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Certamente, forse Stampa E-mail
Giovedì 22 Maggio 2008 05:27
Certamente, forse / LocandinaTitolo originale:      Definitely, Maybe
Nazione:      Stati Uniti
Anno:      2008
Genere:      Commedia, Romantico
Durata:      112'
Regia:      Adam Brooks
Cast:      Ryan Reynolds, Elizabeth Banks, Rachel Weisz, Isla Fisher, Abigail Breslin, Derek Luke, Kevin Kline
Produzione:      Universal Pictures, Working Title Films
Distribuzione:      UIP
Data di uscita:      16 Maggio 2008

Trama: Will si ritrova in procinto di divorziare, e una sera sollecitato dalla figlia Maya si mette a raccontare (inventando i nomi ma non le situazioni) di come lui e la moglie, mamma della piccola, si sono innamorati. Il racconto si svolge a New York, 1992. Will, dopo aver salutato la compagna Emily rimasta nel Wisconsin, era impegnato nella campagna per l'elezione di Bill Clinton a presidente. Lì incontra varie donne di cui rimane stregato in vari modi: mentre il filo del racconto procede sapremo chi di queste è veramente la mamma di Maya. Purtroppo aprire certi ricordi può anche essere doloroso.

Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Certamente, forseRyan Reynolds (Smokin' Aces) è il dolce Will, un uomo sull'orlo del divorzio con una figlia che gli vuole un grande bene (Abigail Breslin, la stessa bimba che recita con Jodie Foster in Alla ricerca dell'isola di Nim). Durante uno dei weekend nei quali è il suo turno di tenere Maya, la piccola insiste perché lui le racconti dall'inizio come veramente ha incontrato la mamma, come si è innamorato di lei e perché ora vogliono separarsi tutti e due. Riluttante all'inizio, Will diventa un fiume in piena e le dice ogni cosa per liberarsi del peso, rivelandole solo alla fine chi delle tre donne del racconto è quella con cui si è sposato. I nomi sono alterati per non togliere la sorpresa, le situazioni esposte vere.
Film commedia dall'impianto narrativo leggermente diverso dal solito, costituito da corposi flashback e con l'amore già avvenuto ma da individuare, si avvale di un ottimo cast presentando anche la bella e brava Rachel Weisz (attrice che si è fatta notare al grande pubblico nell'intrattenimento ne La mummia ma ha fatto anche dei film di maggior impegno come The Constant Gardener e il recente Un bacio romantico) e Kevin Kline (In & Out) che qui fa una parte di contorno, l'amante maturo e barbuto della estroversa Summer (la Weisz).
Il regista Adam brooks, autore nel 2001 di un film con Cameron Diaz dal titolo Verità apparente, vuole raccontarci oltre che degli amori contrastati di Will anche di un periodo politico ben preciso, di sexy-gate e di come il proprio lavoro possa condizionare la vita, le scelte e anche ingannarci per lungo tempo. Will nel 1992 lavora per la campagna elettorale di Bill Clinton (presente con un cammeo durante il jogging mattutino) partendo dai compiti più ingrati come portare il caffè o la carta igienica. Lui ha lasciato la fidanzata Emily (Elisabeth Banks) per un sogno nel quale crede ciecamente, poter contribuire al successo dell'uomo a cui dà ogni fiducia e speranza per il futuro, e in fondo questo futuro Clinton glielo costruisce inavvertitamente perché Will lavorando per lui incontra la spumeggiante April (Isla Fisher), che gli fa vedere la vita secondo prospettive nuove. Poi lavorando per altri man mano che passano gli anni (e il racconto) si accorge che il presidente per cui ha fatto tanto nell'oscurità tradisce gli ideali di famiglia con la vicenda Lewinsky, si sporca e corrode in vicende davvero squallide per un uomo di tale importanza nel mondo. Il tutto immerso nella New York che corre senza nessuno spiraglio di poter rallentare, tipo di vita lontano per lui che arriva dal Wisconsin. Ma la vicenda politica, pur se ampiamente centralizzata dal racconto, è solo uno sfondo per le storie d'amore, per i sentimenti turbinanti e le sensazioni che tre donne completamente diverse forniscono. Tre donne le quali ognuna ha un profumo diverso che Will cerca di assaporare al massimo, traendo da ognuna qualcosa senza mai scegliere definitivamente. Alla fine sappiamo che una ne trova, dato che è nata la figlia, il problema è quanto possa stare con lei rinunciando alle altre due che lo attirano come sirene incessantemente.
Una commedia correttissima, senza nessuna vera spudoratezza, dai sentimenti marcati e dalle intenzioni davvero pure per conclamare l'amore vero (guarda caso impreziosito dal fatto che la cultura dei libri con uno stratagemma poco fantasioso, fa da tramite). Potrebbe far felice sicuramente un pubblico di signore in vena di sentimenti zuccherosi, non c'è un personaggio che a modo suo non sia romantico, le situazioni sono studiate a tavolino per sublimare suoni di violini al momento esatto (a questo proposito le musiche hanno degli ingressi davvero al cronometro) ma alla fine il troppo stroppia. Si gira intorno incessantemente a Clinton e i suoi disastri amorosi («Senza essere puro non vai da nessuna parte» ci dice il film) senza entrare in un vero contesto minimamente politico di approfondimento come vorrebbe, Abigail Breslin fa la saccente quanto mai antipatica (a dieci anni e una fresca lezione di sessuologia a scuola ne sa più lei dei rapporti di coppia di un analista), una presenza della baby attrice contenuta nel minutaggio ma pedante, insopportabile a volte, e il finale è pacchiano, privo di logica vera e lascia straniti anziché ammirati dalla sua inconsistenza.
Il messaggio è chiaro, qualunque donna scegli, anche quella sbagliata, se ti ha dato un figlio ha meritato di essere incontrata, perché è tramite la prole che dai senso alla vita, peccato che per dircelo si vada incontro a delle situazioni noiose, ripetitive e poco divertenti (i duetti tira/molla con April non sanno di nulla). Il reparto tecnico non si segnala di pregi, Reynolds tira alla lunga il fatto che è un bravo ragazzo altruista che prova tutte le donne che lo affascinano per non deluderle, e alla fine la correttezza che inizialmente era un pregio diventa una zavorra della quale il film non si libera.
In definitiva una commedia semideludente che poteva andare ben oltre che dei buoni sentimenti edulcorati, impantanatasi nel mezzo del racconto per la troppa voglia di seguire altro che non siano le direttive di un blando rapporto uomo/donna e non saper minimamente bilanciare la cosa. Chi vuole emozioni di facile presa senza avere la minima pretesa si accomodi, gli altri lascino pure stare questo flashback che parla del mondo femminile in maniera scialba.

