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Un amore senza tempo Stampa E-mail
Martedì 29 Aprile 2008 01:55
Un amore senza tempo / LocandinaTitolo originale:      Evening
Nazione:      Stati Uniti
Anno:      2007
Genere:      Drammatico
Durata:      117'
Regia:      Lajos Koltai
Cast:      Claire Danes, Toni Collette, Vanessa Redgrave, Patrick Wilson, Hugh Dancy, Natasha Richardson, Mamie Gummer, Eileen Atkins, Meryl Streep, Glenn Close
Produzione:      Hart-Sharp Entertainment
Distribuzione:      Medusa
Data di uscita:      24 Aprile 2008

Trama: Ann è una donna anziana bloccata a letto da un tumore terminale, che sentendo avvicinarsi la fine della vita decide di tracciare un bilancio della sua esistenza, confidandosi con le due figlie. Un po' per la malattia che la erode nella mente, un po' per dei sensi di colpa mai sfogati, la donna entra confusamente nei ricordi dei suoi amori di gioventù che non ha mai scordato veramente, parlando continuamente di un uomo sconosciuto di nome Harris. Il racconto della sua vita difficile si sovrappone ai problemi della figlia Nina che non riesce a trovare un centro di esistenza stabile.

Recensione di ALBERTO DI FELICE

Un amore senza tempoUn modo pregevole per trasporre un testo letterario incentrato sulla memoria in testo filmico, e un modo men che pedestre di farlo. Prendiamo come esempio della prima opzione il recente Espiazione: sceneggiatura prima e regia poi frantumano il racconto, da un punto di vista temporale e prospettico, per rivelarne in abisso la rilevanza per i personaggi (vivi o morti che siano) che vengono narrati, e soprattutto per imbastire un discorso con lo spettatore. Qual è il senso del ricordo per i personaggi? Quale per noi? Quanto ci si può fidare di esso? Chi sta narrando? In altre parole, il romanzo viene reso problematico per il pubblico meditando sulla prospettiva del racconto filmico stesso, al quale viene negata la confidenza tipica della narrazione, ossia la credenza nella sua certezza.
Prendiamo ora a esempio della seconda opzione questo Evening di Lajos Koltai. È un film che ha essenziali tratti in comune con quello di Wright, a partire da una certa levigatezza formale (Koltai nasce direttore della fotografia: osservate come a un certo punto i raggi del sole colpiscono bellamente Claire Danes assorta su una barchetta). A segnalarlo ci sarebbe anche il fatto esterno che i lungometraggi d'esordio di ambedue i registi, subito precedenti, erano anch'essi degli adattamenti di romanzi. Ma, ancora, la stessa "protagonista" interpretata in entrambi da Vanessa Redgrave è un segnale nient'affatto secondario. I due personaggi, nonché il diverso peso specifico e di minutaggio che ha l'attrice, sono una misura abbastanza fedele del metodo e delle conclusioni delle pellicole.
In Evening seguiamo la progressione parallela in cui è impegnata Ann Grant, che da vecchia (Redgrave) sta morendo e da giovane (Claire Danes) vive i giorni che hanno segnato per sempre la sua vita durante le celebrazioni per il matrimonio dell'amica Lila (Mamie Gummer). La vicenda di Ann da giovane è narrata in una serie di falsi flashback a incastro, nei quali non è tanto Ann a ricordare direttamente, quanto il narratore a spiegarci i retroscena dei pensieri (e delle visioni e passeggiate notturne in cerca di lucciole/stelle) della donna in punto di morte. Ora, questo tipo di costruzione si spera essere motivato da un qualche intento specifico; nel più banale dei casi, dovrebbe almeno produrre una "rivelazione" (o delle rivelazioni) nella trama, se non un vero e proprio twist, un qualcosa di determinante da relazionare al tempo presente della storia.
La cosa non sembra verificarsi in Evening. D'accordo: ci viene fatto vedere l'Harris (Patrick Wilson) che nomina Ann; viene descritto alla buona il rapporto fra Ann, Lila ed il di lei fratello Buddy (Hugh Dancy, con rozzo motivetto gay); ci viene fatto vedere l'avvenimento funesto che cambia bruscamente quel vecchio equilibrio apparente. Per dirla in breve, adesso sappiamo come sono andate le cose. Però non c'è una riflessione attorno, noi e la protagonista non stiamo elaborando nulla: non viene spiegato nulla se non quei fatti in sé.
Tant'è che alla fine arriva una munifica Meryl Streep (Lila da vecchia), che sbugiarda tutta la baracca. L'Ann anziana è assistita dalle due figlie, Constance (Natasha Richardson) e Nina (Toni Collette): la prima è moglie e madre attenta, mentre la seconda è confusa e non vuol fare la scelta giusta accettando il suo destino di madre (si confessa incinta di due mesi) e moglie dell'eterno fidanzato Luc (Ebon Moss-Bachrach). Ecco allora che la Streep esce dalla camera della Redgrave dopo esserlesi sdraiata accanto a ricordare i vecchi tempi, scende le scale e si ritrova davanti la Collette, che giustamente le chiede di aiutarla a capirci qualcosa. E la Streep non può tirarsi indietro, rivelando che dopo tutto questo viluppo lo scopo del film era quello di dire alla figlia—nientemeno!—che la mamma non ha sbagliato nulla in vita sua, e che in virtù di ciò la figlia non sbaglierà nel prendere finalmente quella decisione che è esitante a prendere. Accasciante.

