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| Sabato 19 Luglio 2008 12:36 | |||
Titolo originale: Hellboy II: The Golden ArmyNazione: Stati Uniti, Germania Anno: 2008 Genere: Azione, Avventura, Commedia, Drammatico, Fantastico, Fantascienza Durata: 120' Regia: Guillermo del Toro Cast: Ron Perlman, Selma Blair, Doug Jones, Seth MacFarlane, Luke Goss, Anna Walton, Jeffrey Tambor, John Hurt, Brian Steele, Andrew Hefler, Iván Kamarás, Mike Kelly , Jeremy Zimmerman, Santiago Segura, Roy Dotrice Produzione: Dark Horse Entertainment, Lawrence Gordon Productions, Mid Atlantic Films, Universal Pictures Distribuzione: UIP Data di uscita: 16 Luglio 2008 Trama: La Golden Army è un esercito di potentissimi artefatti anticamente costruiti che ubbidiscono al comando di colui che porta la corona dorata. Per evitare nuove sanguinose guerre tra il mondo degli uomini e quello delle tenebre dove vivono troll, elfi oscuri e varia popolazione antropomorfica fantastica, il Padre Regnante divide in tre la corona e nasconde la localizzazione dell'inarrestabile armata su una mappa che verrà debitamente secretata. Nuada, suo figlio, contrario alla pace, si autoesilia. Ai giorni nostri Nuada torna desideroso di vendetta, vuole risvegliare i micidiali guerrieri, ma sulla sua strada trova un guerriero rosso, con la coda, amante dei sigari e dalla gigantesca pistola: Hellboy! Recensione di ALBERTO DI FELICE Un mostro gigante sbuca fuori a terrorizzare una altrimenti tranquilla strada newyorkese. Il mostro in questione potrà forse dare una nuova prospettiva—ce ne fosse bisogno—sul perché un film uscito qualche mese fa, con un altro mostro terrorizzante, si intitolasse “campo di trifogli”. Fortuna che Hellboy (Ron Perlman) è lì per salvare i malcapitati. Anche se il principale malcapitato designato—più in generale, di tutta la vicenda—è proprio lui. Non tanto perché il mostro potrebbe ucciderlo, quanto perché uccidere il mostro gli ricorderà che anche lui è mortale, e soprattutto ugualmente minacciato: Hellboy è mortale come il mostro, non come gli umani.La creatura è stata liberata da un liquido verde (è infatti un re della foresta: alla sua morte un campo di piante si impossesserà del cemento urbano) contenuto in una fiala accuratamente preparata dal principe Nuada (Luke Goss), che prima di reclamare la corona e scatenare l'indistruttibile armata d'oro, che potrebbe annientare l'umanità, ci tiene a eliminarlo. O meglio, a convincerlo ad unirsi al suo progetto regale. Al Nostro non rimane quindi che attivarsi, affrontando nel contempo anche un primo test da genitore (sta per diventare papà, anche se non lo sa ancora) prendendo momentaneamente in custodia un neonato tenuto saldamente per la coda. Del Toro inizia il film già con una sorta di presagio funesto diretto al demone che vive fra di noi: quando il papà adottivo prof. Broom (John Hurt) racconta la sua favola oscura sulla tregua fra il mondo magico ed il nostro, lo spazio dello schermo precipita attraverso le rosse fiamme del loro camino nella base militare fino al fondo della Terra. Il piccolo Hellboy sta riscendendo in realtà nel mondo da dove è venuto, e la tregua della favola sembra aver preceduto nel tempo la tregua successiva che ha fatto di lui uno strumento al servizio dell'uomo. Messo ora di fronte a quel mostro gigante, Hellboy deve ucciderlo e ri-confessare a sé stesso, di fronte ad un pubblico cui sente di volersi concedere e cui sente di voler somigliare, che quel pubblico non lo vuole, non ne ha rispetto. Pescando a piene mani direttamente dal precedente Il labirinto del fauno, del Toro aggrava ancor più la crudele antinomia fra fantastico e reale: conosciuto nel primo capitolo il supereroe, la diversità dell'infanzia e della purezza diventa qui, in virtù del suo status superomistico, una condizione perenne di conflitto, permanente nonostante i tentativi di accomodamento. Il demone dalla crescita rallentata, ultra-sessantenne con la coscienza sentimentale di poco superiore a quella di un ragazzino di nove anni, entra nelle responsabilità coniugali—e, presto, di padre—concupendo il conformismo e la vanità umana, la replicabilità