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| Tropa de Elite – Gli squadroni della morte |
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| Sabato 07 Giugno 2008 15:42 | |||
Titolo originale: Tropa de EliteNazione: Brasile Anno: 2007 Genere: Azione, Drammatico Durata: 115' Regia: José Padilha Cast: Wagner Moura, Caio Junqueira, André Ramiro, Milhem Cortaz, Fernanda Machado, Fábio Lago, Luiz Gonzaga de Almeida, Fernanda de Freitas, Bruno Delia, Marcelo Escorel Produzione: Zazen Produções, Posto 9, Feijão Filmes Distribuzione: MIKADO Data di uscita: 6 Giugno 2008 Trama: Il Bope è lo squadrone speciale d'assalto della polizia brasiliana, che viene chiamato ad agire contro i trafficanti delle favelas nelle condizioni di maggior pericolo e difficoltà. Uomini determinati e decisi, costruiti dopo un addestramento durissimo, hanno consacrato la loro vita al battaglione, e ne escono soltanto quando le condizioni di famiglia mutano, cioè quando gli nasce un figlio e non se la sentono più di rischiare la vita ogni giorno. Ma prima devono trovare e formare un valido sostituto. Nel 1997, prima della visita del Papa, il capitano delle truppe d'élite Roberto Nascimento ci racconta la sua storia. Recensione di PIETRO SIGNORELLI Davvero strano il destino di questo film di José Padilha (aveva diretto solo un film dal titolo Bus 174 ma è al primo vero film significativo), che in Brasile parecchi avevano visto molto prima di uscire al cinema, colpa di alcuni addetti ai lavori che avevano divulgato copie pirata. Quando poi fu presentato al festival di Berlino scorso, la sorpresa fu ancora maggiore in quanto gli fu assegnato l'Orso d'oro.Tropa de Elite (in Italia gli hanno messo il sottotitolo Gli squadroni della morte, che potrebbe far pensare a una sorta di appendice del potere governativo per eliminare i nemici politici, ma invece è una divisione speciale della polizia brasiliana di Rio de Janerio e l'unica priva di corruzione, anche se utilizza metodi brutali) racconta la storia, narrata da lui in prima persona, del capitano Nascimento (Wagner Moura) che sta per avere un figlio dalla compagna Rosana, e decide di abbandonare la squadra speciale. Per farlo però deve prima compiere un'ultima azione (catturare un piccolo boss di quartiere, Bayano, che spaccia droga nelle favelas) e istruire a sua immagine e somiglianza un altro soldato per sostituirlo. Mentre la lotta ai trafficanti è resa ancora più difficile dalla corruzione di alcuni poliziotti della normale divisione, che oltre a lasciar andare alcuni traffici ne prendono anche il controllo, Nascimento si trova in mano anche un autentico problema di sicurezza perché il papa Giovanni Paolo II (il film si svolge nel 1997) decide di visitare e risiedere nella zona vicina alle favelas, cosa pericolosissima che richiede un coordinamento particolare per controllare un territorio tanto esplosivo e tormentato. Intanto i candidati alla sua sostituzione sono due: Neto Gouveia (interpretato da Caio Junqueira) e André Matias (André Ramiro) due giovani poliziotti idealisti, il primo impulsivo e l'altro riflessivo, delusi dal comportamento dei loro colleghi. Padilha utilizza la tecnica della camera a mano per introdurci in maniera più determinata nell'azione, sporcando la fotografia e utilizza la voce del capitano come narratore e sottofondo dell'esplicazione del suo pensiero, costruendo un film forte e cruento nelle immagini (le scene di tortura e le sparatorie nelle povere strade a cui il battaglione non si sottrae dal compiere sono del tutto esplicite) e criticando anche le decisioni del Papa di voler a tutti i costi esponenziare un rischio già alto venendo a visitare una zona tanto critica. La polizia agisce in un clima di assoluto stallo con i trafficanti, sembra sia impossibile riuscire ad esercitare la legge per natura e per costrizione, e chi si esenta dall'essere corrotto ed è