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| L'incredibile Hulk |
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| Giovedì 19 Giugno 2008 11:53 | |||
Titolo originale: The Incredible HulkNazione: Stati Uniti Anno: 2008 Genere: Azione, Fantastico, Fantascienza Durata: 114' Regia: Louis Leterrier Cast: Edward Norton, Liv Tyler, Tim Roth, Tim Blake Nelson, Ty Burrell, William Hurt, Christina Cabot, Peter Mensah, Lou Ferrigno, Paul Soles, Débora Nascimento Produzione: Marvel Enterprises, Marvel Studios, Universal Pictures, Valhalla Motion Pictures Distribuzione: UIP Data di uscita: 18 Giugno 2008 Trama: Robert Bruce Banner si è rifugiato in una favela brasiliana dove fa il lavorante a ore in una fabbrica di bibite alla frutta. Giornalmente si deve esercitare a tenere calma ogni possibile fonte di sollecitazione all'eccitamento, in quanto potrebbe risvegliare il suo alter ego Hulk, mostruosa creatura verde, possente ma priva di controllo. Il generale Thunderbolt Ross lo cerca per farne un esperimento scientifico a scopi militari, e quando si rende conto che fermare Hulk è tutt'altro che facile assolda un soldato di grande capacità come Emil Blonsky. Peccato che una volta scoperto il nascondiglio di Banner, l'ego e la sete di vendetta di Blonsky portino alla creazione di una creatura ben più pericolosa, l'inarrestabile Abominio. È tempo di distruzione. Recensione di PIETRO SIGNORELLI La Marvel continua nel suo progetto di creare un autentico universo
fittizio di supereroi al cinema che si incrocino tra loro anche nelle
pellicole, e a questo proposito fa praticamente tabula rasa del cast
dell'Hulk del 2003 di Ang Lee e fa ripartire uno dei suoi eroi più
famosi con nuovi interpreti (il bravo Ed Norton al posto di Eric Bana,
Liv Tyler al posto di Jennifer Connelly) e un nuovo regista (Louis
Leterrier, regista di film d'azione come Danny the Dog e
Transporter: Extreme). La trama comunque, dopo un breve ricordo delle
origini sulla sigla iniziale a caratteri ovviamente verdi, riparte da
dove l'avevamo lasciata: esattamente cinque anni dopo Robert Banner si
nasconde in una favela brasiliana dalla caccia spietata che il generale
Thunderbolt Ross (interpretato da William Hurt) gli dà. Gli intenti
dell'esercito sono chiari: risalire dal dna di Banner alla possibilità
di creare un esercito di supersoldati, che abbia la forza e la potenza
del suo alter ego verde Hulk. Un piccolo incidente nella fabbrica di
bibite al guaranà dove lavora rivela a Ross l'ubicazione del
nascondiglio (tra l'altro il solito cammeo di Stan Lee riguarda
indirettamente questo fatto, presente anche Lou Ferrigno, l'Hulk
televisivo che appare brevemente nelle vesti di un custode affamato di
pizza). Il generale, padre della fidanzata di Banner, Beth, scatena
sulle orme del fuggiasco il suo soldato migliore, Emil Blonsky
desideroso di misurarsi con Hulk. Peccato che Blonsky non si accontenti
e voglia avere un suo personale alter ego: nasce il micidiale Abominio.Il film è un seguito solo nella temporalizzazione del periodo (i 5 anni) ma di fatto l'Hulk che vediamo è completamente diverso, come variato e decisamente più credibile (la scena dei cani giganti del primo chapter rimase straniante per molti) è lo scenario in cui si muove. Dal pupazzotto verde e tondo di Ang Lee si è passati a una creatura con i muscoli a fior di pelle che ne striano il corpo, i capelli mossi e un carattere più deciso, che urla il suo disappunto alla luna durante un violento temporale (Thunderbolt, il nome del generale che lo bracca significa fulmine, folgore, e di fatto è proprio questa che interrompe l'idillio con la fidanzata in una scena) per non essere lasciato in pace nonostante lui chieda solo questo, meglio caratterizzato sia nella versione Banner che quella mostro verde. Merito di Ed Norton, un grande attore che prende il personaggio e lo intimizza a dovere, soprattutto nella prima parte del film dove praticamente Hulk quasi non appare, dandogli quel senso di paura e inquetitudine nel dover diventare una creatura mostruosa e incontrollabile che Bana non aveva trasmesso completamente nel film di Lee (Ang ovviamente, non Stan). L'attore dell'indimenticabile Fight Club domina appieno la scena, si fa vedere molto dimagrito per ricalcare appieno il fisico patito del Banner del fumetto, e fa a dovere la parte del fuggiasco incarnando l'Hulk della Tv sempre on the road, che scappa da uomini e città e non può farlo da se stesso, in quanto come potrebbe allontanarsi da una cosa che sta dentro di lui? Anche Tim Roth non è da meno, il suo Emil Blonsky, uno dei nemici storici di Hulk del fumetto, è un uomo corroso dalla sete di vendetta e di potere, che non si cura dei rischi di danni collaterali che potrebbero venire a furia di eseguire esperimenti su di lui, e il pupillo di Tarantino ci mette del suo appieno per non far dimenticare che per una storia valida serve anche un cattivo convincente. Liv Tyler purtroppo non è Jennifer Connelly, è presente con la sua bellezza a dare la sezione romantica totalmente indispensabile come da logica, ma non graffia di partecipazione, fa la principessa da salvare, senza infamia né lode, da parte della bestia bifacciale orrenda d'aspetto ma nobile d'animo. La prima parte del film è praticamente perfetta, sembra ormai una costante alla Marvel, dopo Iron Man, grazie alla scelta del team artistico composto da grandi attori e regista non autoriale di base che si raggiunga un tale risultato, la fase di costruzione non ha sbavature e fa da fondamenta alla inevitabile fase successiva delle botte da orbi (siamo in un film della Marvel, dobbiamo ricordarcelo, e ciò fa parte della natura dei suoi personaggi in maniera inevitabile). Tra l'altro la CG fa miracoli su Hulk, e la lotta nella ormai martoriata New York è un carrozzone gigantesco di botte, spari, esplosioni senza soluzione di continuità di grandissimo impatto, che vi terrà incollati allo schermo tanto frenetica è l'azione mostrata. Se qualcuno dopo il lungo inizio e la fase di preparazione ha storto il naso perché voleva più azione qui è davvero servito. La follia dell'uomo e dei soldati ha colpito di nuovo, e a farne le spese siamo noi cittadini che assistiamo impotenti al sonno della ragione che genera mostri, dato che quando scateni certe forze per possederle definitivamente poi non le controlli più. Il film ha anche alcune gustose citazioni e inserti per possibili futuri scenari: la goccia di sangue che cade sulla testa dello scienzato (Mr. Blue, se l'avessero chiamato Mr. Orange avrebbe richiamato la iena Roth ma così hanno omaggiato sicuramente in maniera involontaria lo scomparso Edward Bunker) porterà alla creazione di un altra nemesi storica di Hulk, uno dei suoi nemici più temibili, il cosidetto capo dal grande testone che ne testimonia l'intelligenza. Quando Banner apre il computer si legge la scritta «Norton Security» che è il cognome del protagonista come di un famoso antivirus, mentre alcuni dei vestiti superelastici che sceglie sono grigi, ricordando che all'inizio Hulk era grigio e non verde, come in una fase della sua storia a fumetti era intelligente, grigio e si faceva chiamare Mr. Fixit. Il manifesto è ricalcato su una famosa copertina dell'Uomo Ragno anni settanta di Lee/Romita Senior, e vi diciamo da subito che non dovrete per forza vedere sfilare tutti i titoli di coda per vedere la solita scenetta nascosta perché non è presente. La scena è stata anticipata prima della fine per mostrare e iconizzare il discorso della globalizzazione dell'universo Marvel al cinema, dove un enigmatico Robert Downey Junior/Tony Stark, parla a Thunderbolt di una misteriosa unione fra supereroi; stanno per arrivare gli Avengers? In definitiva in fondo la solita struttura per un film sui supereroi Marvel, con due tempi completamente diversi che soddisfano le aspettative dato che si tratta di fisionomia obbligatoria per il genere, ma con un make-up grafico di grande effetto ed impatto per quanto riguarda il protagonista, è presente una roboante e convincente battaglia urbana che rende il tutto gradevole passatempo non fine a se stesso, apprezzando il coraggio di slegarsi quasi completamente dal film precedente se non per dei flebili richiami di zona/tempo/origine. La bravura degli interpreti di grande nome lo rende credibile ed umano, se l'invasione prevista dei supereroi è di questo livello ben venga, un divertimento di questo livello più che che decoroso nato da un mostro non troppo intelligente ma sensibile fa accettare tranquillamente il costo del biglietto, ricordando che le emozioni primordiali hanno sempre il loro fascino. Giudizio: ![]() Recensione di ALBERTO DI FELICE Decidere di lasciar fare Louis Leterrier, per di più senza la mano
