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| Lunedì 21 Luglio 2008 06:41 | |||
Titolo originale: GracieNazione: Stati Uniti Anno: 2007 Genere: Drammatico, Sportivo Durata: 95' Regia: Davis Guggenheim Cast: Carly Schroeder, Dermot Mulroney, Elisabeth Shue, Andrew Shue, Jesse Lee Soffer, Joshua Caras, Julia Garro Produzione: Elevation Filmworks, Ursa Major Films LLC Distribuzione: MOVIEMAX Data di uscita: 18 Luglio 2008 Trama: Gracie è una liceale bionda con due miti: il calcio e suo fratello Johnny, per cui ha una ammirazione infinita. Lui è un calciatore di talento che le insegna i trucchi dello sport; lei, che è la sua prima tifosa, lo segue ovunque. Una sera, dopo uno sfortunato calcio di rigore tirato da Johnny che fa perdere un'importante partita contro la squadra rivale di lungo corso, un incidente d'auto tronca per sempre la vita del giovane. Gracie cade nello sconforto più totale. Si riprende solo pensando che la cosa giusta da fare sia sostituire in squadra il fratello. Ma il padre non vuole saperne di allenarla e la scuola si oppone ad avere una ragazza in una squadra di maschi. Ma Gracie è tosta e non vuole mollare. Recensione di PIETRO SIGNORELLI Può una donna giocare a calcio in una squadra di maschi? Come si riesce ad abbinare la femminilità con un gioco rude che vive di calci ad una sfera? Con la tenacia e l'applicazione (e tanto tanto spreco di uova: se nonostante tutti i warning che vi daremo nella recensione andrete in sala a vedere questo film scoprirete il perché) Davis Guggenheim (direttore di Gossip, film giovanile sul pericolo del pettegolezzo dal valore non disprezzabile e soprattutto riprese Al Gore nel documentario denuncia Una scomoda verità) pensa davvero di sì. O almeno, per poter fare il suo film vuole mostrarlo anche se in fondo non ne è assolutamente convinto visto con quanta scialba leggerezza ha impostato la pellicola (che è presa da una storia vera, quella di Elisabeth Shue che qua ha la parte della madre preoccupata e amorevole che fa gli straordinari, alla fine del film potete vedere delle foto che la ritraggono ai tempi). La trama è molto semplice. Gracie (il titolo originale del film porta il suo nome, la interpreta Carly Schroeder, bionda già vista nell'insostenibile film leonesco Prey – La caccia è aperta) adora il calcio e suo fratello, autentico talento naturale allenato dal padre con assiduità (uno spento e monoespressivo Dermot Mulroney, era colui che si sposava contro la volontà di Julia Roberts ne Il matrimonio del mio migliore amico). Lei impara da Johnny un po' di trucchi e a credere in quello che fa perché chi vuole può (la frase rimbomberà a lungo nel vuoto del film, non prendete nota perché non ve ne è davvero bisogno), ma purtroppo l'amatissimo congiunto muore dopo aver sbagliato il rigore decisivo contro gli avversari di liceo del Kingston (tutto è giocato ovviamente come se fosse un Germania–Italia finale mondiale) in un incidente d'auto (solo lui ovviamente, gli altri della squadra no perché il dolore deve essere molto circostanziato per farlo sembrare più eclatante). Gracie prende per eredità la vita del fratello, se ne fotte se le danno della lesbica dato che non frequenta più ragazzi (l'amica le dice poi che se lei fa la lesbica, isolandosi per allenarsi, appelleranno così pure lei per associazione: una banalità disarmante), alleva in una gabbia troppo piccola un falchetto per poi liberarlo (associazione di idee che evidentemente non ha bisogno di spiegazioni spazio/morali) e tra fango e acqua tempra il corpo lottando contro gli ottusi della scuola e il padre, che dicono e pensano in maniera chiusa e improrogabile il fatto che una donna non può giocare con i maschi. Una noia mortale questo film, un pentolone concentrato di inutile moralità spicciola di nessun valore, dal finale scontatissimo e che perde ogni interesse nel far vedere almeno l'intensità delle partite, dato che quello che succede al di fuori del campo è privato di ogni pregio. Pensiamo ad esempio alla scena dell'allenamento: mentre lei cerca di fare il gol che le permetterebbe di entrare in squadra (qualcuno scommetterebbe che non ce la farà?) arriva una squadra femminile di hockey su prato che nulla c'entra e nulla aveva a che fare per mostare che il mondo la destina di già nonostante la sua ostinata battaglia. Ma ci sono tantissime altre banalità, la famiglia con i figli maschi più piccoli che sembra dire «Ma che ci fa questa nel mezzo?» (e lei pure lo chiede al padre se voleva fosse un maschio), l'allenamento serale nel campo vuoto con l'amico che pure fanno sembrare gay a confortarla e (udite, udite!) un'aula di tribunale con tanto di giudice. Allenatori rudi all'esterno ma comprensivi dentro, amici che vogliono trombarsela e intanto non la accettano in squadra per far alzare l'orgoglio della razza maschio, lei esce con la minigonna solo per poter scrivere con la bomboletta sotto un ponte il nome del fratello rifiutando le avances di chi giustamente chiede, dopo che lei ne ha provocato direttamente il sommovimento di ormoni, sono le scondite cose che completano il magro pasto. Che sia una storia vera o meno poco importa (e comunque non è sicuramente vera così, altrimenti è fantascienza) e poi mostrare una partita di calcio giovanile scolastico come se fosse l'ultima spiaggia della vita con un tiro che fa il peso del successo (messaggio tra l'altro di dubbio gusto) in maniera tanto banale è come invitare tutti a lasciare la sala, soprattutto se sapeste il finale in anticipo che chiude l'arco della povertà scenica nel peggiore dei modi. Tra l'altro c'era un ottimo esempio da seguire, quel Sognando Beckham ben più valido ed interessante, dove la vita delle ragazze pallonare non era legata al fatto che esisteva solo quello (ad un certo punto il padre lascia pure il lavoro che mantiene la famiglia per allenare la figlia a vincere la "barboon scolastic cup") ma il fatto di riuscirci poteva dare una soddisfazione personale circostanziata e serena, oltretutto in un contesto divertente, spiritoso, interessante. Qui banali intenti pseudo drammatici affossano ogni speranza e ci fanno rimpiangere il costo del tempo perso (non parliamo del costo del biglietto). In definitiva un film femminil-pallonaro di una banalità disarmante, noioso e tedioso che vuole anche pedantemente insegnare, da evitare con cura per non rimpiangere tempo e denaro. Chi odia il calcio odierà oltremodo questo film, chi ama il calcio lo odierà doppiamente in quanto trattare il tema in maniera così banale per chi lo conosce mostra tutte le falle di storia infelice in modo eclatante. Giudizio: ![]() Altri giudizi della redazione: Alberto Di Felice: ![]() Emanuele Rauco:
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