CLASSIFICA SETTIMANALE

Incassi al 07/02/2010
1 Avatar 3D =
2 Baciami ancora =
3 Paranormal Activity
new
4 Alvin Superstar 2
a
5 Tra le nuvole
-
6 Avatar
-
7 La prima cosa bella
-
8 Io, loro e Lara
-
9 Bangkok Dangerous – Il codice dell'assassino new
10 Il quarto tipo
-
Archivio incassi settimanali

Designed by:
SiteGround web hosting Joomla Templates
In Bruges - La coscienza dell'assassino Stampa E-mail
Lunedì 19 Maggio 2008 04:48
In Bruges - La coscienza dell'assassino / LocandinaTitolo originale:      In Bruges
Nazione:      Regno Unito, Belgio
Anno:      2008
Genere:      Commedia, Crimine, Drammatico
Durata:      107'
Regia:      Martin McDonagh
Cast:      Colin Farrell, Brendan Gleeson, Ralph Fiennes, Clémence Poésy, Jeremie Renier, Thekla Reute, Jordan Prentice, Zeljko Ivanek, Eric Godon
Produzione:      Blueprint Pictures, Film Four, Film4, Focus Features, Scion Films Limited
Distribuzione:      Mikado
Data di uscita:      16 Maggio 2008

Trama: Ray e Ken sono due killer inglesi professionisti a pagamento ai quali è andato storto l'ultimo lavoro, motivo per il quale Harry, il loro capo, li confina nella cittadina belga di Bruges fino al momento in cui si saranno calmate le acque. I due hanno un approccio completamente diverso nei confronti della cittadina piena di opere importanti. Ken ne ascolta il respiro artistico e ne assapora il profumo, Raymond invece la odia profondamente e non vede l'ora di tornare a Londra.
Ma queste cose passeranno in secondo piano nel momento in cui gli sbagli che ti mordono profondamente la coscienza verranno a galla nella tranquilla Bruges, che ha degli abitanti davvero particolari da conoscere.

Recensione di PIETRO SIGNORELLI

In Bruges - La coscienza dell'assassinoIl regista esordiente Martin McDonagh, apprezzato autore teatrale, deve avere un amore sfegatato per la cittadina di Bruges (Belgio, forse qualcuno la conosce per la sua squadra di calcio il cui nome gira ogni tanto per le coppe europee), tanto da farne un autentico manifesto turistico, inquadrandone i monumenti, i quadri e le opere artistiche in maniera quasi ossessionate ma rispettosa.
Tra i quadri di Van Eyck e Magritte (uno di essi simboleggia lo stato d'animo di Ray e fa da icona per la stupenda scena finale, innestando una bellissima frase mentre lo guardano «Se vai al purgatorio non sei tanto male ma neppure troppo valido, un po' come il Tottenham») si svolge la storia di una strana coppia di killer esistenzialisti che devono fuggire da Londra per colpa di un terribile sbaglio commesso durante la loro ultima azione. Ray (Colin Farrell, che ormai dopo aver lavorato con Allen e Malick è un attore assolutamente completo) è complessato con una tendenza schizoide verso la violenza che si scatena per un nonnulla, mentre Ken (Brendan Gleeson, che ha lavorato anche con Scorsese in Gangs of New York) è più riflessivo, si gode la trasferta inopinata con serenità e attende gli ordini del suo capo Harry (Ralph Fiennes). La conoscenza con una ragazza del luogo, Chloe (Clémence Poésy, vista in Harry Potter) fa girare gli umori di Ray, che rivaluta la cittadina che odia profondamente, peccato che gli errori del passato non si possano cancellare con un colpo di spugna e tornino a presentare i conti senza pietà, anche se una rinnovata pelle di onestà e moralità dovrebbe conciliarsi con almeno una possibilità di scampo .
Dopo Pulp Fiction (ma si ispira anche a Sonatine di Kitano), un altro grande ritratto di una coppia di killer che ragiona e che perde la sua pelle violenta d'origine («Non lo faccio qui perché così lei non deve pulire» riferendosi a un fatto di sangue prossimo venturo all'accadimento parametrato alla dolce proprietaria dell'albergo in dolce attesa) per ragionare e capire gli errori del passato. I personaggi di Ken e di Ray sono molto simili a quelli di Jules e Vincent del capolavoro di Tarantino, mentre uno ragiona l'altro si perde in azioni inconsulte e commette stupidaggini anche se non volute.
L'arma migliore di questo film è la parola, l'ambiente che forgia (l'origine teatrale dell'autore non viene certo sconfessata da questa opera anche se a cielo aperto) e che ti riconduce verso nuovi orizzonti, facendoti capire che il passato in fondo può avere una nuova concezione se tu credi in un cambiamento nel futuro. Gli sbagli e gli errori vanno pagati, questo certamente, ma una possibilità non va negata, soprattutto come dimostrano le parole finali che chiedono di fuggire da un luogo troppo puro e tranquillo in cui ogni peccato viene amplificato dalla semplicità dell'abitato in confronto a una città frenetica che vive con il giornale della domenica uscito il sabato (tanto per citare una grande serie metropolitana di prossimo arrivo al cinema).
Non aspettatevi da questo ritratto umano bipolare violente sparatorie oppure degli inseguimenti mozzafiato (qualcosa c'è ma è molto circoscritto, e tutta l'azione è anteposta da una profonda lettura parlata del momento), qui trovate delle stranezze (un attore nano, che odia i nani neri, il quale si fa continuamente di medicina per cavalli e non disdegna di copulare con prostitute olandesi, lo interpreta Jordan Prentice che arriva da Nip/Tuck), grandi affreschi pittorici, monumenti mozzafiato aperti per l'occasione (come la torre dove si svolge la scena chiave) ma mai esagerazioni gratuite, anche perchè pure il personaggio di Fiennes, che adora Bruges e ha famiglia, ha un anima esistenzialista pure lui e non può permettere che uno sbaglio come quello commesso da Ray possa essere perdonato, diventa un rigido codice d'onore non passare certi limiti (come invece di contro faceva una altra coppia di killer dello schermo come quella di The Boondock Saints).
La composizione è davvero magnifica, immagini affascinati di opere e tranquilli canali (non per nulla Bruges è detta la piccola Venezia) discorsi ficcanti e personaggi affascinanti (con una parte femminile marginale ma perfettamente completante). Non si poteva davvero chiedere di più a questo film, che va visto e scoperto senza nessun timore oppure pregiudizio di sorta.
In definitiva un opera affascinante, con protagonisti perfetti, completa, che unisce parola e ragionamento in maniera perfetta, non originalissima perchè prende spunto da altri film precedenti, difetto marginale che si dimentica subito, priva di alcun contenuto illusorio oppure consolante che vuole mostrare l'animo umano che si parametra e si migliora se immerso in capolavori d'arte di grande fascino, che lo permeano di purezza con il loro richiamo atavico della conoscenza di ogni possibile bivio della vita.
Non permettete che facili altri richiami vi distolgano da questa voce sublime.

