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Be Kind Rewind - Gli acchiappafilm Stampa E-mail
Martedì 27 Maggio 2008 05:26
Be Kind Rewind / LocandinaTitolo originale:      Be Kind Rewind
Nazione:      Stati Uniti
Anno:      2008
Genere:      Commedia, Fantascienza
Durata:      102'
Regia:      Michel Gondry
Cast:      Jack Black, Mos Def, Danny Glover, Mia Farrow, Melonie Diaz, Irv Gooch, Chandler Parker, Arjay Smith, Quinton Aaron, Gio Perez, Basia Rosas, Tomasz Soltys, Sigourney Weaver
Produzione:      Partizan
Distribuzione:      BIM Distribuzione
Data di uscita:      23 Maggio 2008

Trama: Jerry è un meccanico un po' stordito che abita in un camper, e che ha una terribile ossessione: essere colto da ipotetiche radiazioni che a parer suo provengono dalla vicina centrale elettrica. Una sera, accompagnato dall'amico Mike, si reca lì per sabotare l'impianto. Ma invece per la sua dabbenaggine viene impregnato di campi magnetici, e quando si reca al negozio di videonoleggio smagnetizza tutte le videocassette dell'amico. Per salvare il salvabile, i due decidono di fare degli short film artigianali dei grandi film del cinema per poi noleggiarli. L'idea piace, ma purtroppo ci sono anche altri problemi da risolvere, come quello di dover mettere a norma l'antico negozio di vhs.

Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Be Kind RewindA Gondry (l'autore de L'arte del sogno e Se mi lasci ti cancello) la fantasia non manca di sicuro. Pieno di nostalgia per le care vecchie videocassette (primo vero mezzo su larga scala di poter possedere e non solo vedere un lavoro cinematografico che si è amato, concetto basilare per gli appassionati) e con tanta voglia di omaggiare e citare pellicole del passato in un'ottica povera ma esilarante (partendo dalla rivisitazione di Ghostbusters, tra l'altro, nel corpus principale del film e non nei remake artigianali, è presente un cammeo di Sigourney Weaver), si è messo dietro la macchina da presa e ha diretto questo divertente film, a metà strada tra le modalità di filmare tipiche di Ed Wood («Buona la prima! Qualunque sia») e quelle dei suoi film precedenti (soprattutto L'arte del sogno) che utilizzavano per gli effetti solo materiale di uso comune senza particolare massiccio utilizzo di sistemi tecnologici (morirete dal ridere nel vedere l'urina magnetica).
La trama: Jerry (Jack Black, come sempre simpaticissimo nella sua interpretazione tutta mossette) è un meccanico, Mike (Mos Def, ha recitato anche per Spike Lee) gestisce insieme al signor Fletcher (Danny Glover, indimenticabile in coppia con Mel Gibson negli Arma letale, strano che nel film non ci sia stata citazione tra i tanti anche per loro, almeno noi non l'abbiamo colta) un vecchio negozio di noleggio home video, ancorato fermamente al sistema delle vhs e per nulla intenzionato a cambiare formato.
Fletcher un giorno, oppresso dai debiti che il negozio accumula e dalla minaccia di demolizione in quanto da tempo l'esercizio non è più a norma, si reca a visitare una grande catena di videonoleggio per vedere le nuove tecnologie e i sistemi di marketing odierni, avvertendo, senza essere capito da Mike (davvero esilarante la scena) di tenere ben lontano Jerry dal negozio perché non faccia disastri. Disastri che arrivano presto, in quanto Jerry, ossessionato dall'idea che la centrale elettrica provochi pericolose radiazioni, cerca di sabotarla, ma facendolo maldestramente diventa una sorta di uomo magnetico. Stordito e stralunato giunge in negozio, provocando la smagnetizzazione di tutte le videocassette presenti. Un autentico disastro, al quale i due cercano di rimediare girando degli short filmini amatoriali («maroccando», con fantasia puerile, in italiano, «sweded» in lingua madre), versioni remake povere e alternative spacciandole inizialmente come se fossero il film vero alla vicina di casa, che noleggia abitualmente incaricata da Fletcher di vegliare sul negozio (una candida e ingenua Mia Farrow, con lo sguardo sempre perso in una sorta di incanto dei tempi passati e delle cose semplici). Poi la cosa funziona, piace, e allora girano su richiesta altre pellicole. Ma i soldi da trovare sono davvero tanti.
Per un appassionato di cinema è davvero uno spasso vedere la riedizione di Ghostbusters (il primo capitolo ovviamente, non il vacuo secondo lavoro) con i due protagonisti (Jack Black è a dir poco grandioso) che girano le scene alla loro maniera, dove la folla che urla è una fotografia, il gigantesco pupazzo dei fiocchi di cereali si incendia in mezzo a scatole di cartone con disegnate le finestre, la macchina ha il famoso emblema del fantasma che stinge, oppure di vedere Robocop con una armatura artigianale fatta di scarti di carrozzeria, poi gli omaggi si moltiplicano all'infinito per cui è impossibile ricordarli tutti (2001, King Kong tra gli altri), con quello più corposo su Rush Hour 2.
La gente comune fa da protagonista e comparsa per cui adora rivedersi facendo lievitare il numero dei noleggi, d'altronde è inevitabile che sia così, pensate solo a chi magari si sorbisce un filmino ben meno divertente di questi per poter magari riprendere nel ricordo una fugace apparizione, permettendo a Gondry di mostrare come i vecchi esercizi amatoriali, densi di grande umanità, vadano difesi ad oltranza di fronte alle impersonali catene di noleggio e vendita che non ti permettono di restare al loro interno se non per il tempo necessario di scegliere e poi di uscire.
Un po' anche spruzzata di Frank Capra style, l'operazione nostalgia ha al suo interno uno short film completamente nuovo e non solo i remake, una sorta di biopic dedicato al jazzista Fats Waller (definito così per la sua mole, morto neppure quarantenne per via della sua estrema passione per le bevande a base di alcool) a cui il gestore del negozio è accanitamente devoto (è presente anche un grande graffito dedica all'artista sotto un ponte), dove un ventilatore fa vecchia la pellicola e il treno suggestivo dei desideri e dei ricordi percorre la città, dei petardi sono le pallottole dei gangsters. Molto bella la scena dei tromboni multipli con quella composizione musical, fate attenzione perchè per vederla completamente realizzata dovete seguire anche i titoli di coda.
Buoni sentimenti, personaggi simpatici e genuina costruzione dell'immagine, un mix che non può non far sorridere ogni spettatore e far passare un sereno divertimento, purtroppo breve e limitato in quanto il film non dura moltissimo (98 minuti) ma intelligente, nostalgico e omaggiante senza essere per nulla pedante.
In definitiva un film simpatico, nostalgico, con personaggi candidi e sorretto da due buoni protagonisti che utilizza mezzi fondamentalmente poveri per visualizzare la riproposizione umoristica di grandi classici. Fondamentalmente se siete contro i buoni sentimenti probabilmente non vi piacerà moltissimo, ma lasciatevi incantare dalla sua genuinità perché sorridere con gioia di questi tempi non è davvero semplice, e questo film lo concede senza minimamente ingannarci. E vi verrà una gran voglia di riprendere la vostra magari impolverata videocamera che l'età che è passata per filmare con l'ottica del fanciullo ha fermato in uno sgabuzzino, e di rimettere in moto il vostro consunto videolettore vhs.

