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Il treno per il Darjeeling Stampa E-mail
Domenica 04 Maggio 2008 01:55
Il treno per il Darjeeling / LocandinaTitolo originale:      The Darjeeling Limited
Nazione:      Stati Uniti
Anno:      2007
Genere:      Avventura, Commedia, Drammatico
Durata:      91'
Regia:      Wes Anderson
Cast:      Owen Wilson, Adrien Brody, Jason Schwartzman,  Bill Murray, Anjelica Huston, Amara Karan, Wally Wolodarsky, Waris Ahluwalia, Irfan Khan, Barbet Schroeder, Camilla Rutherford
Produzione:      American Empirical Pictures, Cine Mosaic, Scott Rudin Productions
Distribuzione:      20th Century Fox
Data di uscita:      2 Maggio 2008

Trama: Tre fratelli decidono di fare un viaggio spirituale in India, viaggiando in treno, per ricongiungersi con la madre che li ha lasciati per meditare in una località remota senza curarsi neppure di tornare per assistere al funerale del marito. Il viaggio che compiono li metterà a contatto con varie persone, ma soprattutto li riavvicinerà tra loro facendo in modo che possano conoscersi veramente con tutti i problemi tanto diversi che li assillano.

Recensione di ALBERTO DI FELICE

Il treno per il DarjeelingL'ultimo film di Wes Anderson si apre con una delle dichiarazioni più enigmatiche da lui mai prodotte. Perso in un taxi dentro il traffico di Jodhpur, Bill Murray sembra col suo cappello in testa, completo grigio e bretelle, un James Stewart che sa troppo poco (lo era già stato nel 1997, senza cappello, in un gustoso film di Jon Amiel). Corre in stazione, salta la fila per fare il biglietto, si affretta a prendere il treno che sta partendo. Chi è il misterioso uomo d'affari senza nome che interpreta? Sarà magari il magnate dell'acciaio Herman Blume di Rushmore, giunto in India per sovraintendere a qualche operazione di outsourcing delle sue fabbriche dell'Ohio, e per rincorrere i figli che mai l'hanno rispettato?
Il richiamo è evanescente, lasciato giacente fin quando non ritroveremo per un attimo il personaggio assieme agli altri, in quel carrello girovago lungo gli scompartimenti del treno virtuale ricomposto dentro il Darjeeling Limited. Dopo le sequenze iniziali, Murray non lo vedremo più fino a questo momento, nel quale ancora nulla ci verrà detto di lui. Mentre corre verso il treno già partito, gli si affianca a sinistra Peter (Adrien Brody): i due si guardano per un secondo con un po' di meraviglia, continuando a correre. Poi il più giovane e scattante Peter sorpassa Murray, e riesce a salire sul treno. Qui, ormai assicuratosi la partenza, si solleva i vecchi occhiali da sole con lenti gradate, che appartenevano al padre morto un anno prima, e osserva l'altro arrestarsi scorato sulla piattaforma, col treno ormai andato.
I due sono come padre e figlio, in vite parallele che si salutano meravigliate per un secondo. Di Peter sapremo che si incontrerà con i fratelli Francis (Owen Wilson) e Jack (Jason Schwartzman), in un viaggio spirituale che forse li avvicinerà; dell'altro non ci verrà detto nulla, se non che è un uomo che sta oltrepassando la mezza età, frastornato e solo. Un ruolo desolato che Murray, quinto di nove figli datosi alla commedia per vivere, ormai incarna da tempo, e che da Rushmore in poi fa da vera e propria congiunzione di poetica fra le pellicole di Anderson, come e forse più della presenza di Owen Wilson, che per la seconda volta consecutiva non mette mano alla sceneggiatura.
Il surreale del texano continua dunque a gettare uno sguardo idiosincratico e nettamente distinguibile dagli altri sulla famiglia e sui suoi personaggi, caratterizzati come fumetti su cartoni mobili, oggettistica e calligrafia di solitudini, reticenze ed incomunicabilità. Ora in India, dove i contrasti si umanizzano ancor di più nell'adiacenza e rassomiglianza dei lutti (splendido il flashback al funerale del padre, prima del funerale del piccolo morto nel fiume), nel paraggio di persone con le quali si parla (gli indiani britannicizzati del treno) o non si parla (quelli non britannicizzati delle campagne), ma comunque nitidamente prossime.
Scritto dal regista con i cugini Roman Coppola e Jason Schwartzman, The Darjeeling Limited ha forse meno gravità e senso del dettaglio rispetto alle precedenti collaborazioni con Wilson e Baumbach. Ma la descrizione di Anderson è ancora in grado di generare quello stupore geometricamente minuto dell'irreale che entra nel reale, quello stringimento nel comico che è l'emozione del suo cinema. E assieme annuncia che questo stesso percorso è forse giunto definitivamente alla fine, per rimodularsi verso nuove destinazioni di meraviglia. Al prossimo anno con Roald Dahl.

