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| Water Horse - La leggenda degli abissi |
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| Martedì 18 Marzo 2008 01:55 | |||
Titolo originale: The Water Horse: Legend of the DeepNazione: U.S.A. Anno: 2007 Genere: Avventura, Fantastico Durata: 111' Regia: Jay Russell Cast: Brian Cox, Emily Watson, Ben Chaplin, David Morrissey, Joel Tobeck, Craig Hall, Alex Etel, Marshall Napier, Geraldine Brophy Produzione: Beacon Pictures, Blue Star Pictures, Ecosse Films, Revolution Studios, Walden Media Distribuzione: Sony Pictures Releasing Italia Data di uscita: 14 Marzo 2008 Trama: La leggenda del mostro di Loch Ness vista attraverso gli occhi di un bambino, nell'incantevole scenario del lago durante la seconda guerra mondiale, dove una strana ed affettuosa amicizia nasce e si sviluppa in maniera davvero inconsueta. Riusciranno le dimensioni, e le difficoltà della tragica congiuntura planetaria del tempo, a non influire sul rapporto tra il gigante acquatico e il bambino? Recensione di ALBERTO DI FELICE Film un po' nascosto da una distribuzione costretta, per evitare un penalizzante confronto con il temibile diretto concorrente Spiderwick e col nuovo La volpe e la bambina di Luc Jacquet, ad anticiparne l'uscita di una settimana rispetto alla preferibile collocazione pasquale, Water Horse
è un fantasy non memorabile, ma apprezzabile. Nel suo piccolo, da
un lato riconcilia con un genere che nei suoi ultimi esemplari si sta
facendo particolarmente pasticciato (l'esempio più recente l'abbiamo
avuto con La bussola d'oro, uscito durante le scorse feste natalizie, dopo l'Eragon di due anni or sono), e dall'altro ricorda qualcosina del bellissimo Il labirinto del fauno di del Toro.Bisogna naturalmente tenere in considerazione il fatto, tutt'altro che secondario, che l'opera letteraria che viene adattata da Robert Nelson Jacobs (Chocolat, The Shipping News; ha anche contribuito alla sceneggiatura di Giù per il tubo) si presenta infinitamente più "leggera" rispetto al primo capitolo di una trilogia col quale si trovava alle prese Chris Weitz, e che i due film hanno necessità e storie molto diverse; tuttavia fa piacere ritrovare un appartenente al genere che venga gestito —da Jacobs e dal regista Jay Russell (Tuck Everlasting, Squadra 49)— senza costringere lo spettatore —penso soprattutto ai sempre richiamati "poveri genitori", ma anche a me stesso— a degli evitabili mal di testa. La pellicola si situa così nella terra di mezzo del diligente adattamento. Ma quello che la rende in qualche misura interessante è quel poco che ha in comune col citato film di del Toro. Narrato in flashback dal protagonista ora vecchio (non credo sarà un colpo di scena per nessuno), interpretato da Brian Cox, Water Horse è ambientato in un altro remoto villaggio, stavolta nella Scozia di Loch Ness, durante gli anni della seconda guerra mondiale, in un'altra grande tenuta dove arrivano i militari di un padre-padrone (sebbene non efferato come il sergente Vidal). E sono presenti, in forma più seminale, molti elementi critici comuni. Sebbene non ci si può aspettare che ci si comporti nei confronti degli uomini di Sua Maestà come ci si comportava con quelli di Franco. Di fatti il capitano alla fine si redime. Il piccolo Angus (Alex Etel, Millions) vive la classica storia di formazione attraverso l'incontro-scoperta della magica creatura degli abissi. In questa esce fuori un ritratto non scontato di unione familiare, nella quale l'assenza dell'adorato padre (Craig Hall) non viene risolta con la presenza della bacchetta magica di una nuova famiglia felice per mamma Anne (Emily Watson), ma viene articolata e non risolta nelle due possibili figure sostitutive, il capitano Hamilton (David Morrissey —che, cosa forse interessante, è stranamente molto somigliante a Hall) e Mowbray (Ben Chaplin), incarnanti valori opposti. Giudizio: ![]() Recensione di PIETRO SIGNORELLI Tratto dal libro di Dick King-Smith, autore di Babe, maialino coraggioso.
Di solito è difficile nella produzione cinematografica moderna riuscire
a coniugare un film divertente per le famiglie e nello stesso tempo
dargli un plusvalore di interesse anche per i grandi che si sentono
quasi solo degli accompagnatori della prole. Come successo nei due Babe,
anche questo Water Horse riesce nell'impresa, e se vogliamo anche molto
meglio, senza essere melenso oppure scontato. Come ogni bella favola
che si rispetti, partiamo dai giorni nostri dove un anziano del luogo
racconta l'incantevole storia di una amicizia inconsueta ad una coppia
di scettici ragazzi/turisti (nelle interruzioni del flashback i due
hanno le espressioni incantate di coloro che ascoltavano il racconto di
Rose nel Titanic di Cameron), evento successo durante la
seconda guerra mondiale sulle rive del lago di Lochness. Angus
(interpretato dal bravo Alex Ethel, il protagonista di Millions)
trova un uovo gigantesco, che presto si schiude e apre alla vita un
esemplare tenero ed affettuoso di un mammifero non ben identificabile.
