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| Agente Smart - Casino totale |
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| Sabato 12 Luglio 2008 13:30 | |||
Titolo originale: Get SmartNazione: Stati Uniti Anno: 2008 Genere: Azione, Commedia, Thriller Durata: 110' Regia: Peter Segal Cast: Steve Carell, Anne Hathaway, Dwayne Johnson, Alan Arkin, Terence Stamp, Terry Crews, David Koechner, James Caan, Bill Murray, Patrick Warburton, Masi Oka, Nate Torrence, Ken Davitian, David S. Lee, Dalip Singh Produzione: Callahan Filmworks, Mad Chance, Mosaic Media Group, Village Roadshow Pictures Distribuzione: Warner Bros. Pictures Italia Data di uscita: 9 Luglio 2008 Trama: Per Maxwell Smart, il miglior analista dell'agenzia segreta CONTROL, creduta per smantellata alla fine della Guerra Fredda, è il grande giorno. Sta per conoscere i risultati del test per diventare agente operativo in missione, ed è praticamente matematico che stavolta ce l'abbia fatta. Per sua sfortuna, però, il capo non vuol perdere il suo analista migliore. È costretto a cambiare idea quando KAOS, la rivale agenzia russa, irrompe nel quartier generale e ruba tutti i profili degli agenti segreti della CONTROL. Lo sconosciuto Smart viene così promosso per prendersi cura della questione. Al suo fianco, l'avvenente Agente 99, fattasi recentemente rivoluzionare i connotati dal bisturi. Recensione di ALBERTO DI FELICE «Finché non comprendiamo che anche i nostri nemici sono esseri umani, non saremo mai capaci di sconfiggerli». Questa, in soldoni, è la tattica operativa caparbiamente e disarmatamente perseguita dall'agente Smart (Steve Carell). Sembra che quanto è rimasto dopo la guerra fredda sia il suo esatto opposto, ovvero un inatteso calore (nei limiti del possibile) fra gli agenti segreti basati a Washington e Mosca, e si auspicherebbe fra gli agenti di tutto il mondo. Quando pronuncia questa frase chiave, Smart sta spiegando in riunione l'importanza di badare al dettaglio umano, raccontandoci le ansie che si celano dietro l'apparentemente casuale scelta di un muffin per colazione, registrata in una conversazione fra due agenti russi. Un suo collega (David Koechner) si identifica immediatamente con l'agente intercettato, anche lui alle prese con noie coniugali.Ecco quindi che Smart più che imbranato è sanamente sveglio, o meglio capisce come nessun altro cosa c'è davvero dietro ai vorticosi inseguimenti ed intrufolamenti incrociati che tengono occupate le agenzie segrete governative. D'altronde non ci vuol molto per capire che in realtà tutto questo far scena fra party, fabbriche (o forni) e Disney Hall è null'altro che una scusa (un MacMuffin?) per evitare di affrontare il fatto che il tutto non ha senso. Insomma, tralasciando il fatto che nel 2008 siamo ancora qui a parlare—insensatamente, appunto, come forse è sempre stato—di Americani e Russi: i vari agenti sono ridotti a servire da una parte, quella dei “cattivi”, un pazzo frustrato che fa di testa sua, forse perché non l'hanno preso al conservatorio (Terence Stamp); dall'altra, quella dei “buoni”, un Presidente che non vale quanto una maestra d'asilo, e che di certo non sarebbe una grossa perdita (James Caan). Giustappunto, in questo film troverete un momento toccante ormai standard—assieme ad almeno altri due immancabili motivetti comici (il momento «Cos'è questo cattivo odore?» e quello in cui si ha l'impressione errata di star vedendo due uomini inchiappettarsi) che a quanto pare fanno sempre ridere. Mentre un edificio dove si costruiscono testate nucleari sta per crollare, Smart e la collega Agente 99 (Anne Hathaway) tentano di fermare la colluttazione con un energumeno cattivo (Dalip Singh, intuibilmente un wrestler): memore delle intercettazioni attentamente studiate in migliaia di pagine di rapporto, Smart punta ancora sul pulsante dell'umana comprensione, ritirando fuori la storia coniugale del burbero e sbrigliando così la matassa. «All you need is love»: semplice, scontato e per questo verissimo. Se solo, ovviamente, gli incapaci che li comandano se ne accorgessero. Gli agenti, si è capito, sono veri e propri ostaggi al servizio di non si sa cosa. Gli scagnozzi del “cattivo” (fra i quali c'è il borattiano Ken Davitian, che è immancabilmente quello che sembra farsi inchiappettare a favore di uno dei momenti sovracitati) sono costretti nolenti a servirlo per tutelare la propria famiglia (una sorella, una moglie); quelli del “buono” di famiglia non hanno neanche il tempo di procurarsene o tenersene una. Smart aspira al massimo ad un cagnolino e ad un pesciolino rosso che latita; la bella Agente 99 ha sacrificato la faccia della mamma e la possibilità di innamorarsi per continuare a dedicarsi all'azione. Quello messo peggio, però, è sicuramente l'Agente 13 di Bill Murray, ridotto in lacrime alla disperata ricerca di un po' di compagnia e di qualcuno con cui chiacchierare. «Le comunicazioni sono interrotte e mi hanno vestito da albero»: se c'è qualcuno costretto dai vertici a far cose senza senso, non c'è dubbio, è lui. Giudizio: ![]() Recensione di PIETRO SIGNORELLI Figlia del genere "parodie di 007" la serie televisiva Get Smart (trasmessa in America dal 1965 al 1970, da noi in Italia a più riprese successivamente con il sottotitolo Un agente tutto da ridere) aveva per protagonisti Barbara Feldon (l'agente novenove, di cui mai si è saputo il vero nome) e Don Adams (Smart, poi ottantasei quando è stato promosso agente