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2061 - Un anno eccezionale Stampa E-mail
Mercoledì 07 Novembre 2007 03:50
2061 - Un anno eccezionale / LocandinaTitolo originale:      2061 - Un anno eccezionale
Nazione:      Italia
Anno:      2007
Genere:      Commedia
Durata:       100'
Regia:      Carlo Vanzina
Cast:      Diego Abatantuono, Michele Placido, Biagio Izzo, Anna Maria Barbera, Emilio Solfrizzi, Sabrina Impacciatore, Massimo Ceccherini, Andrea Osvart, Dino Abbrescia
Produzione:      International Video 80, Rai Cinema
Distribuzione:      01 Distribution
Data di uscita:      26 Ottobre 2007

Trama: Italia, 2061. Una catastrofica crisi energetica e la desertificazione del pianeta dovuta agli sconvolgimenti climatici, hanno ridotto il Paese allo stremo e lo hanno fatto ripiombare nel più cupo Medioevo. Inoltre, i cambiamenti sociali hanno riportato l'Italia, resa unita dal Risorgimento, ad essere di nuovo suddivisa in tanti piccoli stati indipendenti: il Sultanato delle Due Sicilie, il rinato Stato Pontificio, il Granducato della Toscana, la Repubblica postcomunista di Falce e Mortadella, la Repubblica Longobarda. Il valoroso 'Professore', insieme ad uno sparuto manipolo di seguaci, tenterà l'impresa di riunificare e ricostruire un Paese ormai allo sbando. (Yahoo)
 
Recensione di PIETRO SIGNORELLI

2061 - Un anno eccezionaleC'era una volta il cinema trash italiano, con le sue ammiccanti prosperose bellezze, la Fenech, la Guida dei primi tempi e la Rizzoli, la Russo e la Cansino, con le battute trite di Cannavale e quelle sguaiate e bonariamente uguali di Alvaro Vitali. Era cinema non cinema che viveva sul grande schermo perchè la puritanissima televisione del tempo non poteva mostrare un paio di seni e delle sane parolacce dette in tranquillità. La gente viveva questi sottoprodotti di nessuna vera dignità con acquisita circospezione di vedere storie tutte uguali con la sola variazione della protagonista procace che trovava i modi più ingenui e futili di spogliarsi. Poi la televisione perse la sua purezza e al cinema questo tipo di pellicole non servivano più, non valeva più la pena di pagare un biglietto per avere quello che si poteva vedere gratis. E il cinema di sottogenere ha incominciato ad assorbire i personaggi televisivi per proporre pellicole puritane per non vedere segnati dei pericolosi divieti che potevano allontanare il pubblico familiare dalla visione. I cinepanettoni usarono allora peti e rutti anzichè nudi, frasi sottintese anziché parolacce o bestemmie.
I Vanzina, a almeno Carlo, a quanto pare, di tutte queste multicategorie prende i personaggi televisivi e li impastoia in una storia a dir poco demente, senza il minimo senso, piena di riferimenti a cose che non c'entrano nulla con quanto accade solo per citarle senza la minima procedura solo per identificare la battuta con uno spettatore colluso con la tv. La presenza di uno dei protagonisti del Grande Fratello (non chiedete al redattore già eroico a recensire prodotti di questo tipo di informarsi in quale edizione era) Jonathan si identifica con addirittura un pezzo della storia che si inventa un reality killer per dare maggiore consistenza di richiamo, Abatantuono che spara stupidate a raffica (e al suo personaggio glielo fanno dire «Io sparo cazzate a raffica»), la Impacciatore fa la  prostituta buona, Ceccherini il presidente di una fazione politica filocalcistica che deve vendicarsi di torti subiti citando la fantomatica "Brigata Battistuta".
Dopo un inizio alla quark del tutto fuori luogo e di nessun sapore che spiega l'incredibile conformazione del 2061 dell'Italia (ce ne scampi che il nostro futuro sia così, meglio la morte istantanea!) nel quale dovranno viaggiare i nostri eroi (un armata Brancaleone composta da degli autentici idioti posticci teletrashdrogati) inizia un viaggio che per lo spettatore è una pena, un corso di non avvenimenti scollegati tra di loro senza senso, privi tra l'altro almeno di qualunque momento piccante in cui si vedono le protagoniste seminude (abbiamo anche una certa Unna che permette la battuta di collegamento con Attila) oppure di vera ilarità che possa scatenare qualche cosa di diverso che non sia la richiesta di chiedersi come mai e perchè la parola fine è così lontana. Un insulto vero e proprio al cinema, allo spettatore, una sequela immonda di non collegamenti di storia stanziati in siparietti maleodoranti e acquitrinosi pieni solo di letame derivato dal sonno della ragione. Più che recitare o dirigere si stanziano personaggi inutili in situazioni statiche, dove una serie di  statuine (neppure poi belle) con radiocomando ed altoparlante potrebbe presentarsi uguale se non meglio. Un passo falso tremendo per Abatantuono che neppure ai tempi di Eccezziunale aveva  fatto cose tanto orrende a cervello zero prima di dedicarsi a cinema di maggiore impegno, la presenza di Placido si allinea allo zero assoluto, mentre abbiamo anche il delirio della figura insopportabile di Annamaria Barbera che fa la capa villaggio dei ribelli. La direzione poi non ha neppure messo nei titoli di coda la dicitura "Ci scusiamo con gli incolpevoli materiali usati per la pellicola per aver decretato la loro reincarnazione in prodotto inerte di nessun pregio", e noi di Cine Zone ci scusiamo se per filosofia di giudizio non possiamo mettere zero stellette di quattro come dovremmo per uno dei peggiori dieci film della storia del cinema.
Ah no, non è possibile metterlo in tale classifica, non è neppure un film. Chi ha scritto non ha pagato per vederlo e ha sofferto, voi ascoltate senza tema il suo grido di dolore e non pagate per soffrire.

Giudizio:
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