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Un amore di testimone Stampa E-mail
Lunedì 16 Giugno 2008 02:44
Un amore di testimone / LocandinaTitolo originale:      Made of Honor
Nazione:      Stati Uniti, Regno Unito
Anno:      2008
Genere:      Commedia, Romantico
Durata:      101'
Regia:      Paul Weiland
Cast:      Patrick Dempsey, Michelle Monaghan, Kevin McKidd, Kadeem Hardison,Chris Messina, Richmond Arquette, Busy Philipps, Whitney Cummings, Emily Nelson, Kathleen Quinlan, Selma Stern, Sydney Pollack, James Sikking, Kevin Sussman, Beau Garrett
Produzione:      Columbia Pictures, Original Film
Distribuzione:      Sony Pictures Releasing Italia
Data di uscita:      12 Giugno 2008

Trama: Tom è uno scapolone affascinante ed impenitente a cui piace far passare un nugolo interminabile di donne nel suo letto. Donne che scarica velocemente tanto quanto le conosce. Unica sua sicurezza femminile è da dieci anni Hannah, un'amica dolce e comprensiva con cui non ha mai fatto sesso ed ha un rapporto di confidenza molto speciale. Un giorno, durante una trasferta in Scozia, lei si innamora di Colin, un affascinante ricco ereditiero. Tom scopre solo allora di amarla, che ora il loro rapporto deve andare oltre la semplice amicizia, e a quel punto non gli resta altro da fare che boicottare, aiutato dagli amici, il matrimonio prossimo futuro. La cosa viene complicata dal fatto che Hannah lo vuole come damigella d'onore alla cerimonia. A Tom non resta altro da fare che sbrigarsi a confidarle il suo amore, ma la cosa non è facile perché...

Recensione di ALBERTO DI FELICE

Un amore di testimoneAvete tutti ovviamente presente il famoso gonnellino tradizionale scozzese, che almeno per chi non è di quelle parti è spesso un ottimo motivo di motteggio verso gli uomini della patria del whiskey, confusi per gaie signorine. Quando in realtà, mediamente gli scozzesi hanno pochi rivali quanto a “ruvidezza” di temperamento. Bene, l'inglese Paul Weiland, che non a caso in patria ha avuto ampia esperienza di humour con Mr. Bean ed il gustosissimo Blackadder, prende la sceneggiatura di Adam Sztykiel, Deborah Kaplan ed Harry Elfont e la fa girare attorno al motivo—basterebbe il titolo originale che gioca col “maid” di “damigella”—dell'uomo privato di colpo dell'onore virile. Il protagonista maschile di questo film, americano “fatto d'onore”, sarà costretto ad indossare addirittura un mini-kilt.
Lo spunto di trama, che echeggia abbastanza chiaramente Il matrimonio del mio migliore amico, appare in realtà più come un richiamo secco al genere screwball nella vena di Susanna, soprattutto per il sottotesto psicanalitico appena descritto. Ecco dunque che abbiamo un impenitente trentenne bello ed altolocato, ricco e donnaiolo, venir tramutato in poco più che uno spaesato e maldestro maschietto quando scopre che la sua migliore amica e confidente, che finora ha usato a suo piacimento, sta per sposarsi dall'altra parte dell'Atlantico con un duca di Scozia che per di più è anche un industriale (whiskey, ovviamente) con ben più liquidità di lui, nonché più prestante nel basket—e anche là dove più ferisce nell'orgoglio.
Weiland, piacevole nella gestione dei tempi e degli spazi (il découpage classico è un'arte), dissemina la pellicola di segnali d'allarme per il maschio in questione, nel filmico (si veda, a titolo esemplificativo, il carrello circolare sul nervosismo del protagonista quando gli si sta per chiedere di essere “damigello”) e profilmico, con un senso d'ironia mascherato nel corso di una narrazione dagli sviluppi tradizionalissimi: alzi la mano chi non sa che Tom (Patrick Dempsey) e Hannah (Michelle Monaghan) finiranno insieme. La pellicola sfrutta tutti i cliché del caso centrandosi però sul tono fallocentrico della questione, che viene reso costante leitmotif/contrappunto dalla presenza di richiami scenografici (il matrimonio finale, per avere un esempio lampante, verrà celebrato con delle palle appese come decorazioni, richiamanti per di più un aggeggio per l'autoerotismo femminile) e/o simbolici (Tom viene sconfitto definitivamente—per il momento—quando fallisce nell'alzare a dovere il suo tronco, in un gioco tradizionale, mentre il rivale Colin di Kevin McKidd vi riesce).
Per conquistare la donna perfetta che ha sempre avuto sotto gli occhi, il maschio si trova lungo tutto il film ad essere bellamente umiliato nel proprio vigore. A “supportarlo” e soffrire con lui non manca, del resto, neanche un gruppo di amici che deve rivedere il machismo delle conversazioni da pallacanestro quando si trova ad organizzare preparativi da matrimonio dalla parte di una damigella maschio. Un film, ci sarebbe da scommetterci, che sarebbe forse piaciuto dirigere ai Farrelly (la luminosa Monaghan è stata tra l'altro nel loro ultimo lavoro, Lo spaccacuori), che con tutta probabilità ne avrebbero acuito ancor più l'assunto, aggiungendo e modificando da par loro.

