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Speed Racer Stampa E-mail
Sabato 10 Maggio 2008 11:44
Speed Racer / LocandinaTitolo originale:      Speed Racer
Nazione:      Stati Uniti
Anno:      2008
Genere:      Azione, Sportivo
Durata:      135'
Regia:      Andy e Larry Wachowski
Cast:      Emile Hirsch, Christina Ricci, Matthew Fox, Susan Sarandon, John Goodman, Kick Gurry, Scott Porter, Richard Roundtree, Paulie Litt
Produzione:      Warner Bros. Pictures, Silver Pictures, Village Roadshow Pictures
Distribuzione:      Warner Bros. Pictures
Data di uscita:      9 Maggio 2008

Trama: Speed fa parte della famiglia Racer, che da sempre corre come piccola casa indipendente nel circuito delle macchine da corsa superveloci in circuiti futuribili e dal percorso stile montagne russe. La Royalton, potente casa automobilistica intrallazzata nelle manipolazione delle gare, vorrebbe convincere il talentuoso ragazzo a correre per loro, ma l'ombra della scomparsa del fratello avvenuta in circostanze misteriose anni prima, e un senso di responsabilità per onorare quello sport per cui vive, fanno rifiutare l'offerta al giovane Speed. Ovvio che così facendo ci si crei qualche nemico, ma entra in scena al suo fianco il misterioso Racer X ad aiutarlo.

Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Speed RacerDopo aver reso una trilogia il loro capolavoro spartiacque Matrix, i fratelli Wachowski sono andati a recuperare un cartone animato cult di Tatuo Yoshida che in Italia è famoso come “Go go Mach 5” che scorse sui nostri teleschermi negli anni ottanta ma in patria era stato creato molti anni prima. La trama narra le avventure del giovane Speed (un nome assolutamente evocativo), interpretato da Emile Hirsch (il protagonista solitario del grande film Into the Wild di Sean Penn), che sconvolto per la morte del fratello, decide di dedicare la sua vita al circuito delle corse automobilistiche su percorsi non convenzionali. Arrivato a poter gareggiare nella scuderia migliore, non accetta di partecipare con loro ma di rimanere in quella di famiglia, in quanto scopre che nella prima serpeggia la corruzione, ma così facendo ovviamente si attira l'odio delle potenze economiche che a questo punto lo vogliono fuori dai circuiti. Per fortuna che ad aiutarlo c'è il misterioso Racer X (Matthew Fox, il dottor Jack di Lost), abile guidatore misterioso con il volto semi-coperto da una maschera nera. Insieme a lui, alla sua fidanzata Trixie (Christina Ricci) e alla sua famiglia, ora è pronto per onorare a dovere la memoria del fratello scomparso e cercare di ripulire il mondo dorato ma marcio delle corse.
Inutile nascondersi dietro a un dito, indipendentemente da tutti i suoi difetti purtroppo importanti (storia scontata e banale, alcune scelte discutibili di stile per onorare il nippo-style e gli anime/manga in generale, eccessiva parodizzazione dei comportamenti per rendere il film all-family) i Wachowski Bros hanno creato un lavoro visivo imponente e affascinante, con quei circuiti (chi ha giocato a “Wipeout” sulla Play Station ne impazzirà) assurdi e roboanti nella loro concezione architettonica, quelle vetture letteralmente sparate come proiettili sulla pista, gli scontri esagerati e terribili (dove però non si vede mai il crudele destino del pilota, salvato da un guscio di salvataggio, proprio per non urtare l'animo dei piccoli spettatori e farlo totalmente politically correct), il tutto sorretto da una fotografia caleidoscopica pop di sicura presa. Eliminato ogni possibile approfondimento, i due registi si dedicano completamente a creare una sorta di ricordo della Rock Vegas de I Flintstones in ambito formula special (e la cosa non è dovuta solo al fatto che qui c'è John Goodman nella parte del padre di Speed) ma per la presenza di un mondo coloratissimo e variopinto, preoccupatissimi di emulare Rodriguez e i suoi Spy Kids dedicando troppo spazio a Spritol, il fratellino mangione simpatico (icona di Speed da piccolo verso il fratello Rex) e la sua scimmia (davvero addestrata benissimo), senza andare oltre, appiattendo il tutto con la vicenda che ha anche dei risvolti stucchevoli come quello della madre comprensiva (la grande Susan Sarandon in vena di rilassarsi) oppure quella del fratello onnipresente nel ricordo. Ovviamente i messaggi sono tutti verso l'ottimismo, mai perdere la fiducia (quando Speed perde volontà di combattere contro il mondo che ti vuole male l'espressività di Hirsch, che sappiamo essere notevole dopo Into the Wild, risulta deficitaria), l'unico vero focolare è la tua famiglia in cui non devi mai smettere di credere anche se non ha i mezzi che altri hanno. Questo tipo di film è come una giostra, adattissimo per trascorrere dei momenti intensi finché si è seduti sul seggiolino, peccato che appena esci, finito il turbinare delle immagini ti accorgi che in fondo il lavoro eseguito per seguirlo (e comunque 135 minuti di durata per quello che ha da dire sono davvero troppi) è solo il fatto di essersi seduti senza altro impegno mnemonico, abbinando il divertimento di chi l'ha fatto, affascinato da dei miti del passato, al proprio senza particolare fantasia nel proporlo in una chiave almeno poco scontata, impegnandosi tantissimo nella parte tecnica e poco in quella di sceneggiatura (oltre la cartone d'origine a molti, sopratutto i meno verdi d'età, verrà in mente anche Penelope Pitstop e le Wacky Races) dove a furia di seguire roboanti scontri con macchine più dotate di trucchi della Jaguar di Diabolik si sprofonda in una sorta di torpore, approfondito da dei discorsi banalmente profondi di onore, risvegliato dagli schiaffi di immagini sovrapposte in maniera frenetica una sull'altra (poi banalmente nei momenti fermi della gara in mezzo ci mettono anche Guerre stellari e Driven per il fatto di sentire la forza dell'auto che non è solo un mezzo inerte ma come un cavallo indivisibile dal suo cowboy).
Bisogna entrare non certo speranzosi di vedere troppo d'altro, ma visto chi c'era in regia troviamo davvero quanto ci aspettiamo, e la cosa può deludere sopratutto per via delle eccessive caratterizzazioni parodia (come i gangsters da operetta oppure i ninja indegni dell'ordine della simil Mano/Yakuza a cui appartengono).
In questo film è tutto troppo senza contenimento, e il risultato pur se affascinante visivamente non è certo da opera esempio, troppo contaminato e con un occhio severo a rimanere nel Disney style di fondo per famiglie.
In definitiva un film visivamente eccezionale, dal ritmo sfrenato nei momenti delle corse, ideale per il divertimento pomeridiano di tutta la famiglia, circo però limitato a questo, rutilante carrozzone di facciata senza anima e troppo corretto, con una caratterizzazione dei personaggi che viene cercata pochissimo. In fondo mantiene bene quello che promette, entrare senza aspettative oltre che a quelle tecniche un aspetto davvero importante per goderselo a dovere.

