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Shoot 'Em Up - Spara o muori! Stampa E-mail
Domenica 13 Aprile 2008 10:48
Shoot 'Em Up - Spara o muori! / LocandinaTitolo originale:      Shoot 'Em Up
Nazione:      Stati Uniti
Anno:      2007
Genere:      Azione, Thriller, Commedia
Durata:      86'
Regia:      Michael Davis
Cast:      Clive Owen, Monica Bellucci, Paul Giamatti, Stephen McHattie, Greg Bryk, Daniel Pilon, Ramona Pringle, Talia Russo
Produzione:      New Line Cinema, Angry Films
Distribuzione:      Eagle Pictures
Data di uscita:      11 Aprile 2008

Trama: Smith è un uomo in impermeabile dalla pistola facile che adora mangiare le carote. Una sera, mentre è assorto su una panchina, salva un bambino da dei killer che lo vogliono morto a tutti i costi. Deciso a capire il motivo, intrapprende una guerra personale senza limiti contro una potente organizzazione capitanata dal folle psicopatico Hertz. Dopo aver chiesto aiuto a una prostituta per accudire il bambino, scopre che serviranno coraggio e sprezzo del pericolo, oltreché uno smodato e non convenzionale uso delle armi, per vincere la partita.

Recensione di ALBERTO DI FELICE

Shoot 'Em Up - Spara o muori!Strano scorrere l'elenco dei produttori di questo film scritto e diretto da Michael Davis—del quale ho visto solo il non memorabile 100 ragazze—e non trovare il nome di Luc Besson. La sua formula a base di action e commedia non è infatti per nulla lontana dal proverbiale mix del francese, dal quale finisce per ereditare punti di forza e di debolezza.
Fra i primi, la ghiottoneria di un intreccio strenuamente buffonesco, con un'azione torrenziale e personaggi-tipo insidiosamente catchy. Abbiamo dunque un Clive Owen killer solitario e burbero, ma con princìpi, come un Jean Reno; e abbiamo una donna-angelo (sotto la scorza di puttana allattatrice, in omaggio alla capacità svezzatrice della formosa tetta italica, ben conosciuta ed apprezzata nel nuovo mondo fin dal secolo diciannovesimo; Monica Bellucci fa onestamente la sua figura, per quel che le spetta e che può—apprendiamo che nella versione italiana si doppia purtroppo con accento partenopeo: facciamoci del male) che accudisce il bambino "quinto elemento" del futuro. Come collante, un ginepraio di ammiccamenti a base di temetti ricorrenti: carote, sparatorie, bambino da recuperare come fosse un pacchetto, moglie del gangster con vita privata oberata dal lavoro (Paul Giamatti) al telefono, e via discorrendo.
Fra i secondi, il rovescio della medaglia, il rischio di sovraccarico e ristagno, quasi connaturato ad una concezione macchiettata dell'opera filmica, narrativamente troppo azzardata per quanto mai realmente incoerente e praticata sul filo di una incantata, beffeggiante—e anche un po' sempliciotta—filosofia. Si rintracciano neanche granché velati j'accuse al sempreverde connubio (e ricatto reciproco) fra politica e business, cementato fra gli altri dal secondo emendamento della Costituzione americana giustamente preso di mira, e uniti per l'occasione alle nuove preoccupazioni in odore di eugenetica.
Questo quadro di fondo, non nuovo ma ben rinnovato, di una visione anti-corporate e anti-politica, con una piccola famigliola non convenzionale che tenta di scappare da entrambi i mostri, evita il pericolo di indifferenza critico-ideologica (qualcuno potrebbe aver da ridire sul fatto che il politico in questione sia un front-runner democratico—anziché, come sarebbe più naturale pensare, repubblicano—per la candidatura alla presidenza; ma non è difficile pensare che la cosa sia un sotterfugio fintamente bipartisan) grazie allo spirito dilettevole dello sgangherato genere, che può ben servire, per quanto sostanzialmente alla buona, un po' di food for thought dentro un innocuo divertimento.

