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| Martedì 15 Aprile 2008 01:30 | |||
Titolo originale: LeatherheadsNazione: Stati Uniti Anno: 2008 Genere: Commedia, Romantico, Sportivo Durata: 114' Regia: George Clooney Cast: George Clooney, John Krasinski, Renée Zellweger, Stephen Root, Wayne Duvall, Keith Loneker, Malcolm Goodwin, Matt Bushell Produzione: Casey Silver Productions, Smoke House Pictures Distribuzione: UIP Data di uscita: 11 Aprile 2008 Trama: 1925. Sono gli albori di una grande passione che da lì in poi via via pervaderà L'America diventando un incredibile business, il football americano! Dodge Connelly deve salvare dalla bancarotta, per colpa della perdita dello sponsor, la sua squadra. Notata una star emergente come Carter Rutherford detto "Il proiettile" per la sua velocità, lo convince a giocare con lui. Il successo torna ad arridere, ma il passato non proprio cristallino di Carter e la comparsa sulla scena di una avvenente ma cinica reporter complicano tutto, per cui Dodge deve... Recensione di PIETRO SIGNORELLI Quando a George Clooney (bravo regista oltre che carismatico attore) hanno proposto di dirigere un film ambientato negli anni '20 con
tema il football americano (il titolo originale Leatherheads,
cioè teste di cuoio, si riferisce ai proteggi capo dei giocatori; il
titolo italiano una volta di più significa ben poco, l'amore c'entra ma
non è la mancanza di regole la base del film) avrà mostrato un sorriso
gigantesco, tanto gli sono confacenti le atmosfere di quei tempi con
cappellini curiosi, macchine scoperte, motociclette sidecar. Per fare
un film di questo genere bisogna davvero amare certe ambientazioni, per
entrare in un gusto compiaciuto di recitazione e lasciarsi trasportare
dall'incanto dei tempi del proibizionismo (ampiamente accennato), e a
George l'impegnato ma anche il nostalgico, il glamour e la giusta
ironia non mancano di certo.Poi se come partner ha una brava attrice come la Zellweger, anche lei adattissima per certi ruoli, allora non possiamo mancare di dire che gli ingredienti sono pronti per la torta a tema perfetta, con una sceneggiatura a tre dello stesso regista/attore e di Steven Soderbergh (suo amico da sempre con cui ha condiviso vari film) e di Stephen Schiff. La trama ci racconta di come i pionieri del football americano vivessero barcamenandosi come potevano per sopravvivere giocando tra campi sporchi di fango e palloni che mancavano, senza che nulla facesse prevedere lo sfarzo e lo sfondo miliardario dei tempi futuri che sarebbero giunti. Un giocatore maturo ed anziano comne Dodge Connelly (Clooney) non si arrende alla chiusura della squadra, e chiama per risollevarla un emergente ex eroe di guerra dalle grandi capacità nel correre veloce, Carter Rutherford (John Krasinski, visto anche in Kinsey del 2005). La squadra con lui ha un successo incredibile, ma purtroppo la giornalista Lexie Littleton (Zellweger) spunta sulla scena e mette zizzania tra i due giocatori, e oltretutto a quanto pare Carter in guerra non era poi così eroe come si credeva. Dodge deve decidere cosa fare per non perdere quello che ha costruito, e la cosa sarà tutt'altro che semplice. Commedia quanto mai riuscita, anche se di fondo non certo trascendentale nella trama, vive la sua durata sullo schermo con uno stile di garbo unico nel suo genere, che Clooney orchestra con bravura mantenendo i toni sempre spumeggianti, con delle espressioni da autentico gentleman omaggiando il grande Cary Grant a cui da sempre lui si ispira. Si muove con leggerezza sulla scena, calamita l'attenzione, e i duetti con la Zellweger sono spassosissimi, sia quelli sul treno che quelli all'uscita della sala clandestina dove si sfida la legge e il proibizionismo. Commedia garbata ed intelligente, che usa il bianco e nero per i flashback e i seppia per gli intercalari degli spostamenti o le variazioni di luogo dei personaggi diventati itineranti per seguire il campionato, facendoci confortevolizzare con le atmosfere di un tempo andato che si vuole richiamare. John Krasinski fa benissimo, con la sua faccia dal sorriso rassicurante, l'emblema della sicurezza e dell'orgoglio giovanile che vuole arrivare all'obbiettivo (in amore e nella carriera) sicuro di se stesso, ma in fondo onesto e che riconosce il momento di dire basta quando si esagera. La scena del racconto del suo "eroismo" è stupenda, divertentissima, mentre come ovvio a contorno vengono presentati macchiette di personaggi più o meno riuscite, come quella del gigantesco ragazzo del college o del compagno che vuole i soldi per il dente perso. C'è dentro anche il grande sogno americano che si deve realizzare dell'uomo comune (con il lavoro qualunque lasciato con gioia per tornare a giocare e sognare), senza mai però appesantirlo con eroismi inutili, sbandieramenti patetici e delle inserzioni di patriottismo fastidiosi, citando ironicamente il sergente York per uno schema di gioco, mostrando che anche l'uomo comune se mosso da vera passione arriva ai risultati cercati senza macchiare il proprio animo di colpe per essere accondiscendente. Vedrete in questo film una ricostruzione precisa degli ambienti del tempo, stadi primitivi con tabelloni manuali di numeri per i punteggi, telefoni d'epoca, vestiti affascinanti, il tutto in una trama non complessa che si segue benissimo. In definitiva un film commedia brillante e divertente, con degli ottimi costumi che vi farà fare un viaggio nel passato, dividendo voi con chi l'ha realizzato la gioia genuina di vivere il ricordo di un tempo che fu sempre di grande fascino. Ha il difetto di una trama non propriamente piena di sorprese e di grandi svolte inaspettate, ma ve ne accorgerete ben poco se questo tipo di film con grandi interpreti e molto stile vi piace. Giudizio: ![]() Recensione di ALBERTO DI FELICE Jimmy 'Dodge' Connelly (George Clooney) e altri membri della squadra