idealista viene minacciato e costretto ai margini (come la scena della cucina dimostra). Il regista affida ai discorsi di Matias la sua personale protesta, che mostra cme non bisogna fare di un'erba un fascio, la polizia ha la corruzione in sé ma non è del tutto sporca, il popolo è informato con superficialità, e i ricchi spinellati e piccoli spacciatori sono i primi ipocriti ad alimentare i narcotraffici e poi a fare i moralisti per i comportamenti delle forze dell'ordine. L'unica soluzione sembra la lotta dura e pura, usando mezzi ancora peggiori di quelli dei criminali ma efficaci. Il capitano Nascimento lo crede fermamente, non ne può più di questa altalena tra dovere e giustizia che lo strazia (dolore calmato con le pillole) ma essendo di principi totalitari decide di chiudere la partita solo dopo che il suo seme sia diventato pianta, per poi uscire definitivamente dalla scena diretta dell'anticrimine. Un messaggio decisamente feroce ma alquanto deciso, senza mezzi termini come è tutto lo spirito del film che colpisce direttamente senza mai indecisioni, schierandosi dalla parte della giustizia condannando una parte del suo bracico armato ed esaltando l'altro. Per mostrare ancora meglio quanto sia duro essere del Bope c'è una parte di addestramento significativa, dove si cerca di epurare ogni cellula indegna con la forza precorrendo la filosofia successiva del modo in cui essa va applicata in strada (ci sono ampie inquadrature delle case fatiscenti e dei vicoli delle favelas ad iconizzarne la povertà). Il fine giustifica i mezzi qualunque essi siano, anche se a volte la missione diventa cieca e si esagera tanto che anche alcuni componenti della truppa di elite non resistono e fanno dietro front. È un buon film di denuncia senza particolari giri di parole, ma decisamente ci sembra sopravvalutato per meritare encomi particolari dato che di film che trattano il tema così se ne sono già visti e questo si disperde parecchio nel flettere i muscoli (come ambientazioni consigliamo l'ottimo City of God di Fernando Meirelles), condensando le frasi esplicative ed allungando l'azione (e qualche volta in maniera ripetitiva, come le torture con la busta tutte uguali). L'intervento massiccio dei Weinstein in produzione potrebbe aver condizionato la gestione del film per renderlo più appetibile, preferiamo dare il beneplacito dell'autore imperfetto al regista per un tentativo almeno d'effetto senza particolari storture di fondo. Gli attori (praticamente tutti degli sconosciuti per noi) reggono bene la scena nella parte di vittime o carnefici. In definitiva un film di denuncia di grande impatto visivo per le violente scene d'azione e tortura, che ci mostra la realtà nuda e cruda senza romanzature troppo sopra le righe, ma che data l'ottima ambientazione poteva anche fornire un prodotto finale più profondo e magari fornire anche qualche altro spunto di lettura che coinvolgesse meglio la realtà sociale e del perché nelle favelas gli spacciatori a vari livelli non sembrano avere altra possibilità di attività di commercio. Sentiamo di consigliarlo tranquillamente perché rappresenta un modo di fare cinema duro e spietato che non può non coinvolgere. La camera a mano (non in visuale diretta stile Rec o Cloverfield) dopo un inizio frenetico segue i personaggi con maggior calma, per cui chi teme questo tipo di riprese non abbia motivo di preoccuparsi. Giudizio: ![]() Recensione di ALBERTO DI FELICE Al festival di Cannes dello scorso anno si levavano fischi indignati per il presunto fascismo de I padroni della notte di James Gray, da parte di gente che del film (ed ancor più del suo autore), evidentemente, non aveva capito granché. Ecco ora che da Berlino 2008 arriva, addirittura vincitrice, una pellicola della quale il circuito in questione dovrebbe viceversa fare volentieri a meno. Tropa de Elite di José Padilha è non solo un basso prodotto