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| Mimzy - Il segreto dell'universo |
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| Mercoledì 19 Marzo 2008 01:55 | |||
Titolo originale: The Last MimzyNazione: U.S.A. Anno: 2007 Genere: Avventura, Fantastico, Fantascienza Durata: 90' Regia: Robert Shaye Cast: Rhiannon Leigh Wryn, Chris O'Neil, Rainn Wilson, Timothy Hutton, Joely Richardson, Kathryn Hahn, Kirsten Williamson, Marc Musso, Megan McKinnon Produzione: New Line Cinema, Michael Phillips Productions Distribuzione: Eagle Pictures Data di uscita: 14 Marzo 2008 Trama: Due fratelli, un ragazzino e una bambina, trovano degli oggetti misteriosi che loro credono giocattoli. Incuriositi li prendono e scoprono che hanno delle strane proprietà cinetico/fisiche. Sopratutto tra la bambina e uno degli oggetti, il coniglietto Mimzy, nasce un rapporto particolarmente intenso, come se ci fosse una sorta di interazione telepate tra i due. Ma quelli che sembrano essere solo degli innocenti compagni di giochi molto particolari si rivelano essere molto di più, suscitando l'interesse delle forze governative capitanate da un gigantesco agente di colore che decidono di... Recensione di ALBERTO DI FELICE Chiaramente ispirato alla fantascienza anni '80, The Last Mimzy
è non a caso diretto da Robert Shaye, produttore ancora oggi di
numerose pellicole horror/sci-fi/fantasy, fra le quali la trilogia
degli Anelli jacksoniana. E non a caso è tratto dal racconto “Mimsy
Were the Borogoves” di Henry Kuttner e C. L. Moore, autori che hanno
ispirato anche un episodio della vecchia serie Ai confini della realtà,
omaggiata in quegli anni da Landis, Spielberg, Dante e Miller. Il film
è apparentato soprattutto con la visione spielberghiana dell'infanzia,
e in particolar modo quella di E.T. ed Incontri ravvicinati del terzo tipo, ai quali si rifà abbondantemente anche in punto di trama.Piacevole forse più per ragazzi che per l'intera famiglia, abbraccia la fede incrollabile nel potere veicolativo dell'innocenza infantile, non evitando quel fondo sostanziale di spontanea credulità —quella che in qualche modo Spielberg ora ha (sta cercando di farci credere di aver) riveduto e corretto— ben presente nei diretti modelli. Tuttavia è proprio qui il piccolo fascino del film, che esattamente come questi ultimi racchiude un apertamente ottimista "messaggio" di universalità e scoperta, ancora ancorato alle proprie origini fanciullesche e ad un immaginario di gioco soprattutto maschile, nonostante in questo caso sia una bambina ad avere più peso. Troviamo così un fratellino e una sorellina (Chris O'Neil e Rhiannon Leigh Wryn), ovviamente lui maggiore, che vengono in contatto per caso con una presenza extraterrestre e devono poi lottare per difenderla e comprenderne la natura, così simile alla loro, che gli adulti non vogliono comprendere. Pecca più in vista del film, se di pecca in senso stretto si può parlare, è probabilmente quella di buttare nel quadro riferimenti new age orientaleggianti, tuttavia stemperati dall'ironia dei "santoni" in cerca di numeri del lotto, il maestro di scienze e sua moglie (Rainn Wilson e Kathryn Hahn). Oltre alla diversa famiglia, che al contrario di quelle di Spielberg è unita e felicissima impicci del lavoro del babbo permettendo, Mimzy aggiorna l'intervento dei militari all'epoca della paranoia da attentato post-9/11, messa in celia dalla presenza del colosso Michael Clarke Duncan, altro volto che richiama nello spettatore un'innocenza perduta, e alla crisi ambientale del nuovo millennio. Gli alieni (che poi sarebbero la tecnologia Intel del futuro rimandata nel passato), insomma, vogliono che ritroviamo la bontà della piccola Emma per capire che così proprio non si può continuare. Giudizio: ![]() Recensione di PIETRO SIGNORELLI Toby Emmerich, lo sceneggiatore di un bel film come Frequency,
dove si occupava del fato e delle realtà parallele che derivavano da
esso, scrive questa storia all'acqua di rose e tutta miele (che
potremmo arditamente definire una specie di Donnie Darko
edulcorata per fanciulli) parlandoci dell'incontro tra due fratelli con
un coniglio di pezza e delle trottole misteriose. Diretto da Robert
Shaye (affezionato attore di alcuni Nightmare e alla seconda regia dopo I ragazzi degli anni '50
del 1990), il film è totalmente improntato ad accontentare un pubblico
di famiglie in cerca di buoni sentimenti e visetti simpatici. I due
bambini, che sono fratelli nel film, protagonisti della storia, sono la