sul campo per il bisogno di volti nuovi).Ambientata durante la guerra fredda e con totale stile british, strappava sorrisi e varie situazioni parodistiche sottolineati dalle risate in sottofondo (cancellate nelle edizioni italiane). Peter Segal (specializzato in commedie spiritose e demenziali, tra l'altro ha diretto un altro agente tutto da ridire ne La pallottola spuntata 33 1/3 con Leslie Nilsen, ma ricordiamolo anche per 50 volte il primo bacio) riprende completamente la serie in tutti i suoi canoni base, ma la trasporta upgradandola high tech ai giorni nostri, non eliminando totalmente il concetto della Russia (ex Unione Sovietica) come luogo di nemici e cospiratori dato che l'azione si svolge prevalentemente sui loro territori (un traffico di materiale altamente radiottivo, Smart ha pure un orologio contatore geiger) ma esponendo tutto con una simpatia e un garbo assolutamente pregevoli. Nessuna battuta pesante, nessun apprezzamento sguaiato neppure verso la bellissima agente 99 (una Anne Hathaway sensuale e conturbante che si mostra agevolmente in ogni vestito, sia da sera che d'azione, dopo Il diavolo veste Prada ormai attrice consolidata di fascino che non ci stupirebbe vedere come Bond Girl in futuro). Steve Carell (ormai volto noto delle commedie americane dopo la prova di 40 anni vergine dei suoi esordi come protagonista e le successive) è 86, l'agente Smart che viene promosso sul campo per meriti diversi da quelli che pensava lasciando la scrivania. Paracadutato letteralmente sul territorio russo iniseme a 99, inizia una sequela di esplosioni, botte e azione mista a glamour e bei vestiti, con l'agente più topo di scrivania di tutti che elabora ogni volta lunghe dissertazioni verbali sulla situazione per poi agire coscienziosamente di conseguenza. Aiutati anche dal possente 23 (un gigantesco e stimato agente segreto, interpretato dal wrestler The Rock, qui accreditato con il suo vero nome Dwayne Douglas Johnson) i due incontreranno un mare di nemici ma anche di buffe situazioni, come un gigante alle prese con una cognata davvero crudele. Il film, diciamolo subito e chiaramente, è divertentissimo, si può vedere tranquillamente slegato dalla serie tv, spiegano davvero tutto senza bisogno di background, le invenzioni sono a dir poco geniali (le elabora una coppia di giovani scienziati di cui uno è Masi Oka, il teleportate di Heroes), la mini balestra e il cono di silenzio che non funziona mai (presente anche nella serie televisiva) sono fonte di situazioni di ilarità sempre composta (vedrete una agopuntura in un bagno d'aereo in alta quota davvero poco normale) mentre i nemici molto macchietta sono spassosissimi. Tra l'altro l'avventura per quanto evidentemente sarcastica ha delle belle sezioni action, come il volo paracadutato stile Point Break e botti ed esplosioni di tutti i tipi. Oltre al cast principale quello di contorno ha nomi davvero altisonanti: Alan Arkin è il capo della Control, Terence Stamp è il capo della Kaos, Bill Murray è l'agente 13 l'uomo nell'albero, Ken Davitian (l'amico grasso di Borat) è il braccio destro di Stamp. Tutto nell'ottica del divertimento per famiglie senza sbavature, un applauso serio per l'opera svolta e il biglietto assolutamente non da rimpiangere. Un altra serie televisiva che diventa film, con una scelta azzeccatissima del protagonista che non è un imbranato ma un pignolo scrutatore delle situazioni che non si scompone mai come si deve adeguandosi allo spirito british dell'agente segreto più famoso di sua maestà dei tempi che furono e che oggi invece si è rinnovato sporcandosi le mani ed adeguandosi ai tempi. In definitiva azione, invenzioni tecnologiche, simpatia e tanto tanto divertimento (bellissima anche la scena del ballo con la cicciona) in mezzo a bei vestiti con case sontuose in ampi paesaggi verdi ed incontaminati. Possiamo tranquillamente dire che questo casino totale è decisamente creativo, missione da ridere e agire compiuta, agente Maxwell Smart! Giudizio: ![]() Altri giudizi della redazione: Emanuele Rauco:
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Titolo originale: Get Smart
«Finché non comprendiamo che anche i nostri nemici sono esseri umani, non saremo mai capaci di sconfiggerli». Questa, in soldoni, è la tattica operativa caparbiamente e disarmatamente perseguita dall'agente Smart (Steve Carell). Sembra che quanto è rimasto dopo la guerra fredda sia il suo esatto opposto, ovvero un inatteso calore (nei limiti del possibile) fra gli agenti segreti basati a Washington e Mosca, e si auspicherebbe fra gli agenti di tutto il mondo. Quando pronuncia questa frase chiave, Smart sta spiegando in riunione l'importanza di badare al dettaglio umano, raccontandoci le ansie che si celano dietro l'apparentemente casuale scelta di un muffin per colazione, registrata in una conversazione fra due agenti russi. Un suo collega (David Koechner) si identifica immediatamente con l'agente intercettato, anche lui alle prese con noie coniugali.
Figlia del genere "parodie di 007" la serie televisiva Get Smart (trasmessa in America dal 1965 al 1970, da noi in Italia a più riprese successivamente con il sottotitolo Un agente tutto da ridere) aveva per protagonisti Barbara Feldon (l'agente novenove, di cui mai si è saputo il vero nome) e Don Adams (Smart, poi ottantasei quando è stato promosso agente sul campo per il bisogno di volti nuovi).








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