adam Brody (protagonista del serial giovanile
O.C.) sono i protagonisti di questa commedia dai toni agrodolci, coadiuvati da Kristen Stewart (presente in
Panic Room e interessante presenza in vari film come
La sicurezza degli oggetti), che presenta un ritratto a tre personaggi non certo innovativo, ma sicuramente svolge a suo comodo lo scopo di intrattenere chi cerca qualche lacrima facile nei problemi della donna matura e soddisfa le
teen che vogliono godere del bel Adam (visto al cinema anche in
Thank You for Smoking) nella sua posizione di bilancia e di consolazione/discussione dei problemi piccoli o grandi delle due donne. Il film non è del tutto male nonostante la sua semplicità di base: il personaggio della folle nonna è davvero godibile (Olympia Dukakis è molto brava nel renderla simaptica e fuori di testa con delicatezza e senza esagerazioni) e il triangolo viene mostrato con garbo e delicatezza dall'esordiente Jonathan Kasdan (che era attore in
Silverado diretto da Lawrence, qua produttore) che grazie alle capacità espressive di Meg Ryan tratteggia il tutto senza particolari strepitii (Muccino, dove sei?), o becero utilizzo di scene d'amore
soft velato tanto per metterle.
Il problema in questo tipo di prodotti è sempre quello: hanno bisogno di attirare i
teen (o le
teen) a tutti i costi per fare incasso, per cui le libertà narrative sono limitate in certi canoni, bisogna inserire gli stereotipi (l'amico sincero ma oscuro che si rode il fegato per la bella ingannata dall'amico smargiasso che la tradisce, il protagonista che viene a mandare effluvi di saggezza dall'alto di una cristallina moralità, e la grande problematica di salute che mina il corpo ma non lo spirito) e seguire le indicazioni che vengono date dalla necessità di arrivare a un finale di quel tipo. Poi in caso di un esordiente non possiamo certo aspettarci coraggio di rivolta particolare: ci si deve accontentare del fatto che il racconto sia pulito, che l'arco narrativo non abbia buchi di sceneggiatura evidenti (decisamente difficili da incontrare con sceneggiature tanto semplici) e che ci venga proposta qualche facile emozione.
Il bacio che aspettavo (titolazione ben meno efficace dell'originale
In the Land of Women) è questo, nulla più, onestamente propone quello che ci aspettiamo e lo fa appoggiandosi a una grande professionista del genere e alla voglia di emergere di un divetto della tv. Una volta che sappiamo che non verremo traditi nelle aspettative di base che cerchiamo, non è certo con questo tipo di prodotti che potremo uscire dalla sala chiedendoci il perché manca questo o quello; il problema vero è che di film come questo ne abbiamo già visti altri e possiamo tranquillamente parlare di ripetizione del vissuto con poco fascino.
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