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Quando tutto cambia Stampa E-mail
Domenica 08 Giugno 2008 13:53
Quando tutto cambia / LocandinaTitolo originale:      Then She Found Me
Nazione:      Stati Uniti
Anno:      2007
Genere:      Commedia, Drammatico, Romantico
Durata:      100'
Regia:      Helen Hunt
Cast:      Helen Hunt, Colin Firth, Bette Midler, Matthew Broderick, Lynn Cohen, Ben Shenkman
Produzione:      Blue Rider Pictures, John Wells Productions, Killer Films, Less Is More Pictures
Distribuzione:      Medusa
Data di uscita:      6 Giugno 2008

Trama: April è un'insegnante oggi quarantenne che sin dalla più tenera età è stata abbandonata dalla madre ed accolta con gioia da una famiglia ebraica. Sposatasi con un amico d'infanzia, cerca di avere un figlio, ma la coppia non vi riesce. Dopo essere stata lasciata dal marito che non regge la pressione psicologica, April trova conforto nel padre divorziato di uno dei suoi alunni. Tutto sembra volgere al meglio per una nuova relazione più solida e duratura, ma come un ciclone spunta la madre biologica di April. L'insegnante, tra l'altro, deve anche affrontare altri problemi con il destino che sembra accanirsi su di lei.

Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Quando tutto cambiaHelen Hunt scrive, dirige, co-sceneggia, recita e produce questa commedia sui generis che narra di buoni sentimenti, di persone che ritornano e di uomini che vengono parametrati nel giudizio. Il titolo italiano vuole riportare al ricordo un film che rimarrà ben più famoso di questo, quel Qualcosa è cambiato del 1997 che vide sempre la Hunt al fianco di un istrione come Nicholson, coppia che vinse l'Oscar negli attori protagonisti, mentre il titolo originale Then She Found Me (“Poi lei mi trovò”) riguarda il punto centrale della storia e delle adozioni, che possiamo tranquillamente rivelare nel sunto della trama in quanto si scopre subito nel film.
April (la Hunt), ha quaranta anni, fa l'insegnante, è stata adottata da una famiglia ebraica e ha sposato Ben (Matthew Broderick, fu un tempo il ragazzino di Wargames – Giochi di guerra) un eterno Peter Pan terrorizzato dagli impegni familiari e dalla voglia di lei di avere un bambino. Lui le dice che vuole una vita diversa e vuole andare via, fanno per l'ultima volta l'amore e poi lei cade in uno stato di profonda frustazione. Ma April può far tutto tranne che rilassarsi: muore la mamma adottiva, arriva la madre biologica Bernice (Bette Midler, ve la ricorderete per alcune belle commedie anni '80 come Per favore ammazzatemi mia moglie e Affari d'oro) e incontra il padre di uno dei suoi piccoli alunni, Frank (Colin Firth) uomo divorziato ma serio e deciso del tutto diverso da suo marito. E le sorprese non finiscono qui, perchè la vita riserva altre cose più o meno gradite.
Dalla lettura della trama sembrerebbe che il vortice continuo di sorprese possa riservare una commedia spumeggiante di grande ritmo, sostenuta da dei buoni caratteristi che regalano simpatia e divertimento dando qualche buono spunto morale. Purtroppo la voglia di tenerezza a tutti i costi deprime lo spirito del film e lo rende monotono, le cose avvengono e la vita della protagonista subisce variazioni, ma il tutto è affrontato all'acqua di rose e i tic nervosi di una raggrinzita Hunt non bastano per ricondurci a una coinvolgente e validante distrazione della serenità, come del resto le reazioni ogni volta che succede qualcosa non hanno neppure quella carica emotiva doverosa per imprimere forza e dare movimento alla storia. La morale del film è che tutto cambia per rimanere uguale, e nulla nella trama la sconforta questa teoria: qualcosa cambia come vedrete nel finale, una convinzione viene tradita e modificata ma è davvero un accadimento blando. Se il marito Ben è un inaffidabile eterno ragazzino (sottolineato da un cappellino con visiera che riconduce iconograficamente all'essere teen) anche April è una debole, non sa prendere una decisione come si deve e sono gli eventi (negativi e positvi) che la portano avanti e non la sua forza morale. Mentre la madre biologica è realizzata e determinata anche se ha compiuto un atto indegno anni prima lasciandola, lei si nasconde dietro la sua scarna posizione sociale (nella scena più bella del film lei arriva nel bagno di un lussuoso ristorante e lascia una piccola mancia rispetto a quelle consistenti delle ricche signore dicendo «Sono un'insegnante»), si nasconde pure ai piccoli figli del suo possibile nuovo compagno e continua a chiedersi se è colpa sua di qualcosa.
Un clima inutilmente deprimente per un film di tale genere, senza voli di fantasia, che non esalta la visione da parte dello spettatore e che conduce nel torpore, e lei davvero non è l'immagine dell'araba fenice che rinasce dalle sue ceneri (come il logo di produzione del film potrebbe indurre) facendo perdere al suo personaggio ogni fascino.
Tra l'altro la Hunt si preoccupa tantissimo di apparire il più possibile (in maniera pudica) senza vesti, quasi che abbia tanta voglia di mostrare se stessa e comunque una giovinezza che le sue rughe tradiscono.
La commedia non decolla (Bette Midler poi è lontana dai ruoli tutte mossette che faceva ai tempi d'oro con gli Zucker, è compassata e molto intimista nei ragionamenti), i personaggi latitano (Colin Firth non fa altro che dire «I miei figli, i miei figli!» e poi praticamente non fa nulla per prendere con decisione April) e l'introspezione talmente mielosa da risultare monotona e priva di fascino.
Aggiungete qualche visita ginecologica con padri vari e incontri a tavola familiari con rito ebraico e il quadro compassato del qualunque è completo
Curiosa la presenza nel cast dello scrittore Salman Rushdie, quello tacciato di blasfemia e condannato a morte da Khomeini nell'88 per via dei versetti satanici, sfuggito alla condanna solo per essersi rifugiato in Inghilterra.
In definitiva un film dalle variazioni molteplici di poca penetrazione emotiva e ritmo di racconto blando, tradito dalla sua factotum Helen Hunt che si mette al centro del racconto quasi più per mostrarsi come persona che personaggio, che può piacere ai cuori molto teneri in voglia di cioccolato fuso di qualità non certo eccelsa, dato che i sentimenti li mette in campo ma non li fa giocare a dovere. Se volete andare per vedere una spumeggiante commedia magari invogliati dal cast, evitatelo perché è tutt'altro.