Giudizio: 1.5


Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Un amore senza tempoTratto dal romanzo di Susan Minot, autrice anche di altri due romanzi adattati per il cinema come The Hours e Una casa alla fine del mondo. Lájos Koltai (normalmente un direttore della fotografia con al suo attivo da regista solo un altro film nel 2005, lo straziante Senza destino che consigliamo di recuperare) dirige un cast al femminile di grandissimo livello, che comprende oltre alle due superstar Glenn Close e Meryl Streep (che appaiono invero molto poco) Toni Collette (che fa la figlia Nina, ricordiamola al fianco di Cameron Diaz nel film In Her Shoes), Vanessa Redgrave (la madre immobilizzata nel letto), Claire Danes (Ann Grant da giovane), Natasha Richardson (Constance Haverford). Il film si struttura come un lungo flashback di ricordi interrotti ogni tanto dal ritorno al presente, che serve per parametrare quanto accaduto nel passato. Ann è una anziana donna ormai in fin di vita che immobilizzata nel letto ripete ossessivamente di aver lasciato morire un uomo di nome Buddy, di aver amato un tale Harris, persone che le figlie non hanno mai sentito nominare prima. La figlia Nina, in difficoltà per aver avuto varie delusioni nella vita, la incita a raccontare quanto successo tanti anni prima durante la sua gioventù. Confusamente per colpa della malattia e con qualche sproloquio, la mamma si tuffa nei ricordi.
Melodrammone dai ritmi lentissimi, si avvale di una confezione corretta (soprattutto nella fotografia, molto bella quella notturna insieme a quella degli interni) e di una recitazione valida per i ruoli (sia nel passato e nel presente), avvalendosi anche del fatto che i vestiti, e le auto, del tempo sono ottimamente presenti.
Purtroppo, nonostante questi pregi formali di costruzione, il contenuto non è per nulla coinvolgente, per lungo tempo non succede quasi nulla, la noia impera lungo il percorso viaggiante dei ricordi con una pesantezza palpabile di fondo, peccato perché le sensazioni che propone sono anche buone, come quelle dell'amore conteso e delle difficoltà di Buddy di integrarsi con la comunità che si prepara a festeggiare un matrimonio che la sposa accetta solo come una scappatoia per non macerare nel vero amore che l'ha respinta. La fase del presente è ancora più statica, praticamente non si esce mai dalla stanza e dalla casa, con le due sorelle che accudiscono la madre a contrapporsi nei bilanci della loro vita. I dialoghi sono la parte preponderante del film, e ogni tanto si scade in immagini del tutto gratuite ed inutili, con la Redgrave che si alza per osservare un volo di farfalle di dubbia logica. Non si doveva cadere nella tentazione di fare un drammone femminile che fosse un macigno da vedere per estirpare a tutti i costi lacrime dai cuori teneri o mettere sullo schermo facili sentimenti, ma questo è quanto accade. Dopo poco dall'inizio lo scarso coinvolgimento dato dalla noia e ripetitività può anche far sbagliare nello sbadiglio le persone nelle loro connotazioni temporali cercando di coordinare i due tempi del racconto.
La mancanza di ruoli maschili validi lo appanna ulteriormente, dato che il principe azzurro che viene presentato è assolutamente anonimo e l'altro personaggio non mostra a lungo la sua vera natura, e quando lo fa paga subito le conseguenze del gesto.
Certe volte osare a Hollywood può costare caro, ma mai come stavolta il troppo formalismo privo di attrattive meriterebbe di essere ignorato.
In definitiva un film pesantissimo da vedere, ben confezionato nella forma, che non dà nessuna soddisfazione in quanto per estrarre un semplice concetto di fiducia nella vita (passata, presente e futura) ci propina quasi due ore monotone e prive di coinvolgimento da seguire, con la gravissima pecca di raccontare praticamente il nulla.

Giudizio: 1.5
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