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Caos calmo Stampa E-mail
Sabato 09 Febbraio 2008 16:43
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Titolo originale: id. Caos calmo / Locandina
Nazione: Italia, Regno Unito
Anno: 2008
Genere: Drammatico
Durata: 115'
Regia: Antonello Grimaldi
Sceneggiatura: Nanni Moretti, Laura Paolucci, Francesco Piccolo
Cast: Nanni Moretti, Valeria Golino, Alessandro Gassman, Isabella Ferrari, Silvio Orlando, Blu Yoshimi, Hippolyte Girardot, Roberto Nobile, Alba Rohrwacher, Manuela Morabito, Kasia Smutniak, Beatrice Bruschi, Sara D'Amico, Babak Karimi, Tatiana Lepore
Produzione: Fandango, Portobello Pictures, Phoenix Film Investments, Rai Cinema, Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Distribuzione: 01 Distribution
Data di uscita: 8 Febbraio 2008
Trama: Pietro è un affermato top manager in un'azienda che cura interessi televisivi. Mentre si sta rilassando sulla spiaggia con il fratello Carlo, vede che due donne rischiano di annegare. Senza esitare, i due compiono il salvataggio nonostante gli ampi consigli di non tuffarsi da parte degli altri bagnanti. Tornato a casa dopo l'impresa, trova la moglie morta nel prato per colpa di un fulmineo malore. A quel punto decide di dedicare la sua vita alla figlia di 10 anni, Claudia, decidendo di sedersi sulla panchina della scuola a meditare, tralasciando carriera e lavoro. La sua strana permanenza in quel luogo lo porterà a diventare confessore e conoscitore di svariati personaggi.


Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Caos calmoTratto dal libro best-seller di Sandro Veronesi. Nanni Moretti, dopo l'antiberlusconiano Il Caimano, torna al cinema con una storia intimista e molto profonda, dove è attore protagonista e sceneggiatore, non come di solito anche regista. Dietro la macchina da presa troviamo Antonello Grimaldi, di derivazione televisiva con Distretto di polizia 2, bravissimo a sfruttare la grande fotografia autunnale di Alessandro Pesci e a cercare sempre inquadrature con le giuste angolazioni degli sguardi delle persone.
La storia di questo manager televisivo eroe (salva due donne con l'aiuto del fratello all'inizio del film, per poi essere beffato dal destino trovando a casa la moglie morta subito dopo) viene raccontata con un occhio profondo per il dolore di non potersi liberare delle proprie ansie, necessità che ha ognuno di confrontarsi e poter dire serenamente una parola di conforto senza patemi a uno sconosciuto oppure a qualcuno che si ama che però ormai si sente lontano. Così un semplice saluto (come nel tenero gioco del telecomando che apre la macchina, oppure il sorriso verso la sconosciuta con il San Bernardo, una affascinante Kasia Smutniak) diventa necessità irrinunciabile, appuntamento inconsueto e semplice di piccola oasi di serenità.
E così Pietro Paladini, che si distoglie quasi totalmente dalla carriera e dalla attività lavorativa (vi rimane a contatto solo per via degli incontri con i colleghi o per la segretaria che lo raggiunge al cellulare), per contemplare su una panchina e dare un senso diverso alla sua vita, diventa il centro della comunicazione di tante persone, che finalmente possono fare riferimento a lui per quello che con gli altri non riescono a compiere, il potersi sfogare con serenità. E lui raccoglie le ansie di Marta (Valeria Golino) cognata in crisi emotiva per via di una gravidanza che non può condividere con l'uomo che ama, quelle dei colleghi (francesi e italiani, compreso l'esistenzialista e umano Silvio Orlando, che ha una sua particolare idea della trinità), della donna che lui ha salvato, che si scopre essere una fedifraga passionale (Eleonora, una conturbante Isabella Ferrari), ma anche di un microcosmo infinito di personaggi laterali che culmina con l'apparizione del grande Roman Polanski.
E tutto questo mulinare di situazioni è davvero un caos apparentemente calmo, che alla fine ribolle ed esplode di vita vissuta assorbendo patemi senza dare segno di reazioni, in una scena di sesso fortissima per i canoni del cinema a grande penetrazione (scusate il gioco di parole) nazionale, dove non c'è divieto se non un «consigliata la visione ai minori di dodici anni solo se accompagnati dai genitori». La scena in questione (trattata dai media come fonte per dare linfa pubblicitaria al film, ma è molto valida anche all'interno della trama) è davvero forte, ai limiti del sadomaso, sorprendente nelle meccaniche di avvenimento pensando che ha Moretti come protagonista, ma completamente ideale per il film: avviene senza che te l'aspetti, completativa di uno stato d'animo che passa dal ricevere e dare senza reazione a un autentico scambio liberatorio di passione. E alla fine ancora una volta il padre si ritrova accanto alla figlia per poter ricominciare il suo corso umano, ma stavolta diverso nelle meccaniche in una sorta di valori compresi ed azioni meno utopiche.
Film di chiara ispirazione bergmaniana (impossibile non pensare a Il posto delle fragole e alla sua filosofia meditativa con una trama simile), vede finalmente Moretti abbandonare le contestazioni politiche pure, per dedicarsi alla esistenzialità dell'uomo, in un ruolo in cui lui si cala perfettamente, coinvolgendo nella qualità di interpretazione Alessandro Gassman, il fratello/zio di Claudia guascone e cazzeggiatore, ma che arriva a ragionare validamente sulle strade percorse da altri senza rinunciare al proprio stile di vita (la moda, la canna occasionale, i ritrovi mondani). Grimaldi ragiona e illustra per segni: un anello buttato in un tombino che consapevolizza le scelte, un cellulare che ricongiunge con il mondo che si è abbandonato, un piatto di pasta troppo ricco rispetto a uno stile di vita scarno, un invito per condividere il dolore, e alla fine tanta ipocrisia di chi era collega e si ricongiunge a Pietro per raggiungere un arrivismo che lui avrebbe a portata di mano e che non gli interessa più minimamente.
Un lavoro davvero validissimo, un film sentito ed umanamente splendido, un andirivieni di calme emozioni lucide e sentite che si immagazzinano fino ad esplodere ed implodere, una vera boccata d'ossigeno per un cinema italiano che quando mostra l'impegno e il disinteresse per i temi vacui si solidifica proponendo storie limpide, valide e multiformi. La scena di sesso violento che vedrete non è lì solo per dare pubblicità (poi ovviamente viene usata dalla produzione come presentazione anche a fini di puro lucro), ma è perfettamente incastonata nel quadro generale, affresco di sentimenti, controllabili o meno, che vanno oltre le aride liste che il protagonista stila nella sua mente per dare ordine che nella società di oggi non può esistere.
In definitiva, non perdetevelo assolutamente: sarebbe un vero peccato non assistere a questa sarabanda di emozioni calme e caotiche, che vede un cinema anticommerciale per la massa, nello svolgimento, guardare soprattutto all'etica dell'importanza del singolo.

Giudizio: 3


Altri giudizi della redazione:

Alberto Di Felice
: 2.5

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