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| The Bourne Ultimatum – Il ritorno dello sciacallo |
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| Martedì 06 Novembre 2007 03:54 | ||||||||||||||||||||||||||||||||
Recensione di PIETRO SIGNORELLI Terzo capitolo delle avventure dell'inarrestabile uomo senza memoria creato da Robert Ludlum. Dopo The Bourne Identity e The Bourne Supremacy (diretto anche questo da Greengrass, da ricordare anche per United 93), ecco arrivare il nuovo (conclusivo? Non è detto proprio) tentativo di ricordare il suo oscuro passato a suon di calci, pugni e spari da parte del martoriato Jason Bourne, dopo aver perso la compagna e la possibilità di avere un'esistenza tranquilla e normale.Il regista inglese gira questo nuovo episodio con un massiccio uso della camera a mano, seguendo l'azione con questo ausilio che permette di rendere concitate le scene, anche se dopo un po' il suo utilizzo massiccio potrebbe dare una sorta di effetto mal di mare allo spettatore. Dall'Europa all'America, la ricerca della verità è senza un secondo di pausa nel movimento, negli inseguimenti, sia che si tratti delle larghe vie d'America che nei caseggiati angusti di Tangeri, negli scontri e nelle sparatorie frenetiche. Il piede è sempre tenuto sull'acceleratore: se ci sono 10 minuti di sole parole con situazioni statiche è tanto, senza troppi preamboli per chi si avvicina solo ora al personaggio di Bourne, dando tutto per acquisito e con una tremenda voglia di distruzione totale del nemico. Stupendi sono gli inseguimenti in macchina (una serie di carambole nel traffico con urti paurosi veramente da togliere il fiato) ma eccezionali sono anche gli inseguimenti a piedi, gli scontri fisici pieni di coreografie varie, le esplosioni e le sparatorie che le due parti non lesinano proprio. Come nei due capitoli precedenti, vediamo presente Julia Stiles (proprio colei di Save the Last Dance) tesa ad aiutare come possibile Matt Damon (fisicamente granitico nonostante la sua altezza non eccelsa, decisamente molto innamorato della parte che interpreta senza bisogno di particolari sfaccettature recitative), mentre la parte di Joan Allen è quella della combattuta detective Pamela Landy. Completano il cast David Strathairn che fa il perfido Noah Vosen, e Albert Finney (che è sempre un piacere vedere al lavoro nonostante la parte defilata) nei panni del Dr. Albert Hirsch. Il film non dura eccessivamente ma vola via ancora di più tutto di un fiato, tanto l'azione non molla mai la sua presa: le riprese non smettono mai di proporre lotte e inseguimenti (sin dall'inizio, senza nessuna anticamera di preparazione) e tutto si svolge senza bisogno di nessuna spiegazione. Che sia un bene o meno è da vedersi nel proprio gusto personale: in questo modo vengono soddisfatti tutti coloro che vogliono vedere un action ad alta velocità adrenalinica, ma di contro la troppa linearità della trama potrebbe lasciare insoddisfatto chi vuole dal racconto pieghe più tortuose e un po' più intricate. La forza della saga di Jason Bourne è quella di avere un personaggio che non guarda troppo per il sottile, che agisce incurante delle cose grosse che avvengono e che con questo mistero di fondo del come e perché tutto è cominciato lascia sempre con l'attenzione volta al momento della grande spiegazione (che c'è, stavolta, non preoccupatevi) dimenticando anche che qualche ferita un po' seria, con tutte le botte che prende, potrebbe anche farsela (a volte ci si domanda se sia un cyborg oppure un uomo). In definitiva un buon action thriller, girato molto bene da un regista capace, con delle grandi scene di inseguimento in macchina, che potrebbe procurare come detto sopra qualche momento di fastidio per via della camera a mano; ha il grande difetto di essere poco chiaro in alcuni momenti, in cui ci si chiede come faccia Bourne ad essere lì nonostante tante cose lo impediscano. Troppo lineare per soddisfare i palati più esigenti, fonda tutto sulla fisicità, il coraggio e la voglia di verità oltre gli ostacoli del suo personaggio principale di poche parole. Giudizio: ![]() Altri giudizi della redazione:
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