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| 30 giorni di buio |
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| Venerdì 08 Febbraio 2008 17:28 | |||
Titolo originale: 30 Days of NightNazione: U.S.A., Nuova Zelanda Anno: 2007 Genere: Horror, Thriller Durata: 113' Regia: David Slade Cast: Manu Bennett, Melissa George, Josh Hartnett, Ben Foster, Kate O'Rourke, Craig Hall, Joel Tobeck, Ben Fransham, Megan Franich, Camille Keenan Produzione: Ghost House Pictures, Columbia Pictures, Dark Horse Entertainment, Ghost House Pictures Distribuzione: Medusa Data di uscita: 8 Febbraio 2008 Trama: La cittadina di Barrow nell'Alaska sta preparandosi ad affrontare il terribile periodo di buio totale che durerà 30 giorni consecutivi. Mentre chi non vuole vivere questo terribile periodo di stasi della luce fugge, lo sceriffo rimane ad organizzare il tutto per i residenti. Improvvisamente uno sconosciuto arriva da una misteriosa nave nella cittadina portando con sé una terribile compagnia di mostruosi vampiri assetati di sangue. Senza il respiro del giorno, riuscirà il manipolo di eroi a resistere un mese intero alla terribile minaccia? Recensione di ALBERTO DI FELICE Decisamente niente di nuovo in questo horror vampiresco che fa
automaticamente tornare in mente il cinema di Carpenter, ma purtroppo
solo come dato superficiale, se non altro per dispiacersi che a
dirigerlo non sia stato proprio lui. Per dirla in breve, abbiamo
null'altro che il tipico film d'assedio con mostri fuori e vari
personaggi-tipo dentro (ma anche dentro, poi fuori, poi di nuovo dentro
con qualcuno in meno) a dovere evitare il peggio. A valorizzare questa
premessa da film di genere tutto d'un pezzo ci pensa la miniserie a
fumetti di Steve Niles e Ben Templesmith, che progetta un setting che a
memoria non è mai stato sfruttato per siffatte imprese. E gli sforzi
produttivi per far sì che l'ambientazione quasi-polare non venga
buttata via ci sono tutti nella scenografia di Paul Denham Austerberry.I cattivi sono vampiri, di quelli che sembrano andare alla grande perché offrono molti meno problemi: hanno fame, più che sete. Il che vuol dire che sono tanto vampiri quanto zombi velocissimi e feroci senza carattere, al massimo qualche caratterizzazione fisica. Ed è troppo chiedere che rappresentino qualcosa come fanno gli zombi più validi: hanno solo fame. Nell'occasione però non si dimentica che la figura dovrebbe avere anche una sua dignità romantica, e quindi almeno sono vestiti elegantemente, sono tutti bianchi e bianchissimi, e parlano una lingua di radici sconosciute al sottoscritto. Guidati da un capo ateo devoto all'occultamento della razza (Danny Huston), cui piace parlare alle povere vittime che non possono capirlo (ma forse possono, come noi, dato che ci sono i sottotitoli), fanno il loro dovere. Quanto agli umani, servono storie umane. Quindi abbiamo un protagonista, lo sceriffo Eben (Josh Hartnett) che è separato dalla moglie Stella (Melissa George), e ne segue che ricucire il rapporto di famiglia fra i due sarà la preoccupazione ultima dello script (di Niles con Stuart Beattie e Brian Nelson). Poi un po' di necessari secondari solo abbozzati. Alla regia di tutto questo è evidente che non c'è Carpenter. C'è il regista di un buon film che da noi non è mai uscito, David Slade (Hard Candy), e qui mancando un racconto interessante ci si accorge di più che in quel film che ha iniziato con video musicali. 30 giorni di buio sembra diretto dal regista occasionalmente fast-nevrotico di un qualche adattamento televisivo di un romanzo di King, del quale non è necessario ricordare il nome, così come sembra che la sceneggiatura stessa sia stata scritta da un adattatore qualunque di un romanzo di King, e che a montare il film abbia provveduto un montatore qualsiasi di un adattamento di un romanzo di King (invece è sempre Art Jones di Hard Candy). Non viene fatto un grande sforzo per centellinare e rendere interessanti i trenta giorni nei quali i poveracci di Barrow (anche loro un po' smunti) cercano di non crepare: più che farli passare da una parte all'altra della cittadina non si fa, e veniamo catapultati nel countdown attraverso ellissi e morti alla meno peggio. Per concludere con un'iniezione salvifica, un atto eroico che fornisce un bel finale con cuoricini funerei di fronte al sole sorgente. Perché il sangue dei vampiri infetta, sia chiaro, senza avere il problema di dire qualcosa sulla natura umana o altro. Visto che non c'era molto da dire, magari lo si poteva dire meglio in un'ora e mezza. Giudizio: ![]() Recensione di PIETRO SIGNORELLI Sam “Spiderman” Raimi produce, coadiuvato dall'amico Robert Tapert,
vecchia conoscenza dai tempi della Reinassance Pictures, questo
originale, almeno nello spunto di base, 30 giorni di buio con un attacco di vampiri in atto (sembra l'assunto sfortunato di Pitch Black,
tre soli che vanno in eclissi dopo tempo immemore in maniera ciclica
proprio quando arrivi sul pianeta e guarda caso i nemici sono sensibili
alla luce) film tratto dalla graphic novel americana di Steve Niles e
Ben Templesmith, edita dall'editore di fumetti Dark Horse.Diretto da David Slade (praticamente un esordiente, di suo abbiamo solo Hard Candy del 2005), il film comincia davvero bene, (dopo la sigla iniziale suggestiva con le crepe del ghiaccio che sembrano arterie e vene) con le ambientazioni gelide e ghiacciate dell'Alaska a fare da sfondo all'arrivo della nave maledetta (i richiami vampireschi ovviamente si sprecano in questo caso), con il misterioso nuovo arrivato che vaga per la città con alle sue spalle il sole che sta minacciosamente calando. L'atmosfera è davvero cupa, si sente a pelle che sta arrivando qualcosa di terribile a minacciare la comunità infreddolita, e mentre si fa conoscenza dei vari eroi (Stella, interpretata da Melissa George, vista non molto tempo fa in Turistas, e lo sceriffo Eben Oleson, il Josh Hartnett di Black Hawk Down) si nota che la minaccia sta agendo in maniera subdola per isolare e rendere più debole la resistenza dei rimasti (il cui numero viene mostrato in un cartellone all'inizio del film). Per incupire in tutto si è fatto un buon lavoro di fotografia che si scurisce e diventa bluastra quando appaiono le creature, mentre i giochi di controluce tra nebbie artiche e fondi bianchi sono davvero buoni per nascondere alla vista l'entità dei pericoli che man mano si presentano. Scoperta la minaccia, il manipolo di sopravvissuti si barrica in una soffitta, ma ovviamente non possono rimanere per un mese in quel luogo, e allora comincia una fuga per la sopravvivenza nei vari luoghi della città che abbiamo conosciuto prima, quando tutto era calmo. Purtroppo dopo il buon inizio, il film si proroga in maniera banale e con delle scelte di sceneggiatura davvero stranianti, accomiatate da un ritmo blando dovuto all''imprudenza registica che a volte si perde nel descrivere cose inutili, con degli eroismi a volte addirittura ingiustificati e perdendo man mano lo smalto iniziale con il quale era partito. La tensione incomincia a perdersi, delle recitazioni non certo sublimi e delle caratterizzazioni poco convincenti (compresa quella di Danny Houston che fa Marlow, mentre Ben Foster fa lo straniero) fanno perdere il senso di disperazione e di impotenza di fronte a un nemico apparentemente insuperabile. Ci sono piccoli fasci di storia davvero ridicoli (la lampada, la conoscenza di nuovi superstiti messi lì solo per aumentare il numero della carne sacrificabile, alcune fughe improponibili e tentate), che ci fanno pensare che tutto sia lì solo per accumulare e non arricchire. Anche la grande svolta finale (appena vista, in versione contraria, in un film di recente successo di cui non vi possiamo dire il titolo per non rovinare la sorpresa) è davvero banale. Per quanto riguarda il look dei vampiri (che non sono propriamente solo dei semplici succhiasangue palettabili nel cuore e allontanabili con l'aglio) siamo di fronte a una trasposizione dark di effetto scenico ma piuttosto fragile di credibilità, con una dentatura da squalo e non solo i canini sviluppati. Comunque gli effettoni splatter (invero non molti) sono oltremodo buoni (i soldi di zio Sam si vedono), con la volontà di mantenere un valore crudo e quasi casereccio nelle mutilazioni (effettuate con asce e lame di vario genere) senza dimenticare la loro credibilità. Un lavoro corretto come riprese, con la scelta di non far vedere in maniera completa i momenti di combattimento diretto uomo/creatura muovendo la telecamera all'impazzata, che però si mostra in discesa nelle sue accezzioni di paura/tensione/credibilità, perdendo man mano quello spunto di base buono che aveva. Josh Hartnett ce la mette tutta per fare l'eroe a tutto tondo, ma non riesce minimamente a dominare la vicenda facendone solo parte, dove la sua influenza sul gruppo è praticamente inesistente in quanto si sceglie di vivere di continue diaspore per arrivare alla durata necessaria per distribuire il film. In definitiva un horror movie che si distingue dalle innocue produzioni di genere, che colmano la programmazione degli europlex, per un buono spunto e una realizzazione tecnica efficace, ma che non riesce ad andare oltre a una fruizione di semplice trascorrimento di tempo in quanto la sua prosecuzione è molto meno affascinante del suo inizio. Giudizio: ![]()
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Titolo originale: 30 Days of Night
Decisamente niente di nuovo in questo horror vampiresco che fa
automaticamente tornare in mente il cinema di Carpenter, ma purtroppo
solo come dato superficiale, se non altro per dispiacersi che a
dirigerlo non sia stato proprio lui. Per dirla in breve, abbiamo
null'altro che il tipico film d'assedio con mostri fuori e vari
personaggi-tipo dentro (ma anche dentro, poi fuori, poi di nuovo dentro
con qualcuno in meno) a dovere evitare il peggio. A valorizzare questa
premessa da film di genere tutto d'un pezzo ci pensa la miniserie a
fumetti di Steve Niles e Ben Templesmith, che progetta un setting che a
memoria non è mai stato sfruttato per siffatte imprese. E gli sforzi
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buttata via ci sono tutti nella scenografia di Paul Denham Austerberry.
Sam “Spiderman” Raimi produce, coadiuvato dall'amico Robert Tapert,
vecchia conoscenza dai tempi della Reinassance Pictures, questo
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tre soli che vanno in eclissi dopo tempo immemore in maniera ciclica
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