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Il cavaliere oscuro Stampa E-mail
Venerdì 25 Luglio 2008 10:40
Il cavaliere oscuroTitolo originale:      The Dark Knight
Nazione:      Stati Uniti
Anno:      2008
Genere:      Azione, Poliziesco, Drammatico, Thriller
Durata:      152'
Regia:      Christopher Nolan
Cast:      Christian Bale, Heath Ledger, Aaron Eckhart, Michael Caine, Maggie Gyllenhaal, Gary Oldman, Morgan Freeman, Monique Curnen, Ron Dean, Cillian Murphy, Chin Han, Nestor Carbonell, Eric Roberts, Ritchie Coster, Anthony Michael Hall
Produzione:      Warner Bros. Pictures, Legendary Pictures, DC Comics, Syncopy
Distribuzione:      Warner Bros. Pictures
Data di uscita:      23 Luglio 2008

Trama: Batman e la sua Gotham stanno vivendo un periodo di grande crisi: Bruce Wayne e il suo alter ego, l'uomo pipistrello, devono fronteggiare un criminale psicopatico di nome Joker che, sfruttando la mafia locale, preoccupata per il timore di perdere il proprio predominio e i suoi capitali illeciti, provoca una controffensiva criminale senza precedenti alle coraggiose retate del procuratore distrettuale Harvey Dent, aiutato sul campo dal commissario Gordon. Il folle Joker non si ferma di fronte a nulla, e per il ricco miliardario dalla doppia vita è tempo di riprendere l'armonia con il suo costume che pensava di abbandonare. Al suo fianco, come sempre, il fido Alfred e il costruttore di congegni Lucius Fox. Basteranno per rimettere ordine in una città ormai allo sbando?

Recensione di ALBERTO DI FELICE

Il cavaliere oscuroIn The Dark Knight succede qualcosa che è l'eccezione—basterà anche solo rimanere all'esempio di Batman Begins, di cui questo film sembra più il nipote che il figlio—per chi conosca un po' Christopher Nolan: la fabula non viene, nella sostanza, alterata. Eppure si ha la sensazione di qualcosa di ugualmente scabro ed anfrattuoso; anzi, composto di una materia granulosa più uniforme, il mondo di Nolan appare se possibile maggiormente malfermo sulle gambe dei suoi personaggi. È già da questo dato strutturale, sintomatico alito vitale, che Nolan informa che, venuta definitivamente meno la necessità di trovare qualcosa di nascosto da ricostruire dall'ordine degli eventi, il film andrà più linearmente a sgranarsi sotto i nostri occhi, e a ripresentare in questa ovattata ed aerea ondulazione la stessa sostanza di specchio e dissomiglianza.
Nolan racconta adesso di piani, azioni il cui compimento è talmente rigoroso da apparire non pianificato, appunto, persino apoditticamente arbitrario: ciò che rileva non è infatti quello che si fa—ipoteticamente buono o cattivo che sia—e gli autonomi motivi retrostanti (vedasi come il cattivo si fa beffe di noi che vogliamo sapere da dove vengono le sue cicatrici, come fosse stato istruito direttamente da Haneke), bensì quanto ne consegue. Il crimine si può combattere o perpetrare, ma poco cambia se ciò che si viene a creare per entrambe le vie è il pandemonio del sistema che dovrebbe essere—questo sì—retto da un “piano”, ossia dalla “legge”. La fin scontata doppia faccia della stessa medaglia, l'opposizione fra l'eroe Batman (Christian Bale) ed il cattivo Joker (Heath Ledger), si fa quindi tricefala e si rivolge all'eroe che si fa maligno, Harvey Dent (Aaron Eckhart): è la necessità di salvare la sua faccia, a ben vedere, ad essere la vera protagonista della pellicola.
È una necessità tanto più avvertibile in quanto la rilettura estetica di Nolan ha iniziato, già dal precedente capitolo, a privare di un centro di riferimento il sistema Gotham, non più ancorato alle antecedenti secche visioni gotiche o verde psichedelico. Cade ogni giurisdizione visuale e di diritto, e con essa ogni garanzia procedimentale, dal momento che spostandosi dai palazzi di Gotham a quelli di Hong Kong la predominante è una superficie lattiginosa nella quale si può tranquillamente irrompere a fin di rapina. Ancora, che a far scena sia il pazzoide Joker (che dimezza il patrimonio malavitoso dandolo alle fiamme) o il giusto Batman (che va a prelevare il ragioniere delle triadi per congelare l'altra metà), il fine di giustizia di Gotham si ritrova servito in ogni caso da storture perniciose.
Nolan realizza, con indistinta ed illune eleganza ed estemporanei baleni, un'afona aria classica su bene e male, sulle cui note sommesse (James Newton Howard e Hans Zimmer sottacciono l'armonia che in Elfman esplodeva) danza l'agglomerato Gotham, perso e delirante, incapace di controllare e prevedere azioni concomitanti ed opposte. L'immagine, pochi secondi, nella quale Heath Ledger se ne sta penzolante, sporgendosi dal finestrino di un'auto della polizia, incorpa l'intero film replicando fatuosamente dal basso la presenza dall'alto del torvo Christian Bale scrutante sulla città: cinta nel fuori campo, Gotham li osserva mentre si cercano echeggianti, frontalmente e di spalle, arieggiando sospesa il proprio completamento, in attesa di premere un pulsante ed esplodere, di schiantarsi in velocità o tuffarsi a picco. Infine rimane a penzolare, quando ormