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Rush Hour - Missione Parigi Stampa E-mail
Venerdì 05 Ottobre 2007 21:22
Rush Hour - Missione Parigi / LocandinaTitolo originale:      Rush Hour 3
Nazione:      Stati Uniti
Anno:      2007
Genere:      Azione, Commedia, Thriller
Durata:      91'
Regia:      Brett Ratner
Cast:      Jackie Chan, Chris Tucker, Vinnie Jones, Max von Sydow, Yvan Attal, Roman Polanski, Roselyn Sanchez, Julie Depardieu
Produzione:      New Line Cinema, Avery Pix, Roger Birnbaum Productions, Rat Entertainment
Distribuzione:      Lucky Red
Data di uscita:      5 Ottobre 2007

Trama: Il detective della polizia di Los Angeles James Carter e l'ispettore capo Lee, cinese, uniscono ancora una volta le loro forze. Insieme, i due lasciano gli Stati Uniti alla volta di Parigi per dare la caccia ad una potente famiglia della Triade cinese. (Yahoo)

Recensione di EMANUELE RAUCO

Rush Hour - Missione ParigiChe senso ha, alla luce dei fatti, continuare a parlare del cinema di Jackie Chan, dopo il trasferimento americano, dove ormai la sua arte è stata ridotta a simpatica macchinetta, spalla per attori più commerciabili e limitata nei modi e nei tempi (le controfigure ormai evidenti)? Ha senso nel momento in cui, ormai diviso tra produzione hongkonghese e americana, il nostro un anno sì e un anno no arriva con un nuovo capitolo della serie della strana coppia nero-giallo.
Che non sono mai stati film da ricordare, specie il primo, ma dignitosi capitoli di un prodotto da home video per pizza e birra con amici (possibilmente maschi) sì, come in questo terzo che li vede in missione a Parigi, con i soliti vezzi e le solite acrobazie, sempre sotto la direzione di Brett Ratner.
Sbattuto a dirigere il traffico, Carter si ritrova di nuovo fianco a fianco con Lee—divenuto guardia del corpo dell’ambasciatore cinese—quando l’ambasciatore viene ferito a causa della guerra che sta combattendo contro le triadi, e per avere la lista dei capi della mafia cinese.
Scritto da Jeff Nathanson, ispirato ai personaggi di Ross LaManna, un thriller d’azione tra il cartoon e lo scarto del cinema di Hong Kong che unisce, con la solita mistura da catena di montaggio, la comicità vivace e greve di Chris Tucker con l’umorismo a base di arti marziali di Jackie Chan. Il risultato è sempre sul filo della mediocrità, ma ravvivato da qualche buon momento e da una piacevole atmosfera.
Ambientato per tre quarti nella capitale francese, con abbondanza di scorci turistici e banalità folkloristiche, il film racconta in maniera molto pretestuosa e incredibile di liste segrete, segretari dell’Onu corrotti, fratelli malvagi che ritornano, donne troppo importanti per restare vive e amenità varie neanche fossimo in un film di James Bond (tanto che almeno in un paio di sequenze, tra cui il buon finale sulla Torre Eiffel, è esplicitamente richiamato).
Va da se che tutto il progetto è quello di un grosso luna park dell’intrattenimento semplice—quando non facile—in cui a gag molto divertenti, come quella del volgarissimo interrogatorio censurato per la suora che traduce, si alternano siparietti tristi, come quello del tassista anti-americano che scopre la gioia di agire senza regole come gli americani (anche se non manca una vena ironica in questo), o battute come l’erezione paragonata alla Torre Eiffel; tutto condito e reso più gustoso dalle scene d’azione che seppur ridotte, per numero e spettacolarità rispetto ai suoi gioielli orientali, riescono a dare ancora un sufficiente saggio delle capacità del fenomeno Chan, come nell’ottimo inseguimento automobilistico.
Dopo un buon inizio, in cui i due ingredienti si amalgamano perfettamente, vince l’approssimazione nella scrittura e la piattezza nella regia, tanto da rendere il film meno frizzante del 2° capitolo, ma comunque piacevole.
Tucker è davvero poco sopportabile, e mete un velo di tristezza vedere Chan così artisticamente abbrutito, da dover fare filmini USA e getta per potersi pagare le sue regie e le sue produzioni in patria; ma pur rimpiangendo i tempi di Project A e i vari Police Story, non possiamo lamentarci troppo di una pellicola in cui le poco meno di due ore standard si passano con lieve piacere, coadiuvate da non pochi camei. Sorprende nel cast tecnico ritrovare una vecchia gloria come Lalo Schifrin alle musiche.

Giudizio:
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