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Joshua Stampa E-mail
Martedì 15 Luglio 2008 11:16
Joshua / LocandinaTitolo originale:      Joshua
Nazione:      Stati Uniti
Anno:      2007
Genere:      Horror, Thriller
Durata:      106'
Regia:      George Ratliff
Cast:      Sam Rockwell, Vera Farmiga, Jacob Kogan, Celia Weston, Dallas Roberts, Michael McKean, Nancy Giles, Linda Larkin, Alex Draper, Stephanie Roth Haberle, Ezra Barnes, Jodie Markell, Rufus Collins, Haviland Morris, Tom Bloom
Produzione:      ATO Pictures, Fox Searchlight Pictures
Distribuzione:      20th Century Fox
Data di uscita:      11 Luglio 2008

Trama: I Cairn sono una benestante famiglia newyorkese, papà Brad è infatti un broker di successo a Wall Street. Alla nascita della secondigenita, l'atmosfera a casa inizia a farsi più tesa: la bimba piange di continuo, strani rumori sembrano provenire dall'appartamento al piano di sopra. Mamma inizia ad avere un vero e proprio esaurimento nervoso. Che sia “colpa” del primogenito Joshua?

Recensione di ALBERTO DI FELICE

JoshuaLasciamo perdere subito l'idea che il piccolo protagonista del film sia un banale emissario del demonio, come vorrebbero farci credere i distributori. Parliamo invece del regista e co-sceneggiatore (con David Gilbert) George Ratliff. Nello spettrale anno 2001 veniva presentato a Toronto (giorno fissato per la proiezione: 11 settembre—come potete intuire, hanno dovuto rimandare) il suo documentario Hell House, che registrava con spaventata e divertita oggettività la materializzazione di un fenomeno a quanto pare abbastanza diffuso negli USA grazie all'operato della destra religiosa, che l'11 settembre probabilmente deve aver visto confermate le proprie teorie sul Male e sulla necessità di combatterlo preventivamente: il ritrovo organizzato dai membri della Chiesa Pentecostale della Trinità di Cedar Hill, Texas. Tale ritrovo si svolge annualmente in corrispondenza di Halloween presso una casa di fantasmi, in tutto e per tutto simile all'attrazione di un parco divertimenti, ma con l'intento di (provare a) “salvare” quante più fra le circa 13.000 anime partecipanti, prima che per loro sia troppo tardi, convertendole al Signore.
Il sito della National Public Radio descrive così lo spettacolo che il film si limita a documentare: «anziché urla e scheletri spettrali, “Hell House” descrive quelli che la destra pentecostale considera peccati: una ragazza che abortisce... un'altra che prende droga ad un rave, che viene violentata, che poi si uccide... un ragazzo che si suicida in un'aula scolastica. In ogni scena elaboratamente rappresentata, Satana punzecchia il peccatore, e poi lo trascina all'inferno. L'intento è quello di salvare anime attraverso la paura. Circa 40 persone alla volta vengono condotte come un gregge attraverso una dozzina di scene simili. Alla fine, i peccatori vengono mostrati mentre soffrono la loro dannazione eterna. Poi ai visitatori viene chiesto se vogliono accettare Gesù ed entrare nella Chiesa. Circa uno su cinque lo fa». I normali predicatori che fanno i miracoli coi loro toupet non bastano più, par di capire.
Abbiamo ora gli strumenti per parlare di Joshua, che potete immaginare come un'altra scena della casa di fantasmi testé descritta. Anche se il demonio in realtà non c'entra nulla, né tantomeno il “peccatore” dipinto finisce all'inferno. Questo ragazzino di nove anni (interpretato da Jacob Kogan), di facoltosa famiglia newyorkese, è sempre stato un po' “strano”, e si è reso conto perfettamente che per i pur apparentemente comprensivi genitori lui non è come dovrebbe essere: è troppo attendo a sistemarsi i capelli, ad esempio; non gli sono mai piaciuti il calcio ed il baseball cui il babbo cerca di abituarlo, e dovendo scegliere preferisce nettamente il piano (anche qui, comunque, si dimostra insolitamente “creativo”); non gli sono mai piaciuti neanche i suoi comuni e costosi giocattoli da maschietto, tanto che appena può li dà in beneficenza appassionandosi di contro alla mummificazione egizia—in opposizione forse all'amico, il celebre Mosè, di colui che gli ha dato il nome. Nessuno se n'è mai accorto, perché tutti pensano sia solo una fase neanche troppo grave, che passerà. Stanno tutti cercando di “salvarlo”, chiaramente i genitori su tutti, ignorando la sua “stranezza”.
Il film inizia (e da qui si iniziano a contare i giorni) quando gli nasce una sorellina, e d'improvviso il suo mondo si tinge letteralmente di rosa—naturalmente, più che un mondo roseo diventa semmai un mondo “rosa-sangue”, dato che questo sarebbe un horror. «Salvare anime attraverso la paura», si diceva. Considerate la prima sequenza in cui Joshua incontra la bambina. La stanno preparando accuratamente nella nursery per portarla nella stanza della mamma; Joshua la osserva da dietro il vetro. Poi si taglia sul corridoio dell'ospedale che porta alla stanza dov'è la mamma che aspetta: la parete sinistra è illuminata da una tonalità quasi-mistica di rosa che sbuca da dietro la macchina da presa; dopo un po' spunta fuori, seguendo a distanza la sorellina portata dall'infermiere, Joshua. In seguito, tornati a casa, il ragazzino se ne sta da solo al pianoforte mentre mamma Abby (Vera Farmiga) e papà Brad (Sam Rockwell) coccolano la piccola assieme ai nonni paterni. Oltre al fatto che il ragazzino è sempre solo al piano, sarà un segnale il fatto che sta indossando una camicetta rosa?
Nessuno, ancora, si accorge di nulla né tantomeno riesce a capirlo. Tranne lo zio preferito di Joshua, lo zio Ned (Dallas Roberts). Ned, neanche lui uno propriamente “normale” (quelli della Chiesa della Trinità potrebbero usarlo per re-inscenare le colpe degli abitanti peccatori di Sodoma—anche l'evangelica nonna Hazel di Celia Weston sarebbe d'accordo, e infatti prova a convertire personalmente a Gesù, e quindi alla normalità, il nipote non ancora battezzato, proprio come lo zio, in quanto nato da madre ebrea), si siede accanto a lui e si mette a suonare col ragazzino. In seguito Joshua comincia a manifestare in modo più preoccupante la propria sofferenza da incompreso, non fermando il sole come il suo antenato biblico ma quasi; tanto che quando una psicologa viene chiamata dal babbo per visitarlo sarà lei a capire che il ragazzo è stato a tutti gli effetti maltrattato, anche se mamma e papà pensano di averlo cresciuto nel migliore dei modi. Volevano “salvarlo”: e se invece avessero provato a salvare sé stessi, e l'avessero lasciato giocare di più con lo zio?

Giudizio: 2
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