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Tutta la vita davanti Stampa E-mail
Domenica 30 Marzo 2008 01:55
Tutta la vita davanti / LocandinaTitolo originale:      Tutta la vita davanti
Nazione:      Italia
Anno:      2008
Genere:      Commedia
Durata:      117'
Regia:      Paolo Virzì
Cast:      Sabrina Ferilli, Isabella Ragonese, Elio Germano, Massimo Ghini, Valerio Mastandrea, Micaela Ramazzotti, Claudio Fragasso, Elena Arvigo
Produzione:      Motorino Amaranto, Medusa Film
Distribuzione:      Medusa Film
Data di uscita:      28 Marzo 2008

Trama: Un giorno Marta, alla disperata ricerca di un lavoro dopo che il fidanzato si è recato in America, incontra una bambina che chiede di farle da baby sitter. Lei accetta e viene a sapere dalla madre che in un call-center stanno cercando personale. Quando entra in questa realtà lavorativa scopre un mondo di mobbing e di privazione della dignità, misto ad assurdi obblighi di comportamenti che dovrebbero esaltare il morale dei dipendenti. L'incontro con un sindacalista esperto in precariato sembrerebbe portare un po' di serenita, ma...

Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Tutta la vita davantiPaolo Virzì è uno dei classici registi che ha sempre voluto rimanere in un ottica di racconto molto particolare e personale, estroverso e spumeggiante, senza mai lavorare con trame accomodanti oppure sicure per la ricezione platonica del pubblico, sia dai tempi dell'esordio con Ovosodo sia proseguendo la carriera con i film successivi, come My Name is Tanino oppure Caterina va in città).
Questo Tutta la vita davanti narra la vicenda di Marta (Isabella Ragonese, ha esordito con Crialese in Nuovomondo), una ragazza che pur di lavorare accetta di entrare a far parte dello staff di una ditta che cerca di vendere un prodotto dalle dubbie qualità, con il ruolo di telefonista al call center per fissare gli appuntamenti dei venditori con casalinghe costrette ad accettare dopo telefonate raggiranti e ingannevoli.
Il luogo di lavoro è dominato dalla team leader Daniela (una Sabrina Ferilli in forma fisica a dir poco splendida), cinica e spudorata, che costringe le ragazze a delle umiliazioni morali inaccettabili oltre che a comportamenti del tutto assurdi (come il ballo iniziale della giornata per dare loro coraggio e fargli credere di compiere un lavoro strabiliante).
Con il tempo Marta vede le sue certezze svanire, i suoi compagni di università che non si sono laureati e hanno abbandonato gli studi (a differenza di lei che ha preso 110 e lode) avere dei lavori migliori del suo e ben remunerati. Senza cadere in disperazione cerca aiuto e appoggio in Giaggio Conforti (Valerio Mastandrea), sindacalista che si offre di aiutarla per rendere la situazione lavorativa meno opprimente. Ma nel mondo del lavoro pieno di invidia e di disperazione, queste cose non sono assolutamente facili.
Cavalcando l'onda emotiva sociale delle difficoltà di chi ha un lavoro precario, condannando implicitamente il passato governo Berlusconi fautore e creatore del precariato (comunque il lavoro migliore al cinema in questo tema, negli ultimi tempi, rimane Il Vangelo secondo precario) Virzì realizza una sorta di pellicola onirica con qualche sogno (le coreografie dei balli immaginati da Marta al mattino) e realtà, dove tutti i comportamenti vengono espansi al culmine, ingrossati ed esponenziati per porli in evidenza. Alcuni personaggi che ruotano attorno alla trama vivono vite estreme votate alla realizzazione del necessario numero delle vendite, come Lucio2 (interpretato da uno schizoide Elio Germano, sempre più convincente), oppure si lasciano cogliere dalla disperazione come la poco responsabile Olga (Micaela Ramazzotti, dal bel corpo che non esita minimamente a mostrare), che nonostante abbia una figlia ha delle priorità e delle convinzioni di coerenza del tutto vanesie.
Abbiamo anche i grandi manager come Claudio (Massimo Ghini) che fa fare danze tribali ai suoi venditori senza preoccuparsi minimamente delle dignità morali perse in altri comportamenti.
Per poter essere godibile dal pubblico ovviamente Virzì ha premuto sull'accelleratore in tutti i momenti che poteva, andando in logiche di ragionamento davvero azzardate (come l'accostamento del programma trash televisivo il Grande fratello, continuamente citato ed adorato dalla protagonista, con i grandi filosofi del passato) e giocando sulla emozione della dolcezza della bimba tenuta come baby sitter e della voce delle povere ingenue donne anziane raggirate via telefono, Il tutto cadenzato dalla voce narrante di Laura Morante, mentre prende man mano corpo la fine delle illusioni e si forma il quadro scenico della giungla urbana della sopravvivenza.
Decisamente il sopra le righe qualche volta diventa anche troppo, si perde l'aderenza e la credibilità con la realtà per vivere veramente la tragedia del precariato (alcuni pianti e alcune reazioni sono fuori logica di misura, anche perchè maturate in un ottica che in fondo perdere quello non è propriamente da suicidio), così facendo si annacqua la denuncia ma si rende il tono piacevole e scorrevole (godibilissimi i siparietti con le cariatidi), di facile cognizione ed assorbimento, potendo unire divertimento nel presentare una storia dai contorni fondamentalmente pesanti e problematici della vita intera.
Dal punto di vista di Marta (bella e brava la Ragonese) tutti diventano dei nemici e delle persone da cui è bene diffidare, si perdono le fiducie, in quanto nessuno è più affidabile, la filosofia di pensiero degli antichi di cui lei è maestra conoscitrice diventa una consapevolezza per affinare il coltello della lotta, calpestando per non essere calpestate, arriviste al punto di dare il proprio corpo (ormai commercializzabile anch'esso) per piccole vendette private oppure per soldi nonostante ci sia una bambina che non vede l'ora di stare con te.
Non ci vengono certo raccontate cose nuove, tutto è già ampiamente stato sviluppato da altri lavori e gli scheletri che si tengono nell'armadio non certo affascinanti nel momento che vengono in pubblico (come quelli patetici della Ferilli, che nonostante le sue scarse abilità di recitazione qui è davvero in linea retta con la parte), ma come si diceva il misto di sogno e di esagerazione tiene viva l'attenzione al di là dei bei corpi e dei vestiti succinti che ogni tanto vengono presentati.
Alla fine la tanto desiderata carriera e le disperazioni si frammistano, si interscambiano, tutto si scolora e si amalgama in una sorta di pasticcio informe in cui si sono buttati troppi ingredienti nella forma di sottotrame, vero difetto del film.
In definitiva una pellicola godibile ma blandamente denunciante nell'ottica di coinvolgiomento emozionale per come si mostra anche se il messaggio è chiaro e diretto, valida per chi vuole avere una prospettiva non solo cognitivo/riflettente dello spinoso problema del precariato ma vuole anche sorridere amaro. Certo, maggiore coraggio, maggiore lucidità e meno frenesia avrebbero dato una pellicola di ben altri risultati e non solo genuini buoni intenti.

Giudizio: 2


Altri giudizi della redazione:

Alberto Di Felice
: 3
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