pacifica delle sue strutture di rapporti: marito e moglie; star e fan; padre, madre e figlio; casetta in campagna e giardinetto. Il suo ingresso in scena avviene significativamente in medias res di un comunemente “incendiato” litigio con l'amata Liz (Selma Blair), che col suo diverso aspetto “di specie” è assieme la soluzione, la speranza, e parte visibile del problema. Nel ménage domestico, apparentemente rassicurante nella sua quasi perfetta medietà, si inserisce però d'improvviso il terzo incomodo della radice mitologica, ancor più a ritroso e quindi insolubile del semplice enigma del supereroe diverso, duplicata in una coppia di gemelli (il principe Nuada e la principessa Nuala, interpretata da Anna Walton) a loro volta opposti ed uniti. Il film si struttura allora nel profondo su un afflitto gioco di doppi (Hellboy e Liz; Nuada e Nuala; Nuala e l'Abe di Doug Jones), sui quali sovrasta l'angelo della morte, la ricordata impraticabilità di un duraturo riavvicinamento. Su tutto il film predomina infatti un'aria mortifera in netto contrasto con l'universale ricerca di una canzone d'amore (“I Can't Smile Without You” fa da comico incantesimo alcolico) da parte dei personaggi. In questa disintegrazione ed estinzione, di cui la fine del mostro re della foresta era stata chiara avvisaglia, solo a Hellboy e Liz è concesso infine di continuare i loro sforzi, penosamente necessari, quando però è chiaro che per impostare un'imitazione della felicità umana dovranno trasferirsi altrove. Sul loro progetto di vita grava ancora, cionononostante, la tragica inquietudine di un tumore, quel dolore antico e cataclismatico dalle cui viscere pensano di essere appena usciti, e che nel mercato dei Troll si era manifestato nella forma un bambino. Assieme all'annuncio di due gemelli in arrivo, dopo quelli sfortunati che se ne sono appena andati. Giudizio: ![]() Recensione di PIETRO SIGNORELLI Il capitolo due di un personaggio filmico, si sa, non ha bisogno delle presentazioni e della narrazione delle origini obbligatorie del primo chapter, e può partire direttamente con l'avventura senza troppo perdersi a raccontare gli stati d'animo del personaggio, che tipo di eroe sia e via dicendo. E sfruttando questo facile assioma Guillermo Del Toro (suo Il labirinto del fauno e direttore anche del primo Hellboy datato 2004) utilizza un semplice cartello iniziale per almeno dire ai nuovi spettatori come sia possibile che esista un uomo con le corna (da tagliare a intervalli regolari perché ricrescono), rosso e con la coda, parte con un prologo animato davvero suggestivo ed inconsueto nella grafia si mette a raccontare l'origine dell'armata del titolo (bellissimo vedere Hellboy ragazzino che si addormenta come un bimbo qualunque con in mano la pistola giocattolo e sorridendo della favola, che non lo è per nulla, appena raccontata dall'amorevole professore-padre) e poi ci catapulta ai giorni nostri nell'azione.Hellboy (l'attore Ron Perlman, irriconoscibile sotto il pesante trucco ma assolutamente perfetto), la fidanzata Liz Sherman con poteri infuocati (Selma Blair, doppiata con una voce insopportabile e attrice che è specializzata nelle commedie) e il saggio uomo-pesce Abe (Doug Jones, un grandissimo mimo praticamente sconosciuto al mercato italiano e grande amico del regista messicano), sono degli agenti segreti del BPRD (organizzazione federale che utilizza esseri di ogni tipo) e stavolta sono alle prese con un pericolo tremendo: un principe autoesiliato dal mondo fantastico (che vive parallelo al nostro in maniera nascosta ai nostri occhi sulla Terra) torna desideroso di vendetta sul mondo degli umani e con il padre che tempo addietro ha firmato la pace con loro. Aiutato dal gigantesco servo Twink, il suo scopo è di risvegliare un'armata inarrestabile da asservire per i suoi scopi (la “Golden Army”). Per farlo ha bisogno di tre pezzi di una corona fatata e di una mappa. I nostri eroi (aiutati da una new entry ectoplasmatica) dovranno affrontare e scovare il principe rancoroso in mezzo a pericoli vari, entrare e uscire dal mondo fatato, impedirgli di prendere gli artefatti, la cosa è davvero tosta ma