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Il club di Jane Austen Stampa E-mail
Martedì 22 Gennaio 2008 01:47
Il club di Jane Austen / LocandinaTitolo originale:      The Jane Austen Book Club
Nazione:      U.S.A.
Anno:      2007
Genere:      Drammatico, Romantico
Durata:      105'
Regia:      Robin Swicord
Cast:      Maria Bello, Hugh Dancy, Emily Blunt, Kevin Zegers, Maggie Grace, Nancy Travis, Amy Brenneman, Marc Blucas, Jimmy Smits, Kathy Baker, Gwendoline Yeo, Lynn Redgrave, Mary Newman
Produzione:      Mockingbird Pictures, John Calley Productions
Distribuzione:      Sony Pictures Releasing Italia
Data di uscita:      18 Gennaio 2008

Trama: Nella California di oggi, un gruppo di cinque donne e un uomo si riunisce una volta al mese per discutere un romanzo di Jane Austen. Nel corso dei mesi, le loro vite scorrono accompagnate dai personaggi della scrittrice, e arriveranno alle stesse lezioni.

Recensione di ALBERTO DI FELICE

Il club di Jane AustenDi tanto in tanto esce un film di quelli che si direbbero fatti apposta per signore. Il più delle volte, questo film ha quelle qualità letterarie che spesso si associano alla media produzione televisiva, altre volte agli adattamenti cinematografici di romanzi di Jane Austen. Ci sarebbe da ragionare su queste generalizzazioni, e forse proprio questo è il senso principale del film di Robin Swicord, una media produzione cinematografica tendente alla media produzione televisiva, adattamento di un romanzo (di Karen Joy Fowler) che trae linfa dall'autrice letteraria per signore per antonomasia.
Scritto per lo schermo dalla stessa Swicord, alla prima regia di un lungometraggio dopo esser stata sceneggiatrice di altri adattamenti fra cui Piccole donne e Memorie di una geisha, The Jane Austen Book Club assembla gli elementi convenzionali di rito per apparecchiare una sempre rinfrescante serie di riflessioni tutte personali sulla vita e l'amore. In questo i sei libri della Austen fanno da filo d'unione come si può dire, citando il famoso dictum di Calvino, che «un classico non finisce mai di dire quello che ha da dire». Poco importa che il film in sé abbia lo stesso aspetto delle copie dei romanzi che leggono i sei membri (cinque donne e un uomo) del club: copie economiche, esemplari in serie, o un enorme tomo che mette tutti i romanzi in fila. Si potrebbe dire che anzi un film come questo per arrivare all'obiettivo, che è semplice e modesto, ha quasi bisogno dell'immediatezza della confezione, dei personaggi e dei dialoghi. Nessuno di questi esibirà doti particolari, ma quel che conta è nella lettera, nello spirito della carta di cui la pellicola è semplice veicolo.
Operazione dunque chiara, ben programmata sulle frequenze delle crisi della giovane e della mezza età. C'è un pizzico contemporaneo della Austen in ognuna delle cinque donne e dell'uomo che abitano nella californiana Sacramento, capitale di uno stato liberal (il suo stesso governatore/attore Schwarzy è un liberal mascherato) scelta per una commedia liberal fra palestre, caffé, sky-diving, divorzi, madri yuppie, figlie lesbiche. Programmata e forse programmatica, come è inevitabile quando si sa che alla fine le complessità e i drammi della vita verranno ricomposti, perché un qualche modo per guadagnare o riguadagnare la felicità lo si trova.
Così era nei romanzi che il club riesplora, così sarà forse per tempo ancora infinito, secondo quell'alternanza di ragione e sentimento, orgoglio e pregiudizio, che a ben vedere costituisce la spina dorsale di tutta la buona narrativa, che sia in un libro o in un film. E così nella pellicola della Swicord riecheggia il solito adagio, verità-bugia della vita come riflesso dell'arte, dell'immortalità di quest'ultima e della compenetrazione nel tempo di queste due dimensioni che vivono l'una dell'altra, per l'artista come per il semplice fruitore: la sua vita è già su carta, qualcuno l'ha già scritta ma ancora vi si possono trovare cose nuove. O almeno cose nuove per sé, perché se è vero che tutto è già successo, noi non possiamo che imbatterci in noi stessi adesso. Per dire questo, che per logoro che sia ai più far sempre bene ascoltare, bastano dei buoni interpreti e un po' di grazia. Fra un po' scorderemo questo film e avremo bisogno di un altro che faccia le stesse identiche cose.

Giudizio:


Recensione di EMANUELE RAUCO

Il club di Jane AustenSe c’è una scrittrice che più di ogni altra ha saputo attraversare il tempo e lo spazio e diventare punto di riferimento per intere generazioni, quella è Jane Austen, l’autrice di Ragione e sentimento e Orgoglio e pregiudizio, che ha saputo raccontare il femminismo ante-litteram e rispecchiare alcune esigenze e istanze psicologiche della donna contemporanea.
Per questo, Robin Swicord ha deciso di dedicare il suo secondo film da regista alla scrittrice inglese, con questa commedia calda e piacevole che cerca, tra superficialità e leggerezza, di scavare tra le pieghe di un fenomeno culturale.
Per risollevare Jocelyn, Prude e Sylvia dalle loro beghe affettive (non solo uomini ma anche cani), Bernadette crea un club letterario dove in 6 mesi si leggeranno 6 romanzi di Jane Austen, la loro scrittrice preferita: la “terapia” sarà un modo per conoscersi e amare meglio.
Scritta dalla regista, da un romanzo di Karen Joy Fowler, una commedia al femminile, come quelle che si facevano negli anni ’80, e che cerca di mescolare l’amore per la letteratura con uno sguardo tutto sommato rassicurante sui sentimenti e i rapporti tra uomini e donne ai tempi nostri.
Aperto da bei titoli di testa in cui si illustra la frenesia e le contraddizioni dei nostri giorni e tutto chiuso nell’arco di sei mesi, il film racconta il modo in cui la cultura vittoriana raccontata da Austen è ancora inscritta dentro la nostra cultura, come i rapporti sociali e sessuali non siano poi così evoluti in 200 anni e di come, alla stregua dei salotti bene, fatti di balli e lunghissime chiacchiere, siamo ancora legati a una politica della parola, piuttosto che dell’azione.
Swicord lo fa, ovviamente, intrecciando continui riferimenti alla narrativa austeniana e strutturando le storie dei vari personaggi come omaggio e rilettura dei classici dell’autrice, scadendo a volte nel meccanico o nel prevedibile, ma anche riuscendo a restituire un calore e una simpatia propri della poetica della romanziera, attraverso la capacità di costruire piccole atmosfera, anche banali a tratti (la lesbica sempre descritta un po’ sfigata), ma piacevoli.
Certo, la sceneggiatura non è impeccabile, ci sono stereotipi, personaggi mono-dimensionali (Prudie), semplicismi psicologici, ma anche una certa verve e una discreta capacità di racconto; anche perché Swicord non trascende mai, è perfettamente capace di reggere e gestire il ritmo e, se non sconvolge, coinvolge, e al cinema medio non dovremmo chiedere molto altro.
La versione americana, in pratica, delle commedie intellettuali francesi, con meno supponenza verso lo spettatore e in grado di camuffare l’artificio attraverso la fluidità di racconto, aiutata perfettamente in ciò dalla prova di un bel cast di volti televisivi, da Kathy Baker a Maria Bello, da Amy Brennemann a Jimmy Smiths, fino alla lanciatissima Emily Blunt. Un perfetta coperta per serate in cui la negatività è un ostacolo enorme.

Giudizio:
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