pasticciona, godereccia e sfrontata di Luc Besson, non è stata un'idea
particolarmente brillante, anche se il francese garantisce almeno che
quel che non andava nell'imperfetto ed esorbitante, eppur cavernosamente suggestivo,
antecedente di Ang Lee non torni a ripetersi: ne L'incredibile Hulk,
per quel che conta, l'omone verde non si mette a saltellare come Heidi
in mezzo alle dune. Anzi, se lì scappava con spirito languido
dall'esercito, qui si butta da un elicottero militare per rattoppare i
suoi errori, e il fatto che ad azione compiuta si ritiri di nuovo
solitario in Canada (nella valle di “Bella Coola”: sapete come si legge
e sapete coglier da soli la vaga assonanza) non aggiusta molto quello che
sembra quasi un cambio di schieramento. Per il momento.Cancellare Lee sembra la missione, ed il metodo è presto detto. Leterrier sfodera un bel po' di dolly e carrelli a stringere, nonché camera a mano e il classico montaggio sincopato durante gli inseguimenti (Hulk adesso corre come Ethan Hunt, non salta), nel modo più anonimo che ci si potrebbe attendere. Ma dov'è finito il personaggio dietro all'esserone verde arrabbiato? E tutti gli altri? La camera non li trova da nessuna parte, e neanche si sforza, l'azione standardizzata con poche pretese li falcidia. Così Bruce Banner tramutato in Hulk (Edward Norton) afferra pezzi di ferraglia e li usa come scudi per combattere il bidimensionale avversario Emil Blonsky/Abominio (Tim Roth), e prima di lui i soliti carrarmati ed elicotteri: non si vede molta cortesia o interesse verso l'uomo-mostro e le ragioni che lo generano, si fa appena in tempo a seguire le sue azioni. Gli occhioni verdi non esprimono nulla se non la presa d'atto della trasformazione imminente. La cosa vale per Banner ed il nemico, ma si può applicare anche agli altri, che si chiamino Betty (Liv Tyler) o di lei papà generale Thaddeus Ross (William Hurt, che mentre i dolly scendono e salgono su di lui non sembra molto soddisfatto, ma da solo vale comunque tutti gli altri). E più in generale si può applicare ad un film che non sembra avere reali moventi, sottotesti, giusto un bolso prodotto corrivo a grosso budget che si preoccupa solo di fornire un «Hulk spacca!». Manca anche l'ironia, a meno di non volerla rintracciare nel Dr. Sterns di Tim Blake Nelson, al quale nel suo pencolante laboratorio da scienziato matto mancano solo un cappello, una teiera e un coniglio per intonare “Un buon non compleanno” alla spiritata Tyler. Non presenta una vera struttura drammatica, né un pensiero, il film scritto da Zak Penn. Tutto è automatico e disamorato come la regia di Leterrier, come il Bruce che si lancia dall'elicottero e—boom!—atterra prontamente tramutato in verde, con la manona che sorge dal cratere che nel frattempo si è formato sull'asfalto di New York. Tanto che quando salta fuori, prima dei titoli di coda, Tony Stark, ci si chiede cosa ci faccia un personaggio così interessante e caustico (con l'attore che lo interpreta: lo conoscete, Robert Downey Jr.) in un film nel quale—tranne William Hurt, che alla fine decide giustamente di ubriacarsi—nessuno si preoccupa di cercarli, gli esseri umani, e soprattutto di creargli un mondo nel quale ci siano motivi per correre, saltare, o “spaccare”. La domanda è retorica, chiaramente. Giudizio: ![]() Recensione di EMANUELE RAUCO Con cadenza quasi mensile, ormai arrivano i film tratti, ispirati,
suggeriti dai fumetti, soprattutto da quelli dei supereroi, soprattutto
firmati Marvel. Al di là dell’effetto barile che fra non molto si
troveranno a raschiare, finora la fortuna è dalla loro e il botteghino