fortunatamente la principessa gemella di Nuada, il loro nemico, li aiuterà intenerita da uno del gruppo. Del Toro da sempre si è sentito benissimo a suo agio con le atmosfere fantastiche (Il labirinto del fauno fu un felice esperimento di mondi paralleli fantastici) e qui, aiutato da un budget corposo e degli effetti speciali di primissimo livello (i movimenti delle creature, sia quelle piccole che quelle grandi, sono stupendi) si diverte a (ri)mettere in scena un carrozzone rutilante, omaggio di tanti film (come Star Wars e Il signore degli anelli) sorretto da un personaggio centrale fondamentalmente anarchico (fa parte di una organizzazione ma essere comandato gli piace davvero poco) carismatico. La scena del mercato dei Troll è nel suo genere un capolavoro, organizzata benissimo e girata in maniera sapiente, sembra di tuffarci in questo mondo fantastico che non rimane solo sullo schermo ma ci avvolge facendo sentire dentro lo spettatore. Tanto quanto sono incantevoli i paesaggi dell'Irlanda del finale che fanno da contraltare al cemento di Manhattan, che dopo l'11 settembre ormai deve affrontare ogni tipo di minaccia catastrofica (come la creatura verde floreale che sembra nelle fattezze un cugino del mostro di Cloverfield). Aiutato dal grande autore di fumetti Mike Mignola (disegnatore e scrittore) con John Byrne creatore dell'eroe rosso figlio di esperimenti nazisti (Mignola qui co-produce e co-sceneggia), Del Toro inserisce oltre alle numerose scene d'azione (pregevole anche l'attacco di favolistiche cavallette molto dentute), anche dei momenti teneri stranianti neppure tanto brevi (che cozzano contro lo spirito e l'ambientazione generale del film) anche se ormai l'evidente solco di continuazione necessita di cose di quel tipo (un terzo capitolo non è assolutamente da escludere visti i presupposti) e vanno viste come una specie di umanizzazione di questi freaks del tutto indifferenti psicologicamente della loro diversità accettate senza nessun problema anzi come dei plusvalori. Non manca neppure il tema ecologico (molto più riuscito di quello sentimentale) come ci dice la scena delle spore sulla città che potrebbe ricordare momenti di poesia del grande maestro giapponese Hayao Miyazaki, la coppia creativa ricrea il ritorno della natura e la speranza di non vederla mai soccombere di fronte alle mastodontiche costruzioni umane, connubio di nostalgia per il mondo favolistico che tanto la rispetta anche se la usa per il male (non per nulla la verde Irlanda ospita la fase finale del film). Quello che piace e piacerà di Hellboy è la sua sfrontata vita e le sue risposte (godibilissime sopratutto quelle al suo capo Jeffrey Tambor), il suo essere giusto senza essere di nessuno se non di Liz. Un personaggio tanto in movimento e in mezzo ad ambientazioni così precise ed affascinanti non può non attirare, autentico sano divertimento per un film che unisce palati familiari (anche se qualche piccolo spettatore potrebbe anche spaventarsi di fronte ad alcune creature) a quelli degli amanti del fantasy. Come curiosità abbiamo che il creatore de I Griffin Seth McFarlane doppia la new entry Krauss, e la frase finale che questi dice è un omaggio al Frankestein Junior di Mel Brooks (qui «Succhiami il mio ectoplasmico schwanzstucker», là in Mel Brooks «Ma allora avrebbe un enorme schwanzstucker»), Doug Jones doppia per la prima volta se stesso come Abe Sapiens. Gradevole la presenza di John Hurt nella parte di Trevor 'Broom' Bruttenholm. In definitiva un ottimo film d'azione con molto più che sole venature fantasy, divertimento assicurato per tutti (anche se alcuni momenti di ralenti e delle frasi stile «Love me tender» potrebbero sembrare un inutile allungamento del brodo), con un personaggio davvero riuscito e perfettamente interpretato. Del Toro si conferma prima che un cineasta un sognatore ad occhi aperti con l'animo del fanciullo, sognamo con lui che non fa davvero male. Giudizio: ![]() Altri giudizi della redazione: Emanuele Rauco:
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Titolo originale: Hellboy II: The Golden Army
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