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| Lunedì 04 Febbraio 2008 01:15 | |||
Titolo originale: Cassandra's DreamNazione: U.S.A., Gran Bretagna Anno: 2007 Genere: Drammatico, Crimine Durata: 108' Regia: Woody Allen Cast: Ewan McGregor, Colin Farrell, Hayley Atwell, Tom Wilkinson, Sally Hawkins, Tamzin Outhwaite, Mark Umbers, Phil Davis, John Benfield Produzione: IBERVILLE Distribuzione: Filmauro Data di uscita: 1 Febbraio 2008 Trama: Ian e Terry sono due fratelli che cercano di sbarcare il lunario in qualche maniera nella Londra di oggi. Purtroppo, pur non avendo a disposizione grandi capitali, hanno due terribili vizi : Ian quello delle donne belle e costose, Terry quello del gioco. Dopo aver contratto debiti per forti somme, sono disperati e apparentemente senza via d'uscita possibile. Chiedono aiuto al ricco zio venuto a trovarli, questi acconsente ad aiutarli, però prima c'è una richiesta davvero difficile da soddisfare prima di consegnare i soldi che servono ai due fratelli. Recensione di PIETRO SIGNORELLI Woody Allen torna a dirigere un nuovo thriller londinese (sua nuova
patria spirituale ormai dopo l'abbandono artistico degli sfondi
newyorkesi) dopo gli ottimi Match Point e Scoop. Qui
non c'è la sua nuova musa Scarlett Johansson e Woody non recita, ma in
compenso abbiamo una coppia di superstar ad interpretare il ruolo dei
due fratelli nei guai finanziari. Terry (Colin Farrell, ha recitato
anche per Malick in The New World) è un meccanico con il vizio del gioco pesante, Ian (Ewan McGregor, famoso Obi-Wan Kenobi della saga di Star Wars) ha l'abitudine di frequentare donne con pretese costose che non può minimamente mantenere.Passato il confine possibile dei debiti, l'unica soluzione sembra quella di accettare una proposta indecente dello zio che si trova nei guai. La cosa richiesta è tutt'altro che facile da eseguire, e provoca terribili ansie e problematiche per due persone divise tra onestà e i rischi di avere le spalle al muro dei creditori, o di perdere la onerosa bella fidanzata. Unica oasi di pace sembra essere la loro amata barca in cui spesso si ritirano a pensare. Allen ormai ha sviluppato una predisposizione incredibile per il genere thriller di classe, dopo i tanti capolavori esistenziali del passato, e in questo Sogni e delitti (anche se il titolo originale Cassandra's Dream ha molto più fascino) non abbandona il seminato così ben costruito con i due film del grande distacco dall'amata New York precedente. Dopo un inizio teatrale dei titoli come si conviene al suo gusto (comunque anche i credits finali sono uguali come stile e musica), parte questa vicenda umana bipolare, dove dopo aver compiuto un atto tutt'altro che lecito per salvarsi, i due fratelli non riescono a trovare la pace interiore e sono pervasi da terribili sensi di colpa che si materializzano in incubi (da cui la motivazione del titolo). Qui il conflitto di classe ricorda un po' quello di Match Point dove l'arrivismo arrivava al parossismo per entrare in una determinata cerchia, qua invece abbiamo sia questo fattore (con Ian che vuole entrare nelle abitudini di un ceto sociale del tutto inarrivabile per lui) che quello della incoscienza, dove un tranquillo meccanico felicemente sposato con una dolce compagna viene rovinato dal vizio del gioco, dell'alcool e del fumo. Siamo di fronte al solito lavoro di bilancino perfetto, con Allen che giostra sapientemente le emozioni sorretto dalla coppia di attori in maniera splendida. Soprattutto da Farrell, davvero bravo, con il personaggio più difficile da trasporre, pieno di vizi e tic nervosi (non abbandona mai la sigaretta, cinema davvero di controtendenza questo, sempre buio e corrucciato, con la barba perennemente incolta), e oltretutto molto più umano del fratello e con sentimenti più genuini, dato che i suoi guai derivano non dall'apparire a tutti i costi ma quanto più dall'incoscienza di giocare ogni volta il tutto per tutto. Purtroppo, ci duole dirlo, questo bel lavoro artistico/tecnico di Allen (sempre perfette le scelte di inquadrature e location, con l'ennesimo scorcio sberleffo del Tower Bridge e del palazzo "proiettile" a lato, sinonimo di nuovi scenari, e messaggio verso coloro che a suo dire non l'hanno mai capito veramente, comunicando che lui sa immortalare bene sia New York tanto quanto Londra), pur essendo comunque molto valido, non ha il fascino e la penetrazione emozionale degli altri suoi lavori, dove Match Point, soprattutto, e Scoop, riuscivano a dare un colpo noir intenso senza mollare mai la presa. Qua alcuni punti sono un po' ripetitivi, c'è un certo autocompiacimento a filmare scene uguali (l'andirivieni delle jaguar, i messaggi verso l'inadeguatezza del reggere delle posizioni sociali, alcuni confronti tra i due fratelli) e a limitarsi a proseguire il racconto senza brusche ellissi di variazione (tranne che nell'inevitabile centro e nel finale). Quel che ne viene fuori nel complesso sembra una trasposizione hitchcockiana delle tragedie greche (ampiamente citate nel film), che per il suo svolgersi lento e progressivo (per meglio evidenziare il lato umano contrastato della storia) potrebbe annoiare qualche spettatore che magari sperava in un lavoro con diverse prospettive rispetto a quelle presentate, dove il lato noir/thriller in fondo è solo un sussulto rispetto ai ragionamenti sui sensi di colpa e alle scelte morali (che in Match Point erano condensati nello splendido finale). Probabilmente la voglia di produrre che da sempre contraddistingue Allen (uno dei più prolifici grandi autori dell'ultimo trentennio) lo ha portato a filmare comunque partendo da una idea isolata e non da una completa genesi dell'affresco narrativo. In definitiva un film comunque valido, troppo ben fatto con la solita classe per mancarne l'appuntamento, con valide recitazioni, anche se non aggiunge nulla a quanto detto o visto nel passato sia dell'occhialuto regista o del cinema in generale. Provaci ancora Woody! Noi saremo comunque qua ad attenderti perchè il fascino della tua arte e dei tuoi lavori è impagabile. Giudizio: ![]() Recensione di ALBERTO DI FELICE È un cerchio perfetto, asciutto ed impietoso, quello che Woody Allen chiude con il suo Cassandra's Dream.
Tragedia-commedia-tragegia che ribadiscono, nel macro e nel micro, e
con una superba solidità di scrittura e regia, le ossessioni del
regista, ormai ricomposte in una nuova cornice che sembra averle
adattate di quel poco che basta nell'insieme a sorprendere. Se Match Point spiazzava (e troverete chi vi dice che questo è una fotocopia slavata:
non è vero), pur trattando nella sostanza nulla di nuovo, e Scoop tornava con l'ausilio fisico di Allen a calcare palcoscenici apparentemente più faceti e familiari, Cassandra's Dream
dovrebbe ormai rendere chiaro anche ai muri che abbiamo a che fare con
una riflessione unitaria, che ripete con significative variazioni.La tragedia che si tramuta in farsa, e per tramite di questa torna ad esser tragedia. Allen gioca, con una metodologia che è tipica tra l'altro dei suoi dialoghi comici, sul climax e l'anticlimax sia all'interno delle singole opere che fra un'opera e l'altra, accosta nel giro di tre film, chiusi a sandwich, il genere "alto" ed il prosaico. Nella terra di Shakespeare —uno, non ci sarebbe bisogno di dirlo, che di commedie e tragedie se ne intendeva— sceglie in quest'ultimo film di sottolineare ancor di più l'elemento di classe, creando la piccola epopea di una famiglia che taglia trasversalmente ricchezza e miseria, quindi interiorizzando pienamente il conflitto e ribaltando la polarità del delitto. Così la riflessione sulle aspirazioni, sul caso, sulla colpa e sul castigo destabilizza la freddezza dei personaggi, che cercano di diventare dei parvenu di sé stessi. Partendo da una biblica coppia di fratelli, Ian (Ewan McGregor) e Terry (Colin Farrell), che chiedono aiuto al ricco zio Howard (Tom Wilkinson): uno più sicuro (Ian) e l'altro più debole (Terry), figli di un padre povero (John Benfield) e di una madre con adorato fratello pieno di soldi (Clare Higgins). Commettono un omicidio con rozzi aggeggi, relitti d'infanzia di uno dei due, non molto lontani da una pietra o un osso preistorico per fratricidi fra primati. Ma ecco l'ironia del gesto, un fratricidio appunto, già nell'incontro inatteso fra futura vittima e carnefici: la vittima, Martin Burns (Phil Davis), è un terzo doppio, più precisamente un doppio di Terry, e Terry (che è il primo a sparare) è anche colui che ha riassemblato il rozzo aggeggio d'infanzia per il crimine, oltre ad essere colui che ne vivrà il patema. Abbiamo quindi tre coppie di doppi: i due fratelli (il meccanico e quello che guida le macchine di lusso dei clienti che questi gli presta, quello con la moglie popolana e quello che punta più in alto di una misera cameriera nera); il più debole ed instabile giocatore Terry e l'imbelle ma pericoloso dipendente di zio, Burns, di umili origini e anch'egli appassionato di poker; il deciso aspirante albergatore californiano Ian con il ricco zio Howard con ospedali (che non devono essere molto diversi da degli alberghi) fra California e Cina. È venuta meno ogni integrità nei personaggi già da questa rete di richiami che polverizzano l'unità ideale della famiglia. Stavolta la vetta cui aspira la cupidigia è interna, domanda l'ingresso in un club di cui per sangue si farebbe già parte. E, per questo insostenibile, drammaticamente richiede una più spietata implosione dall'interno. La punizione non è più evitata come in Match Point, né portata da fuori come in Scoop: è autoinflitta. «L'unica nave che attracca di sicuro ha le vele nere». Giudizio: ![]()
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Titolo originale: Cassandra's Dream
Woody Allen torna a dirigere un nuovo thriller londinese (sua nuova
patria spirituale ormai dopo l'abbandono artistico degli sfondi
newyorkesi) dopo gli ottimi 
È un cerchio perfetto, asciutto ed impietoso, quello che Woody Allen chiude con il suo Cassandra's Dream.
Tragedia-commedia-tragegia che ribadiscono, nel macro e nel micro, e
con una superba solidità di scrittura e regia, le ossessioni del
regista, ormai ricomposte in una nuova cornice che sembra averle
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