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| Ken il guerriero – La leggenda di Hokuto |
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| Giovedì 10 Luglio 2008 06:09 | |||
Titolo originale: Shin kyûseishu densetsu Hokuto no Ken: Raô den - Jun'ai no shôNazione: Giappone Anno: 2006 Genere: Animazione Durata: 95' Regia: Takahiro Imamura Voci italiane: Lorenzo Scattorin, Diego Sabre, Dario Oppido, Luca Ghignone, Marco Balzarotti, Ivo De Palma, Sonia Mazza, Tosawi Piovani Produzione: North Stars Pictures Distribuzione: Mikado Data di uscita: 4 Luglio 2008 Trama: In un mondo post-atomico, bande di predoni in motocicletta e capigliatura hurone seminano il terrore nei piccoli agglomerati urbani dove la popolazione si è rifugiata. A cercare di contrastare le scorribande crudeli e senza fine che sembra non possano risparmiare nessuno, né donne né bambini, interviene il depositario delle arti della “divina scuola di Hokuto”, Kenshiro. Questo guerriero possiede la tecnica per cui una particolare pressione in determinati punti del corpo determina la morte del suo antagonista, ma ha anche la possibilità di usare questa letale capacità per guarire. La lotta per uscire dal mondo di tenebra e di barbarie è appena cominciata. Recensione di PIETRO SIGNORELLI Da una serie animata di successo che si compose di 152 episodi divisa in due grandi blocchi, tratta a sua volta da un manga del 1983 ideato da Tetsuo Hara e Yoshiyuki Okamura. I due autori hanno fortemente voluto questo progetto cinematografico che si dovrebbe comporre di altri quattro episodi in modo da chiarire alcuni aspetti, sia di trama che di psicologia dei personaggi, rimasti oscuri nella lavorazione del corposo anime televisivo. A dirigerlo Takahiro Imamura che è anche autore di alcuni film di Dragon Ball.La trama ricorda un post-atomico alla Mad Max di cui è evidente l'ispirazione (rifacendosi al secondo del 1981) con la presenza dei motociclisti predoni e l'ambientazione generale (anche se il problema della mancanza di benzina non è accennato). Dopo la grande catastrofe gli uomini sono riuniti in piccoli agglomerati suburbani e cercano di sfuggire alla violenza operata dalle bande scatenate dal loro crudele capo Sauzer (definito «il divino imperatore»). A dare speranza a questa popolazione oppressa, un gruppo di eterogenei personaggi, dall'esistenzialista e religioso Toki (visto come una sorta di Cristo vestito di bianco), il potente Raoul a capo di un esercito che ha un codice d'onore e di rispetto veramente crudele (anche lui ha sogni di conquista, ma apparentemente sembra voler condurre un impero magari rigido ma senza barbarie), il difensore di bambini sperduti Shu (che apre nel prologo il glorioso futuro del protagonista ancora fanciullo e che si cava gli occhi per vedere la vera luce) ma soprattutto Kenshiro, il vero eroe del film, che conosce la tecnica Hokuto del tocco che provoca la morte o la guarigione agendo a pressione su parti specifiche del corpo (se ricordate Kill Bill di Quentin Tarantino troverete similitudini con la tecnica che la sposa impara da Pai Mei). Le due grandi scuole di formazione di arti marziali (Hokuto e Nanto) hanno formato le varie forze in campo, e nonostante il futuro sia tutt'altro che roseo, ci potrà essere spazio anche per l'amore e per la compassione. Il film, che narra cose già trattate nella serie tv, ha uno stile incostante di disegno, a volte rozzo e ben poco delineato, mentre a volte in brevi scene (nel finale e nella scena della danzatrice) si eleva a maggior valore di cura. Se da un lato si vuole omaggiare lo stile del tempo del manga e dell'anime televisivo (privo di qualunque utilizzo del personal computer per una sola lavorazione classica manuale) ormai desueto nelle animazioni di oggi legatissime al 3-d, i vari cambi di stile e la povertà dei particolari possono magari allietare i fan puri (vero pubblico a cui è indirizzata la pellicola) che rivedono la loro saga preferita in grande schermo in diverse filosofie e filologie grafiche (un altro film datato 1986 era comunque già stato realizzato), ma dall'altro straniano lo spettatore occasionale che ci capirà in fondo ben poco della storia senza un accurato background e difficilmente potrebbe degustare a dovere l'animazione. Per dare quell'ingrediente in più a chi ha già visto Kenshiro è stato introdotto un personaggio completamente nuovo, la guerriera bianca Reina, animata dall'autore di Occhi di gatto e City Hunter, il cineasta Tsukasa Hojo. Questo elemento in surplus comunque non è sicuramente un colpo di genio dato che alla fine non riesce a dare svolte decisive alla storia, e tra l'altro la sua presenza ha impedito che venisse inserito il fondamentale personaggio di Julia, amata e ricercata a lungo da Ken. Le due donne assieme avrebbero potuto straniare ulteriormente i neofiti, per cui hanno preferito concentrarsi con un elemento bonus da scoprire. Personaggio con iconografia comunque scontata Reina, con cavallo e armatura candida che fanno da contraltare con la cavalcatura nera e l'armatura oscura del suo capo Raoul (che commetterà verso di lei un grave torto per rigidità di onore). Decisamente, filologia o meno, blobbare il progetto su cinque film ha nuociuto evidentemente alla qualità generale dell'opera: non è decisamente accettabile che certe rozzezze di disegno si vogliano far passare per stile, con sfondi magari carini ma personaggi che poco ci interagiscono e quelli in secondo piano totalmente abbozzati. La cosa si vede e si nota, infastidendo non poco. Ben riuscito l'approfondimento psicologico dei personaggi, soprattutto quello di Shu e della sua lotta contro Sauzer (i due fanno parte dell'ordine Nanto ma sono profondi avversari, Shu dice «Quando Nanto è nel disordine appare Hokuto!») dove la folle costruzione della piramide e il reclutamento dei bambini a forza per costruirla è un oltraggio senza limite che va impedito. Il feticcio è formato con il sangue innocente, e non ci potrebbe essere luogo migliore per lavare torti e regolare conti. Anche il mistico Toki ha una buona caratterizzazione, con dei ragionamenti di spicco mentre la forza e il potere di Raoul si esprimono negli sguardi che esegue dalle colline mentre osserva l'andamento delle cose. Lotta, sangue e speranza sono presenti sullo schermo in maniera massiccia, dove non si risparmia nessuno, né donne né bambini, e ogni volta che un eroe appare la morte è ormai già sopraggiunta. Tempismo per qualcuno, ritardo per altri. In definitiva un film orientale di animazione classica dalla grafia rozza con alcune punte di lavoro più pregiato, lavoro per fan che potrebbero comunque essere insoddisfatti per il senso di déjà-vu e delusi dalla piccola non esaltante introduzione del nuovo personaggio. Chi non ama gli anime non cambierà sicuramente idea vedendo questo riassunto a grandi schermi della serie tv. Giudizio: ![]() Altri giudizi della redazione: Emanuele Rauco:
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Titolo originale: Shin kyûseishu densetsu Hokuto no Ken: Raô den - Jun'ai no shô
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