Giudizio: 2.5


Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Un amore di testimoneStrano che i fantasiosi titolatori italiani non abbiano chiamato questa graziosa ma leggerissima commedia “Il matrimonio della mia migliore amica”, paragonabile a Il matrimonio del mio migliore amico del 1997 di P.J. Hogan: in quel film una Julia Roberts gelosa e priva di scrupoli doveva impedire che Cameron Diaz sposasse Dermot Mulroney, in questo Patrick Dempsey (qui fa Tom, esperto in commedie ma famoso per Grey's Anatomy) scopre che Michelle Monaghan (Hannah affascinante, pulita e tutta sorrisi, ha partecipato al recente Gone Baby Gone di Ben Affleck che vi consigliamo di recuperare) è in procinto di sposarsi. Il loro rapporto d'amicizia perfetta che andava avanti da dieci anni (si sono conosciuti ad una festa in maschera facendo un primo litigio diventato poi iniziatore della loro relazione platonica fisicamente, ma profonda e confidenziale) si incrina, Tom scopre di amarla, accantona tutte le donne che regolarmente si porta nel letto e cerca di boicottare il matrimonio. La cosa viene complicata dal fatto che il fidanzato di lei è perfetto, ricco e bello; oltretutto Hannah, inconsapevole delle mutate condizioni sentimentali dell'amico fraterno, gli chiede di fare da damigella d'onore al matrimonio.
Il film di P.J. Hogan era fresco, vivace, divertente e molto glamour, aiutato da un'ambientazione perfetta e da Rupert Everett; qui funziona a metà, la cosa di girare i ruoli ha ovviamente il fiato corto, mentre la Scozia dove si svolge la cerimonia tanto osteggiata ha un fascino incredibile, con le sue montagne e i suoi laghetti e fiumi, con quell'immenso castello a dominare la scena. Uno scenario da fiaba per una storia da principesse povere dove Dempsey sembra imbalsamato e senza forza, che vive di solo fascino e poco impatto personale. Gli amici sono caciaroni e antipatici, altro che Everett e le sue performance recitative, mentre scontatamente le fasi dell'altalena di emozioni si limitano a proseguire presentando Tom come colui che si intromette nella felicità di lei per poi comunque far capire che in fondo l'uomo che fa per qualunque donna non si conta solo dai soldi. Il ritmo è blando, alcuni spezzoni poco soddisfacenti e pacchiani come l'ingresso delle amiche, le altre damigelle d'onore che si presentano sulle musiche di Kill Bill, i discorsi con gli amici imbarazzanti, e anche i comportamenti che fanno parte della commedia degli equivoci scontati.
Paul Weiland (diresse Billy Cristal in Scappo dalla città 2) si concentra a presentare Tom come un borderline all'ultima chance quando cinque minuti prima aveva tutte le donne che voleva e solo Hannah è la vera possibilità, con il rammarico di aver perso in fondo dieci anni importanti. Ma il tutto è fatto con freddezza, con una gran fretta di arrivare alla fine del compitino produttivo senza sale e tanto zucchero.
Vorremmo anche noi che nella vita ci si presentino occasioni come quella del discorso alla porta tra Tom e Hannah, che tutto si risolva con due parole e si possa chiudere la faccenda in qualunque punto sia arrivata senza problemi, come il finale poco esaltante in tira e molla dimostra.
Il mondo delle commedie americane purtroppo neppure ricicla se stesso, per dare nuovo prodotto incide vecchia pellicola con nuovi nomi, la cosa ormai coinvolge tanti generi senza apparentemente sosta, non si sa fino a quando il pubblico lo possa recepire e spendere danari (l'unica cosa che interessa ai produttori totalmente disinteressati alla qualità artistica e che sperano sempre nella poca memoria di un pubblico sottovalutato nell'interesse dei suoi passatempi).
Cammeo di Sidney Pollack come padre multidivorzista di Tom (primo a consigliargli Hannah come sposa, altrimenti se la prende lui) e per l'affascinante Kelly Clarkson da Nip/Tuck.
In definitiva una commedia di fattura media nelle immagini e mediocre nei contenuti e nel ritmo, che fa di tutto per patinare ma che proprio gira con monotonia e noia per quasi tutta la sua durata, allinenadosi alle produzioni senza fantasia di questi tempi, figlie di un borsellino da aprire per chiedere mance e orfane di un padre che agisca con mente locale per darne valore di contenuto decente. Rivediamoci il film con la Roberts che facciamo prima e meglio.

Giudizio: 1.5
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