Giudizio: 3


Recensione di EMANUELE RAUCO

In Bruges - La coscienza dell'assassinoIl noir è un genere difficilmente malleabile, non è come l’horror o la fantascienza, la cui matrice permette loro di adattarsi alle più svariate possibilità e profondità. Il genere nero ha da sempre codici e peculiarità difficilmente cambiabili o adattabili.
Una bella eccezione a questa regola ci viene però da un esordiente, Martin McDonagh (vincitore di un Oscar per il cortometraggio), che prende uno dei più sfruttati canovacci degli ultimi anni e lo contamina con visioni d’autore e commedia di caratteri. Realizzando una delle sorprese più acute della stagione.
Ray e Ken sono due killer che vengono mandati a Bruges in attesa di istruzioni: girano per la città, conoscono personaggi e attendono. Ma quando queste istruzioni arrivano saranno tutt’altro che semplici.
Scritto dallo stesso regista, un film sospeso tra paradossale grottesco figlio dei Coen e la sarabanda violenta di un Roger Avary, una commedia nera che ricorda una variazione ironica di “Aspettando Godot”, con uno sguardo e un tono però, fortunatamente personali.
Tutto girato tra i vicoli, i castelli, l’uggiosità medievale della città belga del titolo, il film racconta il rapporto tra 2 persone diversissime e incompatibili – secondo gli schemi classici del buddy movie – che però cominciano mano a mano a diventare amici oltre che colleghi, a conoscere una città e un mondo alieno («che sembra uscito dalle fiabe») e nel frattempo se stessi, come se i misteri racchiusi dal luogo fossero lo specchio ironico dei misteri tra le pieghe dei personaggi.
Nulla di nuovo, sulla carta, ma quello che conta è l’occhio e il tono con cui McDonagh maneggia questo materiale facilmente accostabile al manierismo: sorprende nel film il tono straniato e bizzarro con cui ci si accosta alla vicenda, anzi con cui si sceglie cosa raccontare, soffermandosi sui tempi “morti”, sulle digressioni, sui personaggi minori e i loro rapporti coi protagonisti, riuscendo perfettamente a costruire un insolito crescendo fatto di tensione e forza morale, nonostante la necessaria concessione allo spettacolo violento.
McDonagh sicuramente conosce il fatto suo, specie come sceneggiatore, a dare il giusto credito ai dialoghi paradossali, alla cura delle desccrizioni – soprattutto umane – all’ironia intelligente con cui viene lucidamente condotto il racconto, fino a sprazzi d’inaspettata emozione; ma nemmeno come regista lasscia a desiderare e basta vedere la mano ferma nel tono straniato o il ritmo bizzarro ed efficace che impone al film e ai suoi attori.
I quali, da par loro, contribuiscono non poco alla riuscita del film, creando un alchimia di coppia inaspettata, dove lo spaesato e bambinesco Colin Farrell tiene testa a quel gigante (in tutti i sensi) che è Brendan Gleeson: l’unico a essere fuori parte, è il troppo convinto e poco efficace Ralph Fiennes. Poco comunque per rovinare un noir che, giocando con lo spettatore e il genere, sa dire qualcosa che forse noi non pensavamo nemmeno di dover sentire.

Giudizio: 3


Altri giudizi della redazione:

Alberto Di Felice
: 2.5
Commenti (0)
Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti!
 








AL CINEMA

Avatar
avatar-poster
 
La prima cosa bella
prima-cosa-bella-poster
 
Tra le nuvole
up-in-the-air-poster
 
Paranormal Activity
Paranormal Activity
 
Il concerto
Il concerto
 
Alvin Superstar 2
Alvin Superstar 2
 
L'uomo che verrà
L'uomo che verrà
 
Il quarto tipo
Il quarto tipo
 
Il mondo dei replicanti
Il mondo dei replicanti