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La ragazza del lago Stampa E-mail
Domenica 16 Settembre 2007 11:35
La ragazza del lago / LocandinaTitolo originale:      La ragazza del lago
Nazione:      Italia
Anno:      2007
Genere:      Thriller, Drammatico
Durata:      95'
Regia:      Andrea Molaioli
Sito ufficiale:       
Cast:      Valeria Golino, Toni Servillo, Omero Antonutti, Anna Bonaiuto, Fabrizio Gifuni, Fausto Maria Sciarappa, Heidi Caldart
Produzione:      Indigo Film
Distribuzione:      Medusa
Data di uscita:      14 Settembre 2007

Trama: Il commissario Sanzio viene inviato in un piccolo villaggio del nord Italia per indagare sulla scomparsa di Marta, una bambina di sei anni. Dopo aver dormito in casa di una zia, la bambina era uscita e aveva incautamente accettato di salire sul furgone di Mario, un giovane con problemi psicologici, che l'aveva portata nel suo casale. Accompagnato dall'ispettore Siboldi, nato e cresciuto da quelle parti, Sanzio comincerà ad indagare e scoprirà un delitto ancora peggiore. In riva al lago viene infatti ritrovato il corpo senza vita di una ragazza bellissima. Si chiama Anna, era fidanzata con Roberto e aveva lavorato per molto tempo come baby-sitter per la famiglia Canali, fino a quando il piccolo Angelo era morto in strane circostanze mai chiarite. Pian piano Sanzio capirà che la facciata pulita degli abitanti del villaggio non è linda come vorrebbero farla apparire. (Yahoo)
 
Recensione di PIETRO SIGNORELLI

La ragazza del lagoDavvero niente male questo film diretto da Andrea Molaioli interpretato stupendamente da Toni Servillo, grandioso protagonista di film intensi diretti da Sorrentino quali Le conseguenze dell'amore. Il cinema italiano quando agisce di semplicità senza incartarsi in storie convulse e proponendo personaggi macchietta, riesce a fornire dei ritratti convincenti e delle trame affascinanti, quali questo giallo psicologico. Man mano che l'indagine del commissario Sanzio prosegue e scava nei meandri oscuri di un paesino che sembrerebbe idilliaco nella sua ambientazione lacustro montana, ci si imbatte in un profilo di uomo tormentato e che dietro alla sua facciata da duro nasconde ben diverse perplessità di quelle di un caso da risolvere controverso, con un indagine che va parallela con lo scavo psicologico con i tormenti degli altri che toccano i propri, in un gioco di carta assorbente che non riesce ad essere impermeabile.
Sapientemente Molaioli (opera prima davvero pregna) gioca con la trama inserendo splendide immagini che sono dei veri e propri quadri (bellissima l'inquadratura dei due personaggi di spalle con li lago e le montagne sullo sfondo sottolineata dallo splendido manifesto del film, ma ci sono davvero altre inquadrature degne di nota pittorica), non usa benché minimamente il comparto musicale per sottolineare i momenti più intensi (come di solito accade nella facile comodità confortevole dell'abbinamento umorale tra musica e momento di situazione, abbandonando la necessità di lavorare di più sulle meccaniche dell'emozione) e fa scorrere il tutto nella calma più angosciante, senza spari, senza botti ma solo con il crepitare dei sentimenti repressi (ci si abbandona a scena d'azione solo in una breve corsa di fuga mentre l'inizio è a dir poco angosciante con i suoi silenzi che incombono sulla bambina), e alla fine la soluzione del giallo è quasi di secondo piano rispetto alle ansie dei protagonisti, con la vicenda della bella ragazza che morendo prematuramente di morte violenta ha portato alla luce. Siamo preoccupati e solidali per i tanti punti di contatto con le storie quotidiane anche nostre che possono intersecarsi con le umane debolezze mostrate, non chiediamo una geniale soluzione di scoperta e di motivazione di un delitto che già a prima vista è privo di fascino thriller o morboso in quella posa così delicata nella morte e con il corpo privo di efferati segni di violenza.
Partecipano a questo convincente lavoro in parti secondarie (ma con un mattatore come Servillo presente è difficile primeggiare) Valeria Golino e Fabrizio Gifuni.
Da notare due frasi cardine del film «I matti sono buoni finché non diventano cattivi» e «Come mai le donne devono litigare sempre di spalle, questa qualcuno me la deve spiegare!» simbolo di una insicurezza e una pace che non si trova per le difficili codifiche del parametrarsi e i muri che vengono eretti nei rapporti umani, come quell'incredibile foglio vergato con le parole che si perdono nel nulla che Sanzio legge e rilegge, segno perduto di sentimenti che non si vedono anche se ci sono.
Un bel lavoro veramente, non ridondante ma sommessamente esplorante, che nobilita anche con un lato tecnico valido il nostro cinema italiano (fotografia davvero ottima) che quando abbandona i cliché e le facili sicurezze sa mostrare le unghie usufruendo delle prove di un grande attore di gran carattere, oltretutto senza costringere lo spettatore ad arzigogolati ragionamenti per seguirlo, dandosi un tono autoriale per congiunzione/interazione e non per stressante dogma.
 

Giudizio:

 
 
Recensione di ALBERTO DI FELICE
 
La ragazza del lagoNon approda a molto questo mistery italiano. Un peccato, perché aveva potenzialità per essere un buonissimo film. Tratto da un romanzo della norvegese Karin Fossum e trasferito tra le Dolomiti della provincia di Udine, aspirerebbe ad essere più un affresco della sotterranea paranoia del luogo, specchio provinciale di un'umanità malata, che non un thriller serrato. Da questo punto di vista, il setting si dimostra estremamente azzeccato.
La sceneggiatura del debuttante regista Andrea Molaioli e Sandro Petraglia fa un buon lavoro nel confezionare una serie di personaggi con la loro bella dose di morbosità: lo scemo del paese (Franco Ravera), il padre rancoroso in carrozzina (Omero Antonutti), il fidanzato pudibondo (Denis Fasolo), il padre (Marco Baliani) che fa riprese pruriginose della figlia, la sorellastra invidiosa (Heidi Caldart), i genitori del bambino morto cui Anna (Alessia Piovan) faceva da baby-sitter (Valeria Golino e Fabrizio Gifuni), l'allenatore molesto (Enrico Cavallero). Poi collega tutto alla vita privata del commissario Sanzio (Toni Servillo), che ha una figlia con la quale comunica poco (Giulia Michelini) e una moglie malata che non li ricorda più (Anna Bonaiuto).
Le suggestioni (come la traccia pedofila che apre il film) non mancano, ma alla lunga e con la risoluzione del giallo il film perde il senso d'insieme di questo affresco di umanità malata e morente alle prese con i propri scheletri nell'armadio. Rimangono appunto buone idee, tracce qua e là. La sensazione finale è quella di aver visto piantati i semi di una buona serie televisiva, un bell'episodio pilota. Colpa forse di una regia che è brava nell'orientarsi con luoghi e personaggi ma non sa in fondo benissimo cosa farci.
 

Giudizio:

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