coppia più candida che esista nell'universo, con la piccola
perennemente vestita di colori pastello e che stringe affettuosamente
il misterioso coniglio di pezza venuto da chissà dove, Mimzy appunto,
mentre il fratello occhialuto e di buone maniere, con piccoli problemi
di apprendimento a scuola, si dedica a delle trottole con poteri
cinetici. Stando insieme ai loro nuovi giocattoli misteriosi diventano
ultra intelligenti, e la cosa viene all'orecchio delle autorità che
deve scoprire cosa c'è dietro a tutto questo, con il rischio di dover
brutalizzare l'innocenza strappando la gioia del fantastico che è in
tutti noi.In mezzo abbiamo i due premurosi genitori preoccupati di come vanno le cose, e il professore di scuola del piccolo che fa strani sogni su ponti stellari e decodifica i disegni geometrici alla base del mistero, con la compagna che segue religioni alternative. Tecnicamente è un film che vuole ricordare molto le ambientazioni di Incontri ravvicinati del terzo tipo (tra l'altro uno dei produttori del film di Spielberg è presente anche in questo film) con delle costruzioni e presenze casalinghe di oggetti misteriosi, ma invece poi effettivamente va ad accostarsi a film di tipo diverso, come potrebbero essere film per bambini del tipo di Navigator. Purtroppo il messaggio completo del film, costruito nel visivo con un uso davvero minimo degli effetti speciali, e questo lo possiamo anche ritenere un pregio in quanto sarebbe anche stato peggio inserire effettoni inutili in una storia fondamentalmente intimista, risulta banalissimo e privo di vero interesse, assopendo la platea sia di adulti che di piccini pur in una durata al minimo sindacale di 94 minuti. Di fatto questo Mimzy potrebbe essere benissimo un episodio figlio della serie televisiva Ai confini della realtà dilatato nella durata, dove, a differenza dei geniali episodi tv, la sorpresa finale deve colmare un vuoto di narrazione che dura lungo il film. Ovviamente viste le premesse non ci si poteva aspettare una pellicola molto diversa, ma alla fine quello che succede dovrebbe emozionarci data la sua universalità di significato, invece ci arriva blandamente esposto, in maniera poco ferma e del tutto vacua in quanto privo di ogni forza nella sua banalità. Si trascorrono tempi ripetitivi a dire sempre le stesse cose, ad osservare i bimbi stupiti ma tranquilli, i genitori preoccupati e le autorità che agiscono anonime, tra mantra religiosi (richiami di dei superiori che si figuralizzano nel coniglio) e sguardi entusiastici di fronte all'incredibile poco affascinante. E cosa davvero inaspettata è il cast di non certo di stelle ma neppure sconosciuti. Il capo della agenzia governativa è Michael Clarke Duncan (il gigantesco prigioniero de Il miglio verde), Joely Richardson (Nip/Tuck e Maybe Baby al fianco di Hugh Laurie, il Dr. House televisivo) è la mamma, Timothy Hutton (da recuperare la bella commedia dove è protagonista Turk 182) è il padre. In definitiva un film per famiglie con bimbi al seguito dai pregi tecnici praticamente nulli, noioso per la sua prolissicità, con un risultato di banale profondità in quanto a comunicazione di messaggio universale per la salvaguardia del futuro sereno e delle nostre coscienze e dei sentimenti, che si può tranquillamente tralasciare anche in un ottica di passatempo per i più piccoli in quanto saranno i primi ad annoiarsi con questi balocchi spogli di idee. Giudizio: ![]()
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Titolo originale: The Last Mimzy
Chiaramente ispirato alla fantascienza anni '80, The Last Mimzy
è non a caso diretto da Robert Shaye, produttore ancora oggi di
numerose pellicole horror/sci-fi/fantasy, fra le quali la trilogia
degli Anelli jacksoniana. E non a caso è tratto dal racconto “Mimsy
Were the Borogoves” di Henry Kuttner e C. L. Moore, autori che hanno
ispirato anche un episodio della vecchia serie Ai confini della realtà,
omaggiata in quegli anni da Landis, Spielberg, Dante e Miller. Il film
è apparentato soprattutto con la visione spielberghiana dell'infanzia,
e in particolar modo quella di E.T. ed Incontri ravvicinati del terzo tipo, ai quali si rifà abbondantemente anche in punto di trama.
Toby Emmerich, lo sceneggiatore di un bel film come Frequency,
dove si occupava del fato e delle realtà parallele che derivavano da
esso, scrive questa storia all'acqua di rose e tutta miele (che
potremmo arditamente definire una specie di 








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