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| Il buio nell'anima |
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| Martedì 02 Ottobre 2007 03:04 | |||
Titolo originale: The Brave OneNazione: U.S.A. Anno: 2007 Genere: Azione, Thriller Durata: 161' Regia: Neil Jordan Cast: Jodie Foster, Terrence Howard, Douglas J. Aguirre, Naveen Andrews, Mary Steenburgen, Margaret Baker, Dennis Johnson, Nicky Katt, Jane Adams, Larry Fessenden, Dana Eskelson Produzione: Redemption Pictures, Silver Pictures, Village Roadshow Productions Distribuzione: Warner Bros. Data di uscita: 28 Settembre 2007 Trama: Erica Bain è stata per anni la voce delle strade di New York attraverso la sua rubrica radiofonica "Streetwalker". Tuttavia, una notte infausta, le strade da lei tanto amate si trasformano nel suo peggiore incubo: al ritorno da una bella serata passata con il suo compagno Dave, i due vengono aggrediti da un gruppo di sbandati, lui muore e lei resta gravemente ferita. La polizia brancola nel buio e non riesce a trovare i responsabili così, col passare del tempo, le ferite visibili sul corpo di Erica si rimarginano, ma quelle invisibili della sua anima restano aperte, si fanno sempre più dolorose, e la paura si trasforma in una rabbia cieca che la porta a diventare una spietata vendicatrice armata di pistola. Le imprese del misterioso 'vigilante' attirano ben presto l'interesse della polizia e il detective Sean Mercer viene incaricato di indagare sulla sua identità, mentre per Erica ha inizio una crisi di coscienza che la porterà a domandarsi se stia effettivamente facendo la cosa giusta. (Yahoo) Recensione di PIETRO SIGNORELLI Neil Jordan è reduce dallo strepitoso lavoro sul recente Breakfast on Pluto, e difatti alla veloce uscita del successivo, questo Il buio nell'anima con Jodie Foster (indimenticabile Clarice Sterling ne Il silenzio degli innocenti)
molti si chiedevano se la veloce produzione del film per un autore come
lui poteva corrispondere a un risultato qualitativo valido.Difatti, purtroppo, questo film è decisamente un passo falso per i suoi standard (qualcuno dice in ogni caso sui film dell'autore irlandese «Come può essere brutto un film di Jordan?» proprio per esaltarne le qualità) che si colloca nel filone de Il giustiziere della notte. Del resto la vicenda della speaker radiofonica non è che l'ennesima rimasticatura del bel film con Bronson del 1974 (il primo diretto da Michael Winner, non i suoi inutili seguiti), variato nella scelta di eseguire l'azione per intervento psicologico d'urto rispetto a quella della missione per convinzione (oltre che naturalmente per il sesso là maschile, qui femminile). Di fatto qui si vede davvero poco di interessante a livello di trama che a un certo punto diventa quasi ridicola nella sua progressione che vorrebbe essere tragicamente non consapevole per il personaggio e che invece è del tutto priva di attrattiva, con cambiamenti veloci e repentini. L'importante e il bello del film è tutto nella prima mezz'ora, quando Erica, interpretata da una muscolare Jodie Foster (che non esita per un secondo a rimanere in canottiera nera per esaltare durezza e decisione vendicativa da perfetta iconografia giustiziera, anche se le sue espressioni facciali sono ricercate e convincenti) rimane dopo la tragedia che la colpisce in una sorta di limbo, con un terrore indotto davvero pregno, che ci fa capire esattamente che dopo simili violenze subite il sorriso è solo un accessorio che usare è davvero difficile. In questo frangente iniziale Jordan è pungente, preciso, e fa terrorizzare il personaggio ad ogni rumore, ogni sobbalzo, anche perchè invece di come di solito avviene in altri film di questo tipo, che tutto è velocemente presentato ma anche dimenticato per arrivare subito al dunque, qui le riprese di spalle e i primi piani sono una specie di angelo maligno che ci può ghermire ad ogni istante. Poi, però, dovendo in fondo agire per seguire l'arco di una rappresentazione pensata di vendetta, ma prendendo direzioni innocue e sbagliate, tutto diventa patetico, ingiunto e non scorso come un fiume emozionale in piena. Si potevano e dovevano cercare altre strade, non quella di farla diventare una giustiziera senza sapore, sopratutto visto il nome dietro la camera da presa, che ci fa pensare di essere andato negli Usa a girarlo pensando solo al conquibus. Certo, la sua capacità tecnica c'è e si vede, lui è talmente bravo che girerebbe un film anche cieco, ma la costruzione e la progressione della trama è talmente monotona che a un certo punto (raggiungendo l'apice nel finale) ci si chiede se l'ha fatto veramente lui o meno un prodotto a cui ha lavorato solo per mezz'ora di montato. In definitiva un film da vedere con poche pretese, attendendo attrice e regista a prove molto più ispirate e convincenti. Partecipa nella parte del fidanzato Naven Andrews, il Said della serie televisiva Lost (nei cinema italiani di questi tempi anche con Planet Terror di Rodriguez). Il titolo originale The Brave One ("L'unica coraggiosa") fa riferimento al fatto che lei è la sola che non si tira indietro e reagisce ai soprusi mentre gli altri stanno a guardare (e ad apprezzare nell'ombra che si tolgano i criminali dalla strada anche se in modo non ortodosso).
Giudizio: Recensione di ALBERTO DI FELICE Accolto bene negli USA, e piuttosto male in Italia, l'ultimo Jordan è certamente un esemplare da prendere con le molle. Non è una creatura che l'autore irlandese ha concepito, tanto per cominciare: è quello che suol dirsi un film su commissione, ancor più perché costruito su un canovaccio piuttosto vecchio da revenge flick. Eppure davvero non riesco a capire come si possa essere gridato al vilipendio alla patria, data la paternità, citando soprattutto il finale. O forse sì: questo è un film sulla corruzione e le ombre dell'etica, soprattutto nel finale, e si presta ad esser frainteso. Ma mettiamo subito le cose in chiaro: chiunque pensi che The Brave One sia uno sciatto film giustizialista e nichilista sta commettendo un errore alquanto biasimevole. Indipendentemente dai leciti pareri sulla riuscita artistica del film, giudicare così in malo modo l'integrità morale di un autore con una storia come quella di Jordan è offensivo prima di tutto verso sé stessi.Erica Bain (Jodie Foster) non è certo il primo personaggio nella filmografia di Jordan ad avere conflitti di identità. Il rischio di schematismo data la trama è forte, e di primo acchito non evitato. Narrativamente, il film segue di fatti i passi necessari dell'iniziazione al ruolo di giustiziera, privando di un retroterra sia l'eroina che il suo compagno ucciso (Naveen Andrews). Jordan può apparire pigro: i due montaggi paralleli con l'uso delle musiche (nel secondo caso della bellissima “Answer” di Sarah McLachlan, che torna anche in chiusura) che collegano l'operazione ed il rientro a casa di Erica ai suoi ricordi di David e dell'aggressione, la sua prima uscita con la camera sbilenca e ondeggiante (leit motif) a deformare la sua percezione. Bisogna però stare attenti a non farsi confondere dagli aspetti più superficiali del testo, perché si rischia di ridurre quella che appare prevedibilità e prosaicità di forma a banalità di contenuto. E alla lunga di fermarsi ad un'analisi scontata e miope che annota la risoluzione e le ascrive valore concludente, come se Jordan si mostrasse irriflessivamente accondiscendente. Questo film non intende spezzare convenzioni narrative come quella che lega il poliziotto all'assassino, non ha bisogno di farci conoscere oltre lo stereotipo amoroso David. L'unico retroterra di cui si serve è quello di speaker radiofonica di Erica, colei che cammina per la città e si scopre un fantasma. Le chiamate degli ascoltatori sono forse il momento che meglio spiega la pellicola. Il terzo ascoltatore commenta: «Penso che riguardi meno quello che fa lui [il vigilante] che non quello che proviamo noi». La quinta ascoltatrice: «Cosa c'è che non va nella nostra società perché questa cosa debba arrivare anche in radio? Vendetta, omicidio, uccisioni del vigilante... La disfatta irachena non ci ha insegnato niente?». Secondo il film, ed il finale dice appunto questo, no. Mi sembra pletorico doverlo dire —e anche stupido data l'evidenza—, ma The Brave One è un film sull'America post-9/11. È inevitabile che lo sia, e non è di certo l'unico. Cosa interessa a Jordan e alla sceneggiatura di Roderick e Bruce Taylor, e cosa raggiungono? Senza dubbio, la traccia di genere è ben chiara. Sappiamo che Erica andrà a cercarsi una pistola in nero ancor prima di entrare in sala. Le sue motivazioni non sono importanti: Erica riproduce solo una situazione. È l'ex-post, il pantano che causa, ad essere al centro del film. È da quando questa situazione viene creata che inizia l'indagine, che non si chiede se la linea attraversata corrisponda ad una divisione netta fra giusto e sbagliato, bensì se è una situazione sostenibile e risolutiva. Non importa quello che si fa, ma come ci si sente. The Brave One è un film riflessivo, perché rivolto naturalmente al Paese di cui Erica ed il detective Mercer (Terrence Howard) riflettono il dualismo e le pecche. Per il film Erica e Mercer hanno perso la bussola, e non credono (l'una) o cominciano a dubitare (l'altro) che le cose legali servano più. Sono diventati stranieri, trasformati. La scelta affibbiata ai loro personaggi va letta in maniera descrittiva: Jordan non li assolve, non auspica quella risoluzione. Fornisce solo una risposta —che è quella che si sono già dati. Nel dialogo fra la vicina Josai (Ene Oloja) ed Erica: «–Questo lascerà una cicatrice; –Ho ucciso un uomo stanotte; –Perché ti ha fatto questo?; –No. L'avevo già ammazzato comunque»— e l'ottusa inconsistenza che anche questa lascia. Prima del finale Jordan ha posto l'eroina davanti ad una scelta: l'ha portata davanti al criminale e le ha permesso di identificarlo. Le ha messo davanti agli occhi la scelta giusta, e lei l'ha rifiutata. È una scelta che potrebbe cancellare d'un tratto le paure, gli "aspetti nella saletta che poi le faremo sapere". Questo porta lo spettatore in uno stato di turbamento appunto perché non gli fa condividere il finale, lo distanzia per la prima volta dalla violenza di cui l'eroina si è macchiata credendo di essere nel giusto poiché non c'era altra alternativa. Alla fine di questo film, si badi, nessuno si sente meglio. Soprattutto è lo spettatore a non sentirsi meglio, non ha l'impressione che il male sia stato risolto. Mentre Erica riattraversa il tunnel, la voce fuori campo torna a commentare: «Non si torna indietro a quella persona, a quel luogo. Questa cosa, questa estranea, è tutto quello che sei ora». E a Jordan quella persona, che pure compatisce, non piace.
Giudizio:
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Titolo originale: The Brave One
Neil Jordan è reduce dallo strepitoso lavoro sul recente
Accolto bene negli USA, e piuttosto male in Italia, l'ultimo Jordan è certamente un esemplare da prendere con le molle. Non è una creatura che l'autore irlandese ha concepito, tanto per cominciare: è quello che suol dirsi un film su commissione, ancor più perché costruito su un canovaccio piuttosto vecchio da revenge flick. Eppure davvero non riesco a capire come si possa essere gridato al vilipendio alla patria, data la paternità, citando soprattutto il finale. O forse sì: questo è un film sulla corruzione e le ombre dell'etica, soprattutto nel finale, e si presta ad esser frainteso. Ma mettiamo subito le cose in chiaro: chiunque pensi che The Brave One sia uno sciatto film giustizialista e nichilista sta commettendo un errore alquanto biasimevole. Indipendentemente dai leciti pareri sulla riuscita artistica del film, giudicare così in malo modo l'integrità morale di un autore con una storia come quella di Jordan è offensivo prima di tutto verso sé stessi.







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