finto-indipendente, camera a mano di pronta e superficiale spettacolarizzazione, cedevole nientemeno che alla furba cassa della Weinstein Co., ma è un film ideologicamente repellente da capo a coda.Prendiamo l'arco narrativo che copre la vicenda del poliziotto Matias (André Ramiro). Studente di legge dagli alti ideali di giustizia, nero in mezzo a bianchi d'università viziati di buona famiglia dalla doppia faccia nascosta dietro l'impegno di sinistra (le ONG nelle favelas di Rio, i dibattiti progressisti contro il “sistema corrotto” svolti all'università). E in più è poliziotto. Il film racconta, in pratica, il percorso alla sua designazione come capitano di unità del Bope (polizia speciale con piena licenza di uccidere nei territori assegnati: spacciatori, e soprattutto quelli delle ONG, che apprendiamo essere satanicamente in affari con gli spacciatori, sono i bersagli preferiti, in quanto feccia dell'umanità), narrata in voice-over dal capitano Nascimento (Wagner Moura). Il protagonista del film è quindi Matias, ma il personaggio principale è Nascimento. Il comandante, che essendo comandante non può che essere un uomo duro, vive la classica opposizione fra lavoro (e che lavoro) e famiglia. Il momento della sua vita è centrale, perché vuol lasciare il suo ruolo operativo nel Bope in vista dell'arrivo del figlio del quale la moglie è incinta—se volete la prova degli ideali fascisti di rinascita di cui si fa campione il film, eccola: c'è il nome allegorico “Nascimento” bello chiaro, e c'è la (ri)nascita del nuovo figlio. Di più non si potrebbe. Inizia improvvisamente ad avere dei cedimenti, tanto da essere indirizzato da una psichiatra: probabilmente perché inizia a sospettare che far fuori gente o torturarla per ottenere informazioni (ad esempio, infilando un manico di scopa su per il sedere di un ragazzino: a noi del Bope i “froci” non piacciono, fosse il caso di chiarirlo) non sia esattamente bellissimo. Per un po' abbiamo il sospetto che Nascimento abbia questo sospetto, ma poi il film ci tiene a specificare che sì, a Nascimento il suo lavoro non piace molto (vuol lasciarlo anche per questo), però sa perfettamente che è un lavoro giusto e necessario per il bene della patria. I suoi cedimenti psicologici derivano più che altro dalla sua ansia di responsabilità derivante dal dover trovare un degno sostituto che possa portare avanti il suo capitale lavoro, quando si ritirerà a più tranquilla vita per il bene della prole. Così assistiamo all'addestramento a base di umiliazioni stile Marines di Matias e di colui che inizialmente era stato designato come candidato ideale (Neto, Caio Junqueira). Attraverso questo allenamento e l'insieme di quanto gli succede—tutto riconducibile a quegli schifosi delle ONG, e soprattutto dalla bella Maria (Fernanda Machado), dalla quale bisogna diffidare perché la donna, ed in questo includiamo anche la signora Nascimento (che dà consigli sbagliati al marito acuendo i suoi cedimenti: avrebbe fatto meglio a far di testa sua), si sa, è diabolica: a noi del Bope il maschilismo piace, fosse il caso di chiarirlo—Matias abbandona con successo gli alti ideali di giustizia, ridicolaggini, diventando spietata macchina di morte e nuovo efficiente comandante nero (quelli del Bope, almeno, non sono anche razzisti) dello “squadrone della morte”. Orso d'oro! Giudizio: ![]()
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Titolo originale: Tropa de Elite
Davvero strano il destino di questo film di José Padilha (aveva diretto solo un film dal titolo Bus 174 ma è al primo vero film significativo), che in Brasile parecchi avevano visto molto prima di uscire al cinema, colpa di alcuni addetti ai lavori che avevano divulgato copie pirata. Quando poi fu presentato al festival di Berlino scorso, la sorpresa fu ancora maggiore in quanto gli fu assegnato l'Orso d'oro.
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