Giudizio: 1.5


Recensione di EMANUELE RAUCO

Certamente, forseUna delle varianti più accattivanti per quanto riguarda una storia d’amore è ricostruirne il passato, farne una sorta di genealogia a ritroso, come per poter stabilire da dove nasciamo e cosa e chi e come ci ha generati, visto che tutti siamo curiosi nel sapere le nostre radici sentimentali. Da questo accattivante spunto, Adam Brooks ha tratto ispirazione (o meglio, si è fatto consigliare da produttori e sceneggiatori) per il suo nuovo film, dove la storia di un amore diventa la storia della scelta di un destino. Risultato soddisfacente.
Scritta da Brooks, una commedia venata di giallo sentimentale che partendo da un meccanismo molto simile a quello della sit-comedy How I Met Your Mother cerca di fondere, con dignitosi esiti il sentimento col ritratto dell’America all’era di Clinton.
Ambientato a partire dal 1992, quando l’America seguiva la campagna elettorale di Bill Clinton, e si copriva di speranze forse vane, il film gioca coi meccanismi della commedia traducendoli quasi teoricamente in una competizione con lo spettatore (incarnato dalla figlia Maya), mettendo in scena consapevolmente i cliché del genere, provando ad abbozzare persino un parallelo tra la vita politica e quella amorosa (non particolarmente riuscito) e tra l’America di ieri e quella di oggi (ora come allora, ci sono le elezioni primarie).
Tentativi piacevoli, quelli di Brooks, ma tutto sommato senza troppa sostanza, dato che il film (anche giustamente, visti target e intenzioni) si concentra sul lato narrativo e popolare della storia, puntando quasi tutto sulla costruzione dei personaggi e degli intrecci di cuore, sui tira e molla e il sentimentalismo in formato familiare, e lasciando che il lato pubblico – per non dire politico – si macchi di cliché subito levigati dall’idealismo tutto americano e democratico di quegli anni.
Anche dal punto di vista della messinscena, la mente va alle commedie liberal dei primi anni ’90 dove il discreto ritmo, l’intelligenza dei dialoghi e la correttezza politica doveva fare i conti con la poca inventiva della regia, e un coinvolgimento tutto di superficie che tradiva la natura di prodotto di puro consumo in cui l’obiettivo era il “minimo sindacale”.
Certo, ci si diverte, e ci si commuove leggermente, e il tutto assume la cadenza tiepidamente ristoratrice del cinema “per famiglie”, e ci accontentiamo quello, anche perché il comparto femminile è davvero degno di reggere una commedia (con la solita luminosa Rachel Weisz), a differenza del protagonista, Ryan Reynolds, un po’ lesso e poco simpatico. Si spera solo che il possibile cambiamento che riguarderà l’America nei prossimi mesi, riguardi anche il cinema hollywoodiano, bisognoso più che mai di respiro e idee.

Giudizio:


Altri giudizi della redazione:

Alberto Di Felice: 2

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