dei Duluth Bulldogs siedono cosparsi di fango in panchina, in pausa
dalla trincea della partita. Dissolvenza incrociata: nella stessa
posizione, siede sugli spalti un gruppo di militari che si godono
l'incontro. Ecco, il film di Clooney sarebbe tutto qui: il
regista/attore—che qualcuno pensa come attore sia bravo solo a far
smorfie, e come regista sia quasi una barzelletta inventata dal poco
spiritoso Soderbergh—se ne sta al margine destro del quadro, il più
piccolo fra i seduti in fila (anche se c'è buona probabilità che
chiunque, come me, stesse concentrandosi proprio su di lui: d'altronde
fa smorfie anche quando è seduto in lontananza e sta fermo immobile), e
quando meno te lo aspetti salta fuori la nota intellettuale.Le sequenze d'apertura ci mostrano in successione i due football americani, quello "professionistico" e quello universitario. A separarli c'è una placida vacca che se ne sta tranquilla a pascolare, quando una palla ovale attraversa il campo, prima di esser seguita da una mandria di giocatori che si azzuffano per rincorrerla. Cosa diamine ci fanno lì, e perché c'è proprio una vacca? Semplice: nei bei tempi d'oro non c'erano regolamenti che richiedessero regolamentari campi d'allenamento, e capitava che vacche e giocatori fossero sullo stesso terreno. Che siano forse tutti inconsciamente pronti al macello, in attesa di esser sacrificati a favore le une della grande industria del cibo veloce e gli altri della schizofrenia mediatica, e tutti assieme della catena alimentare del biglietto verde? «Questo spettacolo vi è offerto da Coca-Cola e Standard Oil». Giustappunto una palla ovale significherà l'apparizione delle "regole" nel gioco dove omaccioni di umile estrazione con poche speranze e brillanti studentelli universitari—da una parte e dall'altra qualche eroe (o presunto tale) di guerra—si scazzottano in divisa. Clooney ha qualche dubbio sull'utilità di regole siffatte, ma soprattutto su chi le stabilisce, le segue (le piega a suo favore) e le applica dicendo di farlo per il bene del gioco. Come ha notato Peter Travers, questo film potrebbe essere sottotitolato “Si uccidono solo le cose che si amano”. E dopo averlo fatto si va in un bar-bisca a proibizionisticamente ubriacarsi, per non pensarci troppo. Leatherheads (teste di cuoio, o soldatini in battaglia per dirla in altri termini), che lo si voglia o no, terzo film "impegnato" di Clooney, è sempre in zona di media-e-politica e responsabilità del mezzo. Stavolta ecco Clooney stesso, che un po' contraddittoriamente si inventa dettatore di effervescenti cronache sportive ad un giornalista ubriacone (Stephen Root): imbroglia un po' nel come, contravviene alle regole, però è oggettivo e appassionato. Tanto il tempo dei giornalisti maschi e ubriaconi (almeno nel film) sta per finire: ci penserà Lexie Littleton (Renée Zellweger) a farsi spifferare la verità, barando col fascino delle gambe. Salta in sella, George, e ricordati di aggrapparti alla bella altrimenti cadi. Le foto sui titoli di testa, comunque, ci ricordano che il film sta finendo, e intanto la sua storia continuerà, meno splendidamente: un assegno versato («Confesserò tutto»? Non proprio), un passaggio di carriera (Jonathan Pryce invece mantiene la promessa e si dà al baseball). Buona partita, insomma, e buona fortuna. Giudizio: ![]()
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Titolo originale: Leatherheads
Quando a George Clooney (bravo regista oltre che carismatico attore) hanno proposto di dirigere un film ambientato negli anni '20 con
tema il football americano (il titolo originale Leatherheads,
cioè teste di cuoio, si riferisce ai proteggi capo dei giocatori; il
titolo italiano una volta di più significa ben poco, l'amore c'entra ma
non è la mancanza di regole la base del film) avrà mostrato un sorriso
gigantesco, tanto gli sono confacenti le atmosfere di quei tempi con
cappellini curiosi, macchine scoperte, motociclette sidecar. Per fare
un film di questo genere bisogna davvero amare certe ambientazioni, per
entrare in un gusto compiaciuto di recitazione e lasciarsi trasportare
dall'incanto dei tempi del proibizionismo (ampiamente accennato), e a
George l'impegnato ma anche il nostalgico, il glamour e la giusta
ironia non mancano di certo.
Jimmy 'Dodge' Connelly (George Clooney) e altri membri della squadra
dei Duluth Bulldogs siedono cosparsi di fango in panchina, in pausa
dalla trincea della partita. Dissolvenza incrociata: nella stessa
posizione, siede sugli spalti un gruppo di militari che si godono
l'incontro. Ecco, il film di Clooney sarebbe tutto qui: il
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smorfie, e come regista sia quasi una barzelletta inventata dal poco
spiritoso Soderbergh—se ne sta al margine destro del quadro, il più
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chiunque, come me, stesse concentrandosi proprio su di lui: d'altronde
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quando meno te lo aspetti salta fuori la nota intellettuale.








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