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| Prospettive di un delitto |
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| Lunedì 03 Marzo 2008 01:00 | |||
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Titolo originale: Vantage Point Trama: Durante un summit internazionale, a Salamanca in Spagna, sul terrorismo, il presidente degli Stati Uniti viene ucciso in un attentato. La ricerca del colpevole procede secondo otto visioni diverse di vari personaggi presenti sul luogo che costruiscono ripartendo ogni volta dallo stesso punto con la loro storia personale la visione totale. Alla fine della ricostruzione diversificata potranno emergere delle pericolose versione ambigue... Otto prospettive differenti per descrivere un unico avvenimento tragico. Un po' Lost con i suoi flashback e flashforward (e il protagonista di questo serial, Matthew Fox, il dottor Jack dell'isola non sembra davvero messo lì a caso) e un po' 24 (action in tempo determinato con azione serrata), questo lavoro del regista Pete Travis (al suo attivo solo Cold Feet del 1998) ci mostra cosa varia per la vita di ogni persona l'essere protagonista oppure spettatore di un tragico avvenimento, se poi l'avvenimento è il summa delle tragedie politiche come la vita troncata di un presidente (nel luogo e da parte di chi si vuole combattere organizzandosi con un summit), anzi del presidente, visto che il grande William Hurt incarna la figura dell'uomo più potente del mondo che viene ucciso (nessuno spoiler in atto, la cosa avviene subito al primo momento) il tutto si amplifica all'infinito.Il film riprende questo tragico fatto all'inizio, poi dopo utilizzando una specie di riavvolgimento visivo da videoregistratore ricomincia tutto dalle ore 12.00 in punto per varie volte. Sigourney "Ripley" Weaver è la regista di una tv americana (chiamata GNN con ovvi riferimenti alla CNN) arrivata a Salamanca per riprendere l'avvenimento, che in cabina di comando vede gli avvenimenti con tante camere diverse (come parafrasi e contatto ideologico delle prospettive del film), Dennis Quaid è l'arcigno detective della sicurezza con un passato particolare che non si rassegna mai, il grande Forest Whitaker è il turista che filma con la sua videocamera le circostanze e i dintorni della tragedia in maniera amatoriale, Eduardo Noriega è il poliziotto spagnolo della sicurezza, infine Fox è il collega deciso e determinato di Quaid. La narrazione ad andata e ritorno è serratissima e non concede tregua, ha delle sorprese di retroscena non scontate, e sopratutto procede chiara senza mai far andare fuori di testa lo spettatore per seguirla. Gli inseguimenti in auto sono spettacolari, numerosi crash contraddistinguono il visivo (i soldi spesi non sono solo per il cast stellare) rendendo il pastiche politico/action coinvolgente oltre che roboante. In mezzo ai professionisti della difesa e alle congiure (e ai ricordi oltre che dell'11 settembre anche dell'11 marzo spagnolo), ci sono le determinanti storie di piccoli uomini e cittadini comuni che si ritrovano ad essere protagonisti involontari dello scenario tragico. Davvero una strana commistione quella di vedere tecniche collaudate in televisione (ed eseguite comunque di base con gusto cinematografico come da insegnamento appreso ed eseguito da professionisti del cinema come Kiefer Sutherland) sul grande schermo, ma la cosa funziona perfettamente a livello dinamico e visivo. Certo, siamo di fronte ad un ennesimo figlio dell'11 settembre, come del resto il contemporaneo Rendition in uscita nelle sale lo stesso giorno, ma stavolta non ci troviamo solo un pallido unico sbandieramento dell'onore e della patria, tutto potrebbe essere connotato come una indagine el «Chi è stato?» che per dargli una grande ridondanza (e richiamo) allarga di importanza e orizzonti i protagonisti, visualizzando tutte le prospettive e le visioni e non solo una unica. Il pubblico che si avvicina a questo prodotto non nuovo ma atipico (un esempio di formula c'era anche nel thriller/glamour Signori, il delitto è servito, tratto dal gioco da tavolo Cluedo, anche se in chiave del tutto diversa) ha lo stimolante gioco delle diverse prospettive da sviluppare potendo verificare a mente aperta e in prima persona che l'attenzione del regista abbia collegato tutto per bene. D'altronde da sempre il pubblico vuole poter giocare mentalmente anche con ciò che vede, e qui il sintomo di gioco funziona perchè il film non è verboso e il ritmo indiavolato. Logica vuole che alla fine venga fuori l'American Way of Glory, Quaid incarna il classico americano che lotta senza mai arrendersi di fronte al nemico, avversario che è furbo e determinato («Questi americani si credono sempre un passo davanti agli altri») ma la cosa non viene a disturbare in quanto non abbiamo davvero il tempo di pensare dato il tornado continuo di avvenimenti. Quello che si può rimarcare a questo film è la mancanza di un approfondimento (improponibile in simile intento di totale action intrattenimento) di qualche concetto sublimale non mansueto o consueto (in fondo vive di stereotipi). In definitiva una pellicola dal grandissimo ritmo action non originale ma atipica, che soddisferà gli amanti di genere a sfondo politico (blandamente approfondito e grandemente gonfiato) ma anche l'occasionale spettatore che cerca solo stimolante divertimento puro facile da assimilare. Gli obbiettivi sono questi e sono raggiunti con una cifra stilistica mediocre, se si vuole altro e di meglio sono settimane grasse di cinema e non è dura scegliere variazioni di profondità più marcate. Se vogliamo rilassarci senza rimpiangere il biglietto questo film è l'ideale, senza troppo badare a contenuti che non ci sono sulla sua conformità di cartellone mostrata e che poi non arriva. Giudizio:
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Otto prospettive differenti per descrivere un unico avvenimento tragico. Un po' Lost con i suoi flashback e flashforward (e il protagonista di questo serial, Matthew Fox, il dottor Jack dell'isola non sembra davvero messo lì a caso) e un po' 24 (action in tempo determinato con azione serrata), questo lavoro del regista Pete Travis (al suo attivo solo Cold Feet del 1998) ci mostra cosa varia per la vita di ogni persona l'essere protagonista oppure spettatore di un tragico avvenimento, se poi l'avvenimento è il summa delle tragedie politiche come la vita troncata di un presidente (nel luogo e da parte di chi si vuole combattere organizzandosi con un summit), anzi del presidente, visto che il grande William Hurt incarna la figura dell'uomo più potente del mondo che viene ucciso (nessuno spoiler in atto, la cosa avviene subito al primo momento) il tutto si amplifica all'infinito.








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