Giudizio: 2.5


Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Il treno per il DarjeelingDopo I Tenenbaum Wes Anderson ci racconta un altro spaccato di vita familiare, stavolta però con una logica "on the road" o meglio sarebbe dire "on the train", dato che il film si svolge quasi tutto mentre siamo a bordo delle carrozze pittoresche e folcloristiche del Darjeeling Limited, con la sua popolazione umana tanto eterogenea.
Preceduto dal cortometraggio Hotel Chevalier, che fa da prologo ideale al film, dove in una camera d'albergo vedrete uno dei tre fratelli, Jack (Jason Schwartzman, parente dei Coppola e interprete come ultimo film del Luigi XVI di Marie Antoinette) è alle prese con una sensuale e misteriosa Natalie Portman.
Quando il film comincia vediamo un altro suo fratello, Peter (Adrien Brody, anche lui con un problema alle spalle), correre dietro a un treno in corsa superando un uomo d'affari (Bill Murray, qua praticamente in un cammeo ma interprete di un altro film di Anderson, Le avventure acquatiche di Steve Zissou). Arrivato sul treno Francis, che ha elaborato il percorso, incontra Jack e un altro fratello, Francis (un Owen Wilson in vena di parti riflessive e problematiche, che recita per quasi tutto il film con un pesante bendaggio dato che il suo personaggio ha subìto un incidente terribile). Il viaggio per cercare la madre (Anjelica Houston) comincia, e il percorso sarà pieno di sorprese e di valore spirituale.
Anderson ha una particolare capacità nel descrivere le personalità (vedi il lavoro fatto nel gioiellino I Tenenbaum) e in questo film tutto in movimento riesce benissimo a descrivere a dovere i contrasti interiori dei tre fratelli eterogenei, oltretutto senza mai perdersi in oziose spiegazioni oppure lunghe dissertazioni illuminate ma che uccidono il ritmo del film. I problemi dei tre fratelli, che sono quelli della vita ma soprattutto il fatto di non saper coesistere, sono esterni rispetto a quanto avviene nel loro percorso, sono stati lasciati in un altro luogo e momentaneamente nel freezer, adesso si deve cercare l'unità familiare capendosi tra di loro e cercando la madre che deve dare spiegazioni, alla quale vogliono bene ma hanno bisogno di capire perché si è comportata in una certa maniera. Il contatto tra loro all'inizio è traumatico, ma affrontando insieme il viaggio e le sue sorprese potranno unirsi aiutati dal paesaggio e dalla popolazione che incontrano.
Il personaggio migliore è sicuramente quello di Wilson, con le sue caratteristiche di sfregio nel corpo ma che si ostina continuamente a non lasciare l'obbiettivo, che da fratello maggiore unisce la famiglia e ne tiene idealmente le redini confiscando i passaporti data l'apparente immaturità degli altri due, dove Brody ha lasciato la compagna incinta e Jack non esce dal suo torpore del ricordo di quanto avvenuto con la Portman (simbolizzato nel prologo). L'iconografia usata dal regista è precisa e diretta. Il treno (scena iniziale) non va perso in quanto è una occasione unica, superando l'uomo d'affari (la vita in se stessa e le sue routine) come del resto non va perso il treno del ritorno lasciando i ricordi/fardello del padre (le valigie) per tornare più maturi e consapevoli ad affrontare i problemi della vita a cui non si deve sfuggire, ma vanno risolti. L'errore lo compie la madre fuggendo in eremitaggio, non loro che affrontano un viaggio pazzesco senza una vera coesione di base. E in una bella scena di scena a scorrimento vediamo le cabine divise una ad una e i suoi abitanti, ognuno in un proprio microcosmo apparentemente non collegato ma che fa parte di un disegno più grande dove bene o male siamo tutti insieme (il treno). Il momento delle telefonate ricorda che bisogna evitare di dimenticare quanto sta a casa, ma prima di tornarci è necessario completare il percorso dello spirito in quanto la necessaria aumentata consapevolezza ci aiuta nel compito.
Il tutto avvolto in cornici incantevoli dell'India, vista come caotici mercati dove trovi di tutto ma anche come brulli paesaggi di sabbia e villaggi sperduti dalla grande dignità nonostante le difficoltà della sopravvivenza (la scena del funerale), monito ed esempio per tutti, dove se si viene accettati all'interno della comunità vuol dire aver agito con giustezza di cui dobbiamo essere fieri, anche se apparentemente non ci sono guadagni materiali.
Le diatribe tra fratelli sono gustosissime nella malinconia sempre presente di cui sono intrise, il trio d'attori è davvero in palla e gira benissimo, ognuno con le sue caratteristiche tutte diverse, lasciandoci un ricordo intenso di una vicenda fondamentalmente ottimista che guarda sempre avanti.
La madre, una Anjelica Huston lontana dalle iconografie de La famiglia Addams, con capelli cortissimi, sembra essere l'unica confinata in un suo blindato esistere, senza più voler accetatre i legami del passato per esistere solo con un dorato (ma infertile) isolamento. Completano il lavoro un'ottima fotografia sempre chiara e delle riprese strette sulle carrozze anguste precise e senza sbavature, micromondo quello del treno dove le avventure si possono vivere solo per il momento del viaggio e non da portare oltre («Io ho un fidanzato», dice la bella assistente amante del fumo a Jack)
In definitiva un viaggio spirituale da non perdere, che dà degli ottimi messaggi in maniera eccellente, sorretto da un cast all'altezza e diretto con mano leggera senza mai stancare, appropriandosi e donando i concetti con seminale emotività. Film di questo tipo non ne circolano molti, lasciarsi sfuggire il treno stavolta significa non sapere quando sarà il nuovo passaggio.

Giudizio: 2.5
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