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Mr. Magorium e la bottega delle meraviglie Stampa E-mail
Sabato 26 Gennaio 2008 15:26
Mr. Magorium e la bottega delle meraviglie / Locandina originaleTitolo originale: Mr. Magorium's Wonder Emporium
Nazione: U.S.A.
Anno: 2007
Genere: Commedia, Fantastico
Durata: 96'
Regia: Zach Helm
Cast: Natalie Portman, Dustin Hoffman, Jason Bateman, Zach Mills, Jonathan Potts, Paula Boudreau, Rebecca Northan, Ted Ludzik
Produzione: Mandate Pictures, FilmColony, Walden Media
Distribuzione: Moviemax
Data di uscita: 25 Gennaio 2008

Trama: Mr. Magorium è il proprietario e gestore di un incredibile negozio di giocattoli, dove i balocchi prendono vita e un grande libro soddisfa i desideri di adulti e piccini incantati. Ma un giorno Magorium sente che è arrivato il momento di dire addio a questo mondo perchè il suo momento è arrivato, segnato da un paio di scarpe consunte. Improvvisamente, capito questo, la bottega delle meraviglie stessa cade in una terribile depressione e comincia a morire con lui segnando di nero le proprie pareti. Riusciranno la dolce assistente Mallory, da sempre al suo fianco e il piccolo Eric, aiutati da un premuroso contabile, a ridare la gioia perduta alla fantasia e alla meraviglia?

Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Mr. Magorium e la bottega delle meraviglieIl grandissimo Dustin Hoffman ritorna al cinema con questa favola a capitoli (intervallata nelle sequenze da dei cartelloni disegnati con dei titoli), leggero e dolcissimo sprazzo di gioco e gioia in mezzo al cinema fracassone, tragico e sempre alla ricerca di emozioni forti, e mai cinema puramente zuccheroso e dolce senza chiedersi tanto il perché. Di fatto questa favola del negozio che ha una sua vita propria fornendo colorati giocattoli in quantità e che sfiorisce con l'abbandono del suo proprietario, potrebbe tranquillamente avere delle radici nei Grimm o negli Andersen, se non fosse che manca completamente di ogni elemento tragico nel suo svolgersi. Non c'è traccia, neppure minimamente, in questo lavoro diretto da Zach Elm, di un cattivo, di un elemento negativo oppure contrariamente sarcastico, tutto è appianato verso una totale conclamazione del bene e della gioia, dove si sorride e si gioca. È questo un bene? Oppure un valore negativo?
Di fatto la bottega delle meraviglie è un inno, per quanto placido e tranquillo, alla gioia e alla vita e non alla fine di essa. Come Magorium dice non conta il momento che muori, ma come hai vissuto prima e quanto hai dato al mondo. Si cerca di essere ricordati con la gioia e con il sorriso, altrimenti è meglio di non essere ricordati neppure se dobbiamo rimanere con il pianto e la tristezza. Il messaggio, decisamente c'è, il fascino un po' meno, troppo annacquato dalla mancanza di variazioni di trama, sapendo subito dall'inizio che tutto dipenderà da come e quando il segreto di un inanimato pezzo di legno verrà portato allo scoperto. Di fatto comunque è un film troppo legato al gusto personale rispetto ai meriti oggettivi per poter dare un indirizzo di come potrà essere apprezzato, ai più teneri di cuore strapperà una lacrimuccia, pieno com'è di tante scene carine e dolci (la stanza planetaria, il piccolo cocciuto assistente, i giocattoli retrò) ma a coloro che vogliono anche qualche seppure piccolo sprazzo di toni alzati e amplificati farà storcere il naso. Vedendolo viene alla mente anche l'ormai antidiluviano Toys con Robin Williams, contrariamente simile in quanto il protagonista era un Peter Pan cresciuto ma aveva una sua trama movimentata, qua invece il personaggio centrale è un consapevole adulto che vive di cose strane e vocaboli strampalati alla ricerca di eredi, e non di sopravvivenza per se ma per il suo amato negozio (precisiamo che gli effetti dei movimenti dei giocattoli non sono nulla di che ma funzionali alla storia).
Si vedono nel film anche la fine delle illusioni ma si riparte con le didascalie ogni volta a ricordarci il nuovo inizio, riallacciando storia e trama a quanto detto prima sull'importanza del centro della vita e non della fine, dove anche l'eccentrico personaggio baffuto (collaboratore di Magorium) che ha vissuto sempre nel seminterrato a fabbricare libri magici dovrà cercare all'esterno nuovi orizzonti. Bella l'iconizzazione iniziale dell'idea del negozio con il cappello a 3 metri d'altezza che il bimbo prende con un salto, sinonimo di stupore e possibilità che le leggi fiscihe sono superate da quelle della fantasia se ci si crede veramente.
Hoffmann, pur in una parte poco impegnativa per la sua immensa caratura, tratteggia un personaggio che trova nella fine un senso perfetto di racconto dell'arco della vita, con un sorriso e senza nessuna amarezza, appoggiando le sue scarpe vecchie a quelle nuove della sua assistente (una Natalie Portman qua dolcissima e tremebonda di fronte al compito di ridare gioia al negozio, ex-bimba di Leon e principessa Amigdala di Guerre stellari). Fa da contorno Jason Bateman (Smokin' Aces) nella parte del contabile di modi garbati e infaticabile lavoratore, che rappresenta il sistema che deve controllare ciò che non può essere fisicamente contabilizzato a dovere (il negozio vivente e la fantasia).
In definitiva un film tenero a tenuta stagna, senza la minima contaminazione oscura se non quella della paura del futuro senza un personaggio perno, zuccheroso e oltranzista nella sua trama dolce, che piacerà immensamente agli animi più portati a commuoversi, che farà invece storcere il naso al grande pubblico che lo eviterà in massa in cerca di emozioni meno vere ma più potenti visivamente, bimbi compresi perchè con temi troppo adulti e nullo d'avventura.
Personalmente diciamo che è bello anche sognare con una rara favola, per quanto monodirezionale d'intenti, estraniamoci dal mondo per 90 minuti e crediamo che un negozio possa essere la simbiosi della nostra vita, da vivere con gioia dall'apertura alla chiusura, senza rimpianti ma serena accettazione. È un'utopia impossibile, ma è bello sapere che potrebbe esserci anche questa variabile nel cammino della nostra esistenza.