anche.E anche il divertimento dell’entertainment d’alto bordo, che dopo Iron Man, trova sfogo nel mastodonte verde che dopo l’interessante (ma rinnegato) progetto esistenzialista di Ang Lee, torna alle radici del fumetto e della serie tv affidando la regia a un esperto dell’azione “tamarra” come Louis Leterrier, che porta a compimento un altro discreto successo per la casa dell'Uomo Ragno. Dopo la scossa di raggi gamma che lo ha reso un mutante distruttivo, Bruce Banner è nascosto in Brasile, in cerca di una cura; ma il generale Johnson non cessa di cercarlo (nel tentativo di proteggere la figlia, di cui era innamorato) e si fa aiutare da un soldato particolare, Blonsky, al quale inietta un po’ di raggi gamma. Scritto da Zak Penn con Edward Harrison, dal celebre fumetto di Stan Lee e Jack Kirby, un dramma fantasy d’azione ben equilibrato tra azione furiosa e devastante e momenti intimisti e intensi, con cui si cerca di avvicinare un eroe relegato alla nostalgia a un pubblico giovanile che il precedente film non riuscì a conquistare, senza però dimenticare di omaggiare ripetutamente i nostalgici della tv (gli attori vivi o morti, la colonna sonora, addirittura un personaggio). Ambientato tra il Brasile (sorprendente l’uso dell’ambientazione) e New York, il film è più una riflessione sul personaggio solitario e disperato di Hulk che sui suoi risvolti, intimista più che sociale come il fumetto, concentrato sul rapporto tra Banner e il suo inconscio distorto, la sua furia repressa e disillusa alla ricerca del controllo e dell’illusione di un amore che sappia far venire a galla l’umanità; il tutto messo a confronto (ma in modo piuttosto sfumato) con la volontà di potenza di un esercito che ha cominciato a intendere l’umo come Dio, partorendo necessariamente un Abominio. Aperto da titoli di testa che (come la sigla della serie) fanno da riassunto, il film è sostanzialmente un omaggio ai fan del personaggio e del mondo ad esso legato – in questo senso e in ottica futura a letta la presenza del Tony Stark di Iron Man che nel finale parla di un gruppo di eroi – delusi dal film precedente che invece (pur con ampie concessioni a un ritmo ostico) usava il personaggio per farne un’operazione originale e a suo modo necessaria; qui Leterrier si butta a capofitto nel personaggio e nel suo contesto consolidato, accontenntandosi (ma non vi paia poco) del ritmo e dello spettacolo tambureggianti e via via sempre più accesi ed avvincenti. Ciò non toglie, quindi, che la sceneggiatura faccia un ottimo lavoro di costruzione narrativa e impatto emotivo, anche se fa i conti con dialoghi non proprio brillanti e qualche semplificazione forzata; Leterrier non è proprio regista di fino, ma l’assenza di Luc Besson alla produzione gli consente di non fare troppi danni, anzi di dimostrarsi sciolto e molto abile, sebbene paghi qualche languidezza di troppo nella parte centrale. Edward Norton (che voci di corridoio davano come collaboratore alla sceneggiatura) se la cava col talento e il mestiere e contribuisce in modo fondamentale alla delineazione del personaggio; il resto del cast è all’altezza della propria fama e se Tim Roth ci mette poco più che la faccia, meritevole di nota risulta William Hurt. Posto che tutto, dagli attori alla messinscena, perde lo scontro diretto con Iron Man – film affine a questo, ci si può dire soddisfatti e divertiti di una pellicola leggera e avvincente, per nulla vacua, che rappresenta una nuova riuscita per la casa di fumetti più cinefila che esista. In attesa della prossima uscita mensile, proprio come gli albi in edicola. Giudizio: ![]()
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Titolo originale: The Incredible Hulk
La Marvel continua nel suo progetto di creare un autentico universo
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Leterrier, regista di film d'azione come 
Decidere di lasciar fare Louis Leterrier, per di più senza la mano
pasticciona, godereccia e sfrontata di Luc Besson, non è stata un'idea
particolarmente brillante, anche se il francese garantisce almeno che
quel che non andava nell'imperfetto ed esorbitante, eppur cavernosamente suggestivo,
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in mezzo alle dune. Anzi, se lì scappava con spirito languido
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e sapete coglier da soli la vaga assonanza) non aggiusta molto quello che
sembra quasi un cambio di schieramento. Per il momento.
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troveranno a raschiare, finora la fortuna è dalla loro e il botteghino
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