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La leggenda di Beowulf Stampa E-mail
Lunedì 19 Novembre 2007 01:20
La leggenda di Beowulf / LocandinaTitolo originale:      Beowulf
Nazione:      U.S.A.
Anno:      2007
Genere:      Azione, Fantastico
Durata:      114'
Regia:      Robert Zemeckis
Cast:      Shay Duffin, Brendan Gleeson, Crispin Glover, Anthony Hopkins, Angelina Jolie, Alison Lohman, John Malkovich, Ray Winstone, Sebastian Roché, Robin Wright Penn
Produzione:      Warner Bros. Pictures, ImageMovers, Shangri-La Entertainment
Distribuzione:      Warner Bros.
Data di uscita:      16 Novembre 2007

Trama: Il valoroso guerriero Beowulf è chiamato a combattere contro il demone Grendel, provocandone la morte e scatenando così l'ira funesta della madre della bestia, una strega potente e affascinante. (Yahoo)

Recensione di EMANUELE RAUCO

La leggenda di BeowulfDopo una carriera passata a cercare di restaurare e vivificare il sogno cinematografico americano, che fosse il viaggio nel tempo, la frontiera o la storia dell’idiot savant che ha un posto nella storia, Robert Zemeckis ha deciso di voltare pagina e diventare pioniere della ricerca tecnologica in campo cinematografico, cominciando a sperimentare la tecnica del motion capture, ossia attori ripresi dal vero, “catturati” da sensori computerizzati e resi digitalmente sullo schermo.
Così, dopo il primo tentativo un po’ acerbo ma simpatico di Polar Express, il regista americano sviluppa ed elabora la tecnica e decide di cimentarsi con un classico dell’epica nord-europea: il risultato può dirsi riuscito e convincente.
In un villaggio in Danimarca, i sonni di re Hrothgar sono turbati dalla furia di Grendel, un terribile mostro demoniaco; a sistemare le cose arriva Beowulf, un eroe fortissimo e sprezzante. Che però non ha fatto i conti con la terribile madre di Grendel, e con i problemi del potere.
Scritto da Neil Gaiman e Roger Avary, dal poema anonimo del tardo medioevo, un insolito fantasy più avventuroso che epico, che oltre alle componenti tipiche del genere, ha dalla sua una vena di pietas e approfondimento psicologico che danno sostanza al puro piacere tecnologico.
Ambientato nella glaciale Danimarca pre-cattolica (terra dove, a pensare a Shakespeare, essere re non porta bene), il film racconta i drammi del potere e dei compromessi a esso legati attraverso la figura di un eroe borioso e cialtrone —nonostante l’indubbia forza— costretto a fare i conti con la disillusione e la mediocrità della leadership, soprattutto la mancanza d’integrità che essa comporta; in parallelo, con piccoli tocchi sorprendenti e a tratti strazianti, scorre la storia di un rapporto madre-figlio che sposta la demarcazione buoni/cattivi anche più in là di quanto non fece il poema.
Zemeckis riesce a restituire —almeno in parte— lo spirito dei tempi, quello di un mondo sassone poco più che barbarico e vichingo, in cui appena giunta la figura di Cristo, ma non ancora quella opprimente della chiesa, il tono era quello volgare e becero dei racconti orali, in cui le gesta eroiche e magnifiche degli eroi si sposavano con riferimenti sessuali e fallocratici, assieme però a uno spessore psicologico che rende l’opera realmente letteraria.
Dal punto di vista visivo, il film è ovviamente imponente, spettacolare persino iperrealistico (come nel gioco sui volti dei veri attori o nell’assalto anche sonoro di Grendel a corte) che equilibra il grande spettacolo possibile al computer con una regia dal ritmo curioso e dalla messinscena parecchio fascinosa e intelligente; anche la sceneggiatura —a dispetto dei normali ritocchi e semplificazioni— è di buon livello, scevra dalle notazioni fiabesche o semiologiche che spesso appesantiscono i fantasy e ricca di cura nella definizione dei personaggi e nel racconto.
Cinema popolare più che videogame giovanile, in cui —per quanto difficile resti giudicare le prove degli attori— si resta affascinati dal modo in cui interpretazioni live e ricostruzione in pixel siano riuscite a interagire, come nel caso di Anthony Hopkins, John Malkovich e Angelina Jolie: nonostante qualche evidente concessione all’industria (il volo sul dragone nel finale), un prodotto che cerca una strada nuova, non solo tecnicamente, e su cui si può discutere, ma non negarne il relativo valore.

Giudizio:



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