Giudizio: 1.5


Recensione di ALBERTO DI FELICE

Quando tutto cambiaHelen Hunt ci prova, e non si può fare a meno di vederlo. Da (quasi) quarantacinquenne mette tutte le rughe e l'assenza di trucco in mostra, oltre a dirigere uno di quei film scritti e fatti apposta per donne: si parla infatti di maternità, e del suo scontro con i fattori biologici del sangue e dell'età. Per April Epner (la Hunt, appunto), trentanovenne adottata da piccola da una famiglia ebrea, siamo al punto di svolta: fra morti (la madre adottiva, Lynn Cohen), fulminei divorzi (dal marito di Matthew Broderick), fulminei incontri (la madre biologica di Bette Midler), gravidanze inattese ed agognate, l'amore inatteso e tranquillizzante (col Frank di Colin Firth).
Il film punta su questo smorto crocevia di vita, cercando di minimizzare i lati più romanzesco-televisivi dell'intreccio—saremmo difatti non lontani dal film tv. Con forse un po' troppo materiale per un film solo, seguiamo così il doppio avvicinamento di April alla coscienza di figlia e madre, sempre accoppiato ad un lato neanche tanto vagamente bislacco: la mamma biologica è la conduttrice lunatica di un talk mattutino sulla tv locale, il marito è un mammone con eiaculazione precoce, il nuovo amore è un classico principe azzurro britannico, un po' legnoso, con figli e nevrosi da passeggio.
Il ritmo ed il look giustamente "naturalistici" della pellicola, composta per lo più da episodi e situazioni, provano quindi a bilanciare il dramma con la commedia (e la Middler e Broderick lo fanno personalmente praticamente ogni volta che sono in scena), facendo venire a galla, piuttosto che una diretta progressione drammatica tradizionale, che comunque non manca di fornire una risoluzione determinata e rasserenante (quella che, guarda caso, consigliano a spron battuto entrambe le due mamme), proprio quel crocevia maturo, ed al contempo strettamente legato ad un cordone ombelicale, della April figlia e mamma in cerca di certezze, accettazione ed amore.
Gli interpreti, essenziali in questo genere di film (fra loro val la pena di citare anche il fratello della protagonista, interpretato da Ben Shenkman), svolgono tutti un buon lavoro, fatta forse eccezione per Firth, che d'altronde non è mai stato un campione né di bravura, né di fascino o simpatia. Ma questa è solo la mia opinione. Il fatto è che, per tutta la buona intenzione sul filo della delicatezza, l'evidente partecipazione e la sobrietà alla regia della Hunt, Then She Found Me—titolo originale che riassume l'arrivo, più che il punto di partenza (la scoperta della madre biologica) della sconquassata vicenda di April—da quella richiamata aria da film tv per signore di mezza età non si stacca mai.

Giudizio: 1.5
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