Giudizio: 2


Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Shoot 'Em Up - Spara o muori!Diventerà sicuramente un film cult questo Shoot 'Em Up diretto da Michael Davis (diresse anche l'inutile seguito non riconosciuto di Nove settimane e mezzo - La conclusione e commedie come 100 ragazze) a cui i titolatori italiani hanno aggiunto un stavolta azzeccato Spara o muori. Di fatto la storia assolutamente "oltre" di questo giustiziere in impermeabile (un Clive Owen in vena di esagerare totalmente e divertirsi, ma attore serissimo e riconosciuto dopo aver fatto Closer e aver lavorato con Spike Lee) è una lezione presa ed imparata, e anche gonfiata pur se sembrerebbe impossibile, dai film del Transporter e di Crank con Jason Statham, dove le situazioni sono totalmente paradossali, fino ad arrivare ad una scena di sesso mentre piovono pallottole e la coppia copula a seconda di dove Smith deve sparare, ma ne potremmo citare almeno una ventina di cose totalmente esagerate (come i bossoli dei proiettili che cadono sul pancione di una gestante, il cordone ombelicale tranciato da un colpo di pistola, il giubbotto antiproiettile usato in maniera inaspettata per il bimbo, oppure dell'uso davvero folle delle carote, usate anche per ricordarci che il film in fondo è come un cartoon della Warner Bros).
La trama è ovviamente solo un pretesto per poter condurre delle spettacolari sparatorie, folli inseguimenti, capriole e spari multipli in movimento degni del miglior John Woo, dove ovviamente le leggi fisiche vanno a farsi benedire e rimane solo lo stupore per l'inventiva folle degli sceneggiatori.
Smith salva un neonato in maniera rocambolesca a suon di carote (peggio di Bugs Bunny) e pallottole, lo difende dal ritorno degli sgherri che Hertz (un Giammatti in versione folle e psicotica) gli scatena contro a valanga, aiutato solo da una prostituta dalle grandi mammelle che producono eternamente latte (la solita Bellucci che fa la bambolona inerte, disposta a fare lavoretti per strada ma di buon cuore, che qui parla anche in dialetto meridionale in alcuni tratti con la solita voce odiosa), per poi trovarsi a dover regolare i conti in ogni possibile situazione di pericolo (anche nei cieli).
Quello che stupisce di fronte alla minimalità della trama è la sequenza impressionante di invenzioni geniali e bislacche dell'uso delle armi (e delle carote), si inizia a sparare dal primo minuto e i brevi attimi di mancanza delle pallottole sullo schermo sono compensati da sesso, ragionamenti al limite della follia («Quando non sente l'heavy metal piange, per cui la madre ne sentiva parecchia di quella musica quando era in pancia», oppure «Una pistola è meglio di una moglie perché le puoi mettere il silenziatore») e paradossi di ogni tipo che i due gigioni protagonisti in vena di scherzi orchestrano magnificamente con presenza recitativa inerte ma ormonalmente valida della Bellucci.
Non bisogna fare i bacchettoni a tutti i costi: questi sono film grossi, leggeri e fini a se stessi ma tutt'altro (in questo caso sicuramente) che stupidi, in quanto ci sono momenti esilaranti, momenti in cui vedere certe cose assurde (compresi i titoli di coda tutti da gustare) ci fa dire «Ma come accidenti hanno fatto a pensarlo?», portando tutto sul piano del minestrone grottesco di un passatempo senza problemi di domandarsi il perché e il per come. Owen sfoggia una performance fisica di ottimo livello, aiutato anche da un grande lavoro eseguito dagli stunt ben diretti e orchestrati nelle coreografie delle sparatorie, autentici balletti di sangue sparso che avvengono a più riprese.
In definitiva un film esplosivo, esagerato, grosso e assolutamente senza limiti, nato e concepito per stupire a tutti i costi con il solo visivo e fisico, dalla trama esilissima, dove la parola logico non esiste per lasciare spazio a una sfrenata fantasia nelle particolarità di situazione, mentre le pistole tornano ad essere quelle belle e care di una volta che non smettono mai di avere i colpi in canna. Peccato che con una lady di maggior carisma sullo schermo (chissà se fosse stata presente una Jolie) la cosa sarebbe risultata ancora più valida, mentre con lei che ci fa oltretutto vedere ben poco del suo statuario fisico, sentirla e vederla non è certo una grande esperienza.
Entriamo e divertiamoci senza problemi, queste non sono cose serie, ma una volta tanto un po' di carrozzone rutilante non ci può fare del male, isolando la coscienza del segno cinema per lo spettacolo fine a se stesso ma che comunque ha dietro di se un interessante lavoro di costruzione per stupirci con l'assurdo non banale.

Giudizio: 2
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