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| Domenica 11 Novembre 2007 02:16 | ||||||||||||||||||||||||||||||||
Recensione di PIETRO SIGNORELLI Grande, incredibile Anthony Hopkins. Con la sua sola presenza, con i suoi monologhi e le sue espressioni intense catalizza, impreziosce e stupisce gli spettatori. Stavolta gli viene richiesto di esteriorizzare la personalità di un ingegnere aeronautico geniale e sopraffino nell'elaborare un piano diabolico (genialità che il tortuoso percorso delle sfere intimizza e mostra) ai danni della moglie che lo ha tradito e dell'amante di lei che lo ha invece catturato in quanto agente di polizia. Un ritratto di uomo sconfitto e distrutto dalla delusione d'amore, che trova nella vendetta più terribile una piccola panacea di guarigione per i suoi grandi dolori. Uomo grande nel lavoro, realizzato nelle opere, decadente nei sentimenti. Hopkins è bravissimo (come sempre) a modulare le varie angolazioni di umore, di essere di ghiaccio nella persecuzione dei colpevoli oltre il limite consentito, negando di domandarsi se la cosa sia riconducibile nelle cause del tradimento a lui o meno. Uno dei grandi vecchi attori che da soli sono una garanzia di soddisfazione del film, indipendentemente dalla tipologia della pellicola stessa.Purtroppo, se Hopkins è perfetto, il film non lo è. A fronte di un lato tecnico strepitoso (la fotografia: ci sono sempre locali semibui illuminati fiocamente a dominare la scena, benissimo impressi senza sbavature o grane di colore fastidiose), ci sono delle imperfezioni più o meno visibili nella storia (quelle situazionali con il prigioniero che sembra più libero e meno controllato del pubblico ministero di telefonare a chiunque e dovunque, quelle di meccanica del racconto con cose – che non possiamo in questa sede dire per evitare spoiler – davvero illogiche) e ogni tanto le pieghe del racconto si perdono in inutili digressioni e siparietti davvero inconsistenti. Il valore thriller con il grande dramma degli amanti non è cosa nuova nel cinema, ma il regista Gregory Hoblit (autore dell'ottimo Frequency) deve girare con gusto moderno un film che si radicalizza nel vecchio stile, e la cosa non è perfetta: troppo infastidita dalla tecnologia e dall'ambientazione dirigenziale tutta cellulari, che risulta determinante per arrivare al culmine del racconto. La progressione che ne risulta non è ottimale: ci sono alcuni momenti un po' vuoti tanto per riempire (i duetti tra i due fidanzati), per riprendersi ogni volta che il grande tenebroso vecchio entra in scena a dominare il tutto. Abbiamo, nel reparto attori, Ryan Gosling che fa l'antagonista di Hopkins (lo si era visto ne Le pagine della nostra vita) e David Strathairn (al cinema in contemporanea con The Bourne Ultimatum) in una parte secondaria, mentre l'avvenente fidanzata del poco credibile pm è affidata alla bellezza di Rosamund Pike (ex-Bond girl de La morte può attendere). In definitiva un film dalla buona atmosfera thriller, che tiene sospesi per la soluzione di alcuni enigmi che vengono dati nel finale, con un grande interprete attorniato da un cast non proprio eccezionale (con Gosling che imita Ed Norton nel recitare), agendo al contrario del tipico facendoci subito vedere il colpevole ma non se il crimine paga, penalizzato mortalmente da piccoli errori di sceneggiatura (decisamente poco logico il tempo che passa tra l'azione del colpevole e l'arrivo della polizia con lui che prepara tutto) e banali refusi di controllo situazionale (oltre a quelli sopracitati, dopo essere stati fuori sotto la pioggia battente si entra in casa asciutti) inaccettabili in un contesto filo-hitchcockiano di memoria discendente che esigeva ben altre attenzioni. Comunque, grazie al grande Anthony, si può entrare tranquillamente per vedere un film che si ricorderà poco, ma dall'atmosfera affascinante. Giudizio: ![]() Altri giudizi della redazione: Alberto Di Felice: ![]()
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Grande, incredibile Anthony Hopkins. Con la sua sola presenza, con i suoi monologhi e le sue espressioni intense catalizza, impreziosce e stupisce gli spettatori. Stavolta gli viene richiesto di esteriorizzare la personalità di un ingegnere aeronautico geniale e sopraffino nell'elaborare un piano diabolico (genialità che il tortuoso percorso delle sfere intimizza e mostra) ai danni della moglie che lo ha tradito e dell'amante di lei che lo ha invece catturato in quanto agente di polizia. Un ritratto di uomo sconfitto e distrutto dalla delusione d'amore, che trova nella vendetta più terribile una piccola panacea di guarigione per i suoi grandi dolori. Uomo grande nel lavoro, realizzato nelle opere, decadente nei sentimenti. Hopkins è bravissimo (come sempre) a modulare le varie angolazioni di umore, di essere di ghiaccio nella persecuzione dei colpevoli oltre il limite consentito, negando di domandarsi se la cosa sia riconducibile nelle cause del tradimento a lui o meno. Uno dei grandi vecchi attori che da soli sono una garanzia di soddisfazione del film, indipendentemente dalla tipologia della pellicola stessa.










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