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10.000 A.C. Stampa E-mail
Lunedì 17 Marzo 2008 01:59
10.000 A.C. / LocandinaTitolo originale:      10,000 B.C.
Nazione:      U.S.A.
Anno:      2008
Genere:      Drammatico, Avventura
Durata:      109'
Regia:      Roland Emmerich
Cast:      Camilla Belle, Steven Strait, Cliff Curtis, Omar Sharif, Tim Barlow, Suri van Sornsen, Marco Khan, Reece Ritchie, Mo Zinal
Produzione:      Warner Bros. Pictures, Legendary Pictures, Centropolis Entertainment
Distribuzione:      Warner Bros.
Data di uscita:      14 Marzo 2008

Trama: Nel 10.000 A.C. gli uomini vivono cibandosi delle carni dei giganteschi mammuth che migrano in branchi. Ma un giorno arriva una donna dagli occhi azzurri, che parla di un popolo di guerrieri demoniaci che miete morte e distruzione per renderli in schiavitù, con quale scopo preciso non si sa. Quando l'orda arriva portando morte e distruzione, ai cacciatori sopravvissuti del villaggio non resta che mettersi all'inseguimento di coloro che gli hanno rubato le donne e gli amici. Insofferenti delle continue vessazioni, anche altre tribù non esiteranno ad unirsi alla compagnia di eroi. Ma le insidie, anche quelle naturali, sono molteplici.

Recensione di PIETRO SIGNORELLI

10.000 A.C.Incredibile Roland Emmerich, lui è come un Dio impazzito e può tranquillamente permettersi di stravolgere qualunque logica fisico/storica senza nessun problema, decide in The Day After Tomorrow di salvare i superstiti dalla glaciazione bruciando dei libri in un camino, chiude ogni possibile discorso in Indipendence Day con il sacrificio valoroso di un vero americano contro un orda di marziani, ne Il patriota fa andare Gibson e gli altri a dei simil-Caraibi in un villaggio turistico per riposarsi dalla guerra stancante, in Godzilla fa ingoiare una macchina al mostro fino alla bocca, con occupanti, per poi fargliela risputare salvando i malcapitati, ma in questo 10.000 A.C. il delirio di onnipotenza va oltre, qui si stravolge tutto oltre ogni limite, clima, zone, abitanti, costumi e animali commistionati senza nessuna logica storica. Possiamo ammirare degli splendidi mammuth ma anche dei cavalli, guerrieri sbarbati e puliti (alla faccia della rigidità storica de La guerra del fuoco di Annaud) ma anche piramidi, navi, e un Egitto con accanto una zona glaciale, una foresta pluviale ed amenità incongruenti a ripetizione. Tralasciando che lui del blooper se ne fa un baffo e da errore lo fa diventare regola, dicendoci che questo è il mondo alternativo di Emmerich (anzi, forse lui pensa che quello sia il vero periodo storico e quello dei testi un falso) e ci può mettere quello che vuole senza problemi, viene davvero difficile da credere che qualcuno possa affezionarsi a un tale minestrone di cose del tutto campate per aria, come se invece del sale si possa mettere lo zucchero per cuocere una bistecca e gustarla lo stesso.
Trama devastante nella sua concezione, unisce i gusti architettonici del regista, che non contento di creare un mondo assurdo a parte, ci propina la piramide di Stargate (l'Egitto gli piace, anche a noi, ma il problema è che quest'Egitto è quello di Emmerich) con delle venature messicano/azteche, strutture comandate da un Dio impalpabile nelle fattezze e dei sacerdoti dalle foggie degne di una festa mal riuscita in maschera (e dalle unghie lunghe e dorate). La trama, davvero facile da riassumere in poche parole, è che arriva in un villaggio (credevate che si viveva nelle grotte vero? comunque niente grattacieli) di cacciatori di mammuth (troppo facile cacciare altro, credete che gli eroi di Emmerich siano di cartone?) una ragazza di belle fattezze (appena passata dalla manicure) con gli occhi azzurri. Cattivo presagio, la sventura si abbatte sulla tribù, l'orda con cavalli fa prigionieri/schiavi, la vecchia sputacchiante grande madre (con osso tribale tenuto al mento da un elastico invece di averlo inserito nelle carni, stile Amazzonia) invita i coraggiosi (tra l'altro abbiamo una bella novità, il dualismo tra due eroi) all'impresa, si attraversano foreste pluviali con improbabili Dodo giganti, si conosce un interprete di etnia completamente diversa che meglio di D3bo di Star Wars conversa con tutti quelli che incontra fraternizzando (l'Onu l'ha fatto Emmerich, credete?) e poi eroismi giganti con empatia a profusione sparsa.
Una incredibile sequela di assurdità, pieno di riempitivi senza logica e con una integrazione tempo spazio decisamente nulla. Le sequenze, parlando del visivo puro, della corsa dei mammuth sono eccezionali, e fanno capire dove sono andati i soldi spesi, gli animali hanno dettagli precisi anche nel primo piano e movimenti morbidissimi. Ma, di fatto,il lato tecnico si disperde nel nulla di fronte al disarmante risultato di tutti gli altri comparti.
L'onnipotente regista voleva ricreare una sorta di storia indiana (Mammuth come i bufali, sterminio alla Soldato blu del villaggio iniziale), peccato che di western non ha nulla, ne come respiro (quante ottime contaminazioni abbiamo visto che sanno di old west, vedi gli ultimi Coen) e neppure come fascino, troppo riempito di iconografie che il regista inserisce rievocando vecchi disegni scolastici messi in una cartelletta di cose amate. Il puzzle discontinuo e per nulla armonico ovviamente si sviluppa con questa logica.
Recitazione volutamente anonima (il regista avrà detto agli attori "Guai a caratterizzare i personaggi, sono stati creati a immagine e somiglianza della mia mente!"), Camilla Belle è stata reclutata solo per via del fatto che Roland ha notato che ha recitato ne Il mondo perduto, gli occhi azzurri li ha fatti elettronicamente, mentre Steven Strait avendo fatto Sky High - Scuola di superpoteri e The Covenant (sicuramente film culto del regista) era avvantaggiato in partenza per il ruolo del cacciatore mistico che parla con le tigri («Io ti libero ma non tu non mangiarmi!»)
Poi la voce fuori campo di Omar Sharif è pedante tanto quanto fece il doppiaggio del Leone di Narnia, anche se va scusato visto che quello che deve leggere (cioè il volere del Dio supremo in regia, manco fosse l'Ed Harris di The Truman Show) è del tutto inutile.
In definitiva un film stupido oltre ogni limite, insulso, fisicamente voluto dall'ego sconclusionato e sconsiderato di Emmerich, che pensa di poter racchiudere tutta la storia in un vaso di pandora. Se va per qualcuno rispetto, ma per carità non apritelo mai in pubblico. Evitare con cura.

Giudizio: 1
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