Il cucciolo però cresce presto a dismisura e la loro tenera amicizia
sembra doversi incrinare ben presto. In più la diffidenza degli uomini
e dei soldati rischia di provocare un disastro irreparabile.Davvero un plauso a Jay Russell (Squadra 49, altro film flash-back, e Il mio cane skip, che dimostra la sua adeguatezza a narrare storie di tenere compagnie) che ha saputo ricreare l'atmosfera storica del momento senza inquinare la bellezza e l'integrità del paesaggio da favola (uno dei soldati lo ammira e il suo capitano gli dice che purtroppo non sono lì per quello, ricordando che l'evento c'è ed è presente, pur senza mai vedere un nazista per tutto il film), donandoci dei rapporti multistrato (mamma/figlio, bambino/essere marino, inserviente/famiglia) di grande spessore e tenerezza. Nel procedere delle storie di solito gli effetti speciali prendono la parte del leone e sovraespongono la loro presenza, qua (pur essendo di eccellente fattura, la calvalcata sottolacustre è davvero emozionante per come è fatta) invece arricchiscono i dettami, sottolineano gli stati d'animo, ampliano gli orizzonti di visione. Inutile dire che la parte più tenera è quella dell'inizio, con l'incontro e la successiva conoscenza del cucciolo, intervallata dal disturbatore di turno, l'arcigno cane Bulldog del cuoco che non vede di buon occhio il nuovo strano arrivato (nei trailer poi vedete l'incontro tra Churchill il cane, e Crusoe, questo il nome del mostro marino, ormai grande, ma che nel film finito curiosamente non è uguale), con il continuo spostarsi per non far capire ai grandi che c'è qualcosa in casa che potrebbero non capire e prenderla per il verso sbagliato. La seconda fase, quella del forzato esilio nel lago (le dimensioni contano) è quella della consapevolezza e della fine dell'innocenza, con l'incontro scontro con la realtà più grande di una inossidabile amicizia. Il ricordo del padre è l'insegnamento migliore per il piccolo Angus, a cui vengono a mancare i riferimenti fisici ma mai quelli spirituali, tenendo il capanno in ordine e impedendo a Crusoe di mangiare le scarpe (parafrasi del cammino futuro da compiere sicuro con tale eredità di consiglio), ma nel contempo senza erigere barriere a priori, con coloro che giocoforza arrivano nella sua vita, come il tenero inserviente che pare conquistare il cuore della sua mamma e che poi sarà il nuovo amico umano. Tutto perfetto, calibrato, divertente, umano e senza sbavature, e da notare che anche se l'originalità di base manca, questa è una storia già scritta e modificata dallo scrittore (come non pensare alla megacitazione di Flipper e di E.T.?), nulla viene davvero forzatamente ricondotto nella memoria ma quanto più ben esposto senza eccedere nelle tentazioni di esagerare per stupirci, visto che l'intento è invece emozionarci. Piccolo difetto ad essere pignoli l'orgoglio scozzese che fa dire al regista che il paesino disperso ha comunque avuto 20 uomini-eroi morti, ha fatto la sua parte di gloria nella guerra, oppure quello di presentare il milite come educato e compunto in tutti i suoi reparti, compreso l'arcigno cuoco, ma sono dettagli del tutto trascurabili e per nulla incidenti nell'economia del film che punta a ben altro. Perfetta la scelta degli attori, madre coraggio de Le ceneri di Angela, Emily Watson fa la genitrice ormai sola che protegge ciò che gli rimane fino all'eccesso con determinata tenerezza, riempiendo la recitazione di sguardi pudici quanto semplici, Ben Chaplin (ha lavorato nientepopodimeno che con Malick in The New World) si inserisce nella famiglia senza voler interrompere o predominare, accogliendo con curiosa sicurezza l'ingombrante nuovo arrivo (al contrario degli altri che fanno fatica ad accettare il diverso), David Morrissey (Basic Istinct 2) fa l'ufficiale deciso di buone maniere e convinto di avere a disposizione il miglior esercito del mondo, e davvero un piacere vedere nelle vesti del narratore Brian Cox (che fu Hannibal Lecter in Manhunter - Frammenti di un omicidio di Michael Mann). In definitiva un film davvero da consigliare, dalla validissima ambientazione visivo/storica, colmo di cose davvero buone, intrattenimento non solo adeguato ma performante per le aspettative di tutta la famiglia, senza mai perdere di tono. Una bella favola per sognare ed emozionarsi mantenendo i canoni della realtà e mai entrando in quelli della innocua e vacua fantasia fine a se stessa, accontentando grandi e piccini. Giudizio: ![]()
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Titolo originale: The Water Horse: Legend of the Deep
Film un po' nascosto da una distribuzione costretta, per evitare un penalizzante confronto con il temibile diretto concorrente Spiderwick e col nuovo La volpe e la bambina di Luc Jacquet, ad anticiparne l'uscita di una settimana rispetto alla preferibile collocazione pasquale, Water Horse
è un fantasy non memorabile, ma apprezzabile. Nel suo piccolo, da
un lato riconcilia con un genere che nei suoi ultimi esemplari si sta
facendo particolarmente pasticciato (l'esempio più recente l'abbiamo
avuto con 
Tratto dal libro di Dick King-Smith, autore di Babe, maialino coraggioso.
Di solito è difficile nella produzione cinematografica moderna riuscire
a coniugare un film divertente per le famiglie e nello stesso tempo
dargli un plusvalore di interesse anche per i grandi che si sentono
quasi solo degli accompagnatori della prole. Come successo nei due Babe,
anche questo Water Horse riesce nell'impresa, e se vogliamo anche molto
meglio, senza essere melenso oppure scontato. Come ogni bella favola
che si rispetti, partiamo dai giorni nostri dove un anziano del luogo
racconta l'incantevole storia di una amicizia inconsueta ad una coppia
di scettici ragazzi/turisti (nelle interruzioni del flashback i due
hanno le espressioni incantate di coloro che ascoltavano il racconto di
Rose nel Titanic di Cameron), evento successo durante la
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