Giudizio: 2.5


Recensione di ALBERTO DI FELICE

Be Kind RewindQuesta recensione è scritta nell’ottobre del 2008, quasi cinque mesi dopo l’uscita nelle sale, e con un ulteriore ritardo di qualche settimana anche rispetto all’uscita in home video. In virtù di ciò non la considero tanto una recensione, quanto un commento spontaneo, o meglio un piccolo ringraziamento al film dopo che, ieri sera, finalmente, l’ho visto. Inserendo il dvd odoravo già che Be Kind Rewind mi sarebbe piaciuto—ma non sapevo ancora quanto l’avrei amato. Mai avrei potuto immaginare che avrei rimpianto tanto di non aver visto in una sala piena di gente un film che pensavo fosse anzi fatto quasi apposta per una visione casalinga: dovrebbe “raccontare”, si dice, di videocassette smagnetizzate e video (ri-)fatti in casa per sostituirle. Mi sbagliavo, e mi sono sentito quasi rimproverato per questo nelle sequenze finali.
Qui, all’anteprima del film autoprodotto per salvare l’ammuffito palazzo nel quale opera il videonoleggio d’antiquariato “Be Kind Rewind”, un anacronistico altrove nel quale il presente dei dvd è come un futuro ancora dignitosamente fuori mano, Jerry (Jack Black) ha sistemato dissestatamente il cadente e minuscolo televisore del negozio di modo che tutti i presenti possano vedere: da malaccorto qual è, la tv finisce per terra, andata—«Dove?», sarebbe anche in grado di chiedere. Ecco d’un tratto spuntar fuori un proiettore, una benedizione dal cielo: quello che era un film da vedere in video diventa ora a tutti gli effetti Cinema. Un lenzuolo bianco viene appeso a coprire la vetrina del locale, e su di esso inizia la proiezione, l’ultimo spettacolo prima della demolizione del palazzo subito dopo per far strada ad un nuovo progetto di rinnovamento edilizio.
A film inoltrato, il titolare Mr. Fletcher (Danny Glover) e Miss Falewicz (Mia Farrow) escono dal negozio, e scoprono che fuori si è formata una folla di curiosi, ondivagamente deliziati, arpionati dalla proiezione del film che per strada si può vedere, ribaltato orizzontalmente, attraverso la vetrina. Subito mi è tornato in mente Nuovo cinema Paradiso, quando il vecchio Alfredo (Philippe Noiret) “sdoppia” il film che è in proiezione in sala portandolo fuori nella piazza del paese, così che tutti possano vederlo senza pagare. Un film lusinghevole quanto si vuole, ma che puntualmente ogni volta mi soffoca in ricordi di cose perdute, concrete e sentimentali solo come una qualche illusoria favola (mi piace pensare che lo fosse, anche se la realtà è raramente come la si immagina) di cui si è vissuta solo l’eco: quella dei miei nonni e dei piccoli paesi, che oggi ritrovo solo quando guardo i miei genitori e i miei zii, che vedo stanno invecchiando, e ripenso al mondo che ancora gli somigliava di quando stavano crescendo, da bambini, o quando vedo qualche vecchio film.
Così pure mi sono trovato a rivivere il Vecchia America di Bogdanovich, del quale Be Kind Rewind dovrebbe essere compagno ideale, come l’improvvisato regista Ryan O’Neal che rimane attonito di fronte alla dimostrazione provata di David Wark Griffith che il cinema può avere la dignità delle arti più alte. Anche fatto da dilettanti, anche proiettato su un lenzuolo. È, a mio parere, il lavoro più bello di Gondry, nonché un sincero capolavoro, probabilmente perché è un film non meno personale (e come tale l’ho sentito su di me) in cui però è meglio dominato lo spirito agitato e impaziente dei precedenti Eternal Sunshine e L’arte del sogno: quello stesso spirito acquista adesso un senso politico, nel modo più puro e disarmante possibile, propugnando l’impulsiva e aperta urgenza di una concezione dell’arte come comunità, condivisione, asserzione di libertà. Perché se è vero che, come diceva O’Neal, «il più bel film che mai sarà fatto è stato già fatto», è anche vero che è nostro diritto ri-farlo—ri-viverlo.

Giudizio:
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