Giudizio: 2


Recensione di ALBERTO DI FELICE

Speed RacerSpeed Racer è montato come fosse una puntata fantascientifica di OK, il prezzo è giusto!. Svariati articoli scorrono sul catalogo che è lo schermo, le pedane rotanti effettuano un semigiro e dietro la parete di sfondo rivelano un nuovo bene di consumo, del quale bisognerà indovinare il prezzo. Le pedane rotanti sono in questo caso dei busti umani fermati su un assale e lasciati volteggiare suadentemente da una parte all'altra del quadro, come un motore interno, spazzando via i fondali e spazzandosi via l'un l'altro. Poi gli articoli, squillanti scintillii per la folla che acclama: gare automobilistiche, circuiti automobilistici, e quanti più mini- e maxi-gadget associabili.
I Wachowski usano questo catalogo ben risaltante nella loro nuova, più o meno acerba catilinaria sulla realtà virtuale totalitaria corporizzata, nella quale la neurosimulazione abbacina gli occhi, lo spirito e la libertà. Nessuno meglio del Lewis Prothero di V per vendetta, Roger Allam, può quindi essere il Royalton di Speed Racer, professionista del trucco serializzato a puntata di gioco emozionale collettivo, contro il quale un "supereroe" (in completo nero, maschera e mantello, o tutina da corsa e casco) arriva con la sua squadra (infiltrati/hacker organizzati, fanciulla e folla, o famiglia, girl ed associati occasionali) a scombinare la festa con seccanti déjà-vu.
È paradossale che tutta questa nobile fedeltà a sé stessi si asservisca troppo a quello stesso abbacinamento, trastullo visuale di eccessiva ed eccedente ri-tirata a lucido di una passione giovanile, in cui il déjà-vu (il fratello ribelle morto—o forse no—e la sua lotta) re-inserisce buona parte del carrozzone nei "valori base"—che sarebbero, in breve: affetto, mamma e papà, frittelle e televisione. È la pellicola più tradizionalista degli autori, "per famiglie", nonostante il turbinio stellante che la addobba.
Il tutto, beninteso, mantenendo la propria coerenza critica: la corsa è rivalsa "contro", il déjà-vu spettro umano si camuffa e rimane romanticamente nell'ombra (il vero "supereroe", replica della maschera "V", è la maschera "X" di Matthew Fox), l'aggrappamento ai "valori base" di onestà (al "valore base" del divertimento dopo-scuola?) è l'unica risposta naturale, vera e dignitosa a chi ci costruisce sopra il proprio falso impero.
Eppure, Speed Racer è il primo film vistosamente "per bambini" dei Wachowski, che l'avrebbero potuto dare tranquillamente in appalto a Robert Rodriguez, che di famiglie con figli ed animali (e nonni) impegnate a salvare il mondo se ne intende, così come hanno fatto con James McTeigue. Il proverbiale garbuglio degli autori fatica ad assommarsi a virtù di segno anarchico, come ad esempio succedeva nel citato, imperfetto e palpitante film appaltato all'australiano. Il film sembra un'iperattiva gita, che spesso gira a vuoto, nella fabbrica di Mr. Royalton, un Willy Wonka del brand multisettore, desideroso di mostrarci tutti i luccicanti articoli regalo che ci perderemmo se non accettassimo la sua offerta.

Giudizio: 1.5
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