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Un'impresa da Dio Stampa E-mail
Mercoledì 03 Ottobre 2007 14:20
Un'impresa da Dio / Locandina originaleTitolo originale:      Evan Almighty
Nazione:      U.S.A.
Anno:      2007
Genere:      Commedia
Durata:       95’
Regia:      Tom Shadyac
Cast:      Steve Carell, Morgan Freeman, John Goodman, Lauren Graham, Wanda Sykes, Jimmy Bennett, Johnny Simmons, Jonah Hill, Ed Helms
Produzione:      Universal Pictures, Spyglass Entertainment, Shady Acres Entertainment, Original Film
Distribuzione:      UIP
Data di uscita:      28 Settembre 2007

Trama: Evan Baxter, raffinato ed elegantissimo annunciatore di una stazione televisiva di Buffalo, è stato da poco eletto al Congresso degli Stati Uniti. Decide così di trasferirsi con la famiglia in Virginia, per dare una svolta decisiva alla sua vita. E la svolta arriva inaspettatamente quando Dio scende sulla Terra e misteriosamente ordina ad Evan di costruire un'Arca, come quella fabbricata da Noè, in occasione del Diluvio Universale. (Yahoo)

Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Un'impresa da DioSequel di Una settimana da Dio, godibile film con Jim Carrey e Jennifer Aniston, diretto sempre da Tom Shadyac, ma mentre il film precedente aveva una sua particolare verve con battute a ripetizione, una straniante logica di assurdità sorretta dalla grande mimica facciale di Carrey, questo loffio seguito è solo una favoletta ecologista di basso profilo con un protagonista che mima la sua completa estraneità a reggere la situazione come se fosse uno stralunato buontempone impazzito di paese. Di fatto Steve Carrell (visto anche nel pessimo 40 anni vergine) non può reggere da solo il film, e aveva bisogno di uno script molto più solido di quello della famiglia stile "Mulino Bianco" che deve accollarsi una missione tanto onerosa e impegnativa, dove la bella Lauren Graham (tenera Una mamma per amica della tv) si dimostra comprensiva oltre ogni limite di fronte ad ogni assurda eccentricità del marito ormai assurto a pazzo santone.
La vicenda si apre e si chiude con la colomba della pace, e in mezzo ci si imbatte in tante piccole trovate di nessun sapore, come la barba che non smette mai di crescere indipendentemente da quanto la si tagli oppure l'arrivo sparso degli animali a seconda della necessità (poi alcune specie probabilmente hanno avuto anche un aiuto divino per arrivare, ma in una fantacommedia come questa le logiche di racconto sono molto flebili). Ed ecco allora che in tanto piattume narrativo le apparizioni divine di Morgan Freeman (presente nella stessa parte anche nel primo, nel solito dualismo political correct del nero vestito di bianco che unisce le razze) sono una piccola boccata d'ossigeno, mentre Carrell si agita senza valore, i personaggi secondari non reggono la scena e non portano nessuna divertente sottotrama. Visivamente gli effetti speciali dei movimenti degli animali, sopratutto quelli finali, pur non essendo perfetti (ogni tanto le immagini sembrano incollate con gli sfondi e non interagiscono bene), rendono sulla scena l'idea dell'esodo, peccato che non arricchiscano ma ne siano solo una pacata presenza. Ci si trova a dover vedere 90 minuti di pellicola (Dio è intervenuto e l'ha fatto durare poco) sperando solo che appaiano i due grandi gigioni Goodman e Freeman, che nella vicenda in fondo hanno dei ruoli importanti per la trama ma marginali per la presenza, arrivando anche a trovare la famigliola perfetta antipatica e risaputa. In definitiva un film commedia buonista per famiglie di basso profilo, con un messaggio naturalista vacuo come pochi e che man mano che procede aumenta in noi la noia e non il divertimento, diventando una vera impresa chiuderne la visione che prosegue pure sui titoli di coda.

Giudizio: 1.5


Recensione di ALBERTO DI FELICE

Un'impresa da DioL'accoppiata Tom Shadyac/Steve Oedekerk non è famosa per averci regalato capolavori. Per quanto mi riguarda, però, qualche filmetto innocuo e piacevole (tipo Bugiardo bugiardo) l'ha prodotto. Un'impresa da Dio è leggermente più vicino all'anima buona del duo (regista/sceneggiatore), anche se purtroppo, essendo una commedia, non fa ridere direi neanche un po', se volete qualcosa di più di una coppia di piccioni che la fanno sul malcapitato nuovo Noè.
Il film è la quintessenza dell'americanismo, un politicamente corretto impegnato. Se la prende con i soliti politici cattivi (Evan Baxter/Steve Carell è stato appena eletto al congresso, e vuole cambiare il mondo) invischiati in intrallazzi con chi finanzia le loro campagne elettorali. Il buon John Goodman presta tutta la sua stazza al lavoro.
Ecco allora che Dio (sempre un giocherellone Morgan Freeman) si palesa al più ingenuo degli ultimi arrivati, presagendo un nuovo diluvio e ordinando la costruzione di una nuova arca, nell'estate appena trascorsa che dati alla mano negli USA è stata la più calda e a secco da parecchio tempo.
Al cuore del sistema passando per l'ambientalismo (c'è da salvare una valle, o il pianeta dalla cupidigia umana capitalista), insomma. Discorso diverso per il fatto che per far ciò il film si sente in dovere di appoggiarsi agli altri due pilastri della religione civica nazionale: Dio (quello un po' indefinito dell'«In God we trust», comunque preferibilmente cristiano; genialmente nero, la schiavitù tecnicamente l'ha liberato nella sua vera natura) e Famiglia.
Quindi l'eroe dev'essere per forza il profetico uomo solitario (in fondo sempre un self-made man) che protegge moglie e figli adoranti (anche se momentaneamente assentatisi: Dio ci ricorda che la famiglia deve restare assieme in tempi difficili). La famiglia è meglio numerosa, di fatti i figli sono tre. Chissà se si sarebbe potuto far qualcosa di più interessante se il nuovo Noè fosse stata la mogliettina (Lauren Graham): visto che la Graham ha messo su qualche chilo (carina un'auto-battuta al fast-food), le si poteva metter su anche una bella barba.

Giudizio: 1.5
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