Giudizio: 2


Recensione di ALBERTO DI FELICE

Mr. Magorium e la bottega delle meraviglieTutto molto carino nel film di Zach Helm. Ma tutto anche con non troppo eccelso senso del ritmo e con ideuzze riciclate a destra e a manca. Per intenderci, la battuta centrale del pazzo protagonista magico, Mr. Magorium (Dustin Hoffman) appunto, quella sui panini e sugli hot dog, è ripresa così com'era dal remake de Il padre della sposa con Steve Martin. Ma forse chiedere l'originalità sarebbe troppo.
La cosa buona del film, o almeno la principale, è offerta dal lavoro di Thérèse DePrez, Brandt Gordon e Clive Thomasson, che creano un set la cui poesia è quella del giocattolo vecchio stile, quello che si prende in mano (in questo caso, magicamente prende vita) e porta a scoprire nuovi mondi, opposta al mondo moderno in cui i nuovi mondi sono digitali. Si era visto qualcosa del genere, anche se con meno sfarzo, in Zathura. In una certa misura l'intento di fondere le belle scenografie con le storie umane che contengono (la bottega "somatizza" quello che succede) è riuscito, con almeno un momento molto bello: il dolly ed il totale che mostrano la bottega risvegliata dalla magia di Mollie (Natalie Portman).
La sempre carina Portman e il pazzoide (ultimamente se li va proprio a cercare certi ruoli) Hoffman funzionano teneramente assieme, anche perché è quasi impossibile che le rispettive qualità (carineria e pazzia) non creino momenti, per quanto lontani dal sublime, piacevoli. In qualche circostanza (apice il loro dialogo finale) addirittura toccanti. Hoffman ci crede davvero, e volendo viene da commuoversi per un attore come lui, ormai di una certa età, che non trova una parte di rilievo da tempo. O forse viene invece da commuoversi nel vedere come, comunque, si sia convertito in pianta semi-stabile alla fantasticamente ironica rilettura del suo estro che ha inaugurato con (il sottovalutato) Hook di Spielberg.
C'è dunque di che gioire nelle piccolezze di questo film. Principalmente perché, nonostante la chiara programmaticità del tutto, i due principali attori ci mettono quel tocco umano, aiutati da una regia che in questo si dimostra sveglia, che vende lo zucchero filato col sorriso in volto. Anche se la Portman si vede che il piano non lo sa suonare, e anche come direttrice di un'orchestra di giocattoli fa quasi pietà. E a soffermarsi sulla sentimentalità di questo film viene da tornare un po' romanticamente alle origini magiche, ai trucchi scenici del primo cinema.

Giudizio: 2

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