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| Across the Universe |
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| Mercoledì 28 Novembre 2007 01:23 | |||
Titolo originale: Across the UniverseNazione: Stati Uniti Anno: 2007 Genere: Drammatico, Musicale, Romantico Durata: 133' Regia: Julie Taymor Cast: Evan Rachel Wood, Jim Sturgess, Joe Anderson, Dana Fuchs, Martin Luther McCoy, T.V. Carpio, Spencer Liff, Lisa Hogg, Nicholas Lumley, Michael Ryan, Angela Mounsey, Erin Elliott, Robert Clohessy, Joe Cocker, Bono, Eddie Izzard, Salma Hayek Produzione: Revolution Studios, Team Todd Distribuzione: Sony Pictures Releasing Data di uscita: 23 Novembre 2007 Trama: Stati Uniti, anni '60. L'inglese Jude ha lasciato la natia Liverpool ed il suo lavoro al porto per andare oltreoceano a cercare suo padre. Nel corso delle sue ricerche, il ragazzo incontra Lucy, una studentessa americana, e se ne innamora, ricambiato. Tuttavia, in America sono gli anni dei tumulti per i diritti civili, della guerra in Vietnam, della controcultura hippy e per questo i due giovani, coinvolti nell'attivismo politico e antimilitarista, si ritrovano ben presto divisi l'uno dall'altra. Jude e Lucy dovranno così affrontare varie vicissitudini per cercare di ricongiungersi. (Yahoo)
Recensione di PIETRO SIGNORELLI
Una spiaggia, un uomo solo, improvvisamente arriva il canto che riempie la solitudine e toglie le barriere dello spazio per calare il nostro status di singoli, in nome della musica gli animi si riempiono e non siamo più soli. Così parte questo bellissimo Across the Universe diretto da Julie Taymour (autrice di Frida con Salma Hayek) strepitoso omaggio agli immortali versi resi con anima sonora sublime dei Beatles, che fanno da autentico leitmotiv e motore del racconto. Jude (il nome del protagonista è riferito di fatto alla canzone con ritornello che lo ricorda) è il traghettatore di emozioni che unisce idealmente la città dei quattro scarafaggi (una Liverpool grigia e monotona, senza emozioni e dalla vita qualunque) alla America fine anni sessanta sconvolta dalle vicende del Vietnam.Come per altri film musicali la grande ferita americana (oggi chiusa per via di quelle nuove aperte e in fondo ricordata e ripresa più dal cinema che da altri riferimenti storico/culturali odierni) non è vista direttamente nel suo svolgimento (le scene belliche sono intense ma brevissime) ma quanto più nelle sue conseguenze sull'humus socio culturale della popolazione, con il convivere dell'evento dei movimenti hippie e della pop art del pre/dopo Woodstock. La regista non lesina di fornire iconografie dirette sin da subito, come la scritta Freedom sul ponte vicino al luogo dove Jude e Prudence fanno l'autostop, oppure con frasi al vetriolo che condannano il falso perbenismo («Siete tutti così pulitini, e poi potreste essere quelli che ammazzano a martellate nonna» dice Sadie) o altre che indicano di guardare dentro nell'animo e non solo all'apparenza («Non c'è specchio nel bagno» indicando la necessità di andare ben oltre a un lavaggio esterno con il sapone). Il film vive di incredibili momenti onirici (bellissime sia le coreografie del balletto nella caserma al momento del reclutamento, tante quanto quelle stile Atalante nell'acqua oppure quelle psichedeliche del circo con gli uomini blu) ma il tutto è calato in una atmosfera serissima di condanna alla guerra, di ricerca della libertà personale come quella culturale di tutti senza dover poi diventare come chi si condanna («Credevo che le bombe le usassero gli altri») per eccessiva folle miopia nel perseguire i propri ideali. Le parole dei Beatles vengono messe addosso a personaggi di ogni estrazione sociale (neri, disadattati, mendicanti, uomini comuni di strada) e modificati di stile, con un gusto incredibile per la sperimentazione intelligente. Impossibile non emozionarsi mentre sui tetti si canta "All you need is love", mentre tutto intorno parla di odio e di incomprensione, con la legge che teme più i canti di protesta che gli atti criminali densi solo di odio. Come si sottolinea, «la musica è l'unica cosa che riesce ad avere un senso per poter scacciare i demoni» quando l'intransigenza delle parti non permette nessun dialogo. Le scenografie non sono ricchissime, fondamentalmente l'arte che ne compone gli elementi visivi è abbastanza povera, ma i balletti sono talmente densi di fascino e pieni di arte da lasciare impietriti dall'emozione (e ci scappa pure una citazione de Il grande Lebowsky), in un graduale riversamento dal terreno all'onirico (come dimostra il cambiare del titolo del bar dove vanno i ragazzi da Delicatessen a Psychedelic Delicatessen). Sul lato attoriale (in fondo privo di grandi nomi) bravissimo Jim Sturgess (che fa Jude) mentre la bionda protagonista Evan Rachel Wood (dopo Thirteen e Down in the Valley una bella conferma) è il ritratto acqua e sapone di un'America che da Happy Days diventa da Scream Days (facendoci perdonare la citazione di un serial tv del 1974 nella creazione è posteriore alle date degli eventi del film). Un film in definitiva stupendo, perfetto nel voler trasmettere in maniera completa un messaggio, grandioso nel chiudere un cerchio narrativo e dalla narrazione originale e suggestiva utilizzando le canzoni immortali di un tempo che fu. Attraverso l'universo d'accordo, ma anche attraverso l'animo di noi tutti per un film imperdibile che non deve per nessun motivo essere tralasciato, indipendentemente che piaccia il film musicale o meno in quanto buca completamente il genere per rivolgersi a tutti noi in maniera completa, donando un messaggio di pace e amore unico non platonico. Perderselo sarebbe davvero imperdonabile, anche se non si capisce perchè ogni tanto i sottotitoli italiani (essenziali in un film che muove le immagini e il racconto con la comprensione dei testi delle canzoni) spariscono senza senso. Guest star Bono Vox nella parte di un folle imbonitore stile circense. Hey Jude...
Giudizio:
Altri giudizi della redazione: Alberto Di Felice: ![]()
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Titolo originale: Across the Universe
Una spiaggia, un uomo solo, improvvisamente arriva il canto che riempie la solitudine e toglie le barriere dello spazio per calare il nostro status di singoli, in nome della musica gli animi si riempiono e non siamo più soli. Così parte questo bellissimo Across the Universe diretto da Julie Taymour (autrice di Frida con Salma Hayek) strepitoso omaggio agli immortali versi resi con anima sonora sublime dei Beatles, che fanno da autentico leitmotiv e motore del racconto. Jude (il nome del protagonista è riferito di fatto alla canzone con ritornello che lo ricorda) è il traghettatore di emozioni che unisce idealmente la città dei quattro scarafaggi (una Liverpool grigia e monotona, senza emozioni e dalla vita qualunque) alla America fine anni sessanta sconvolta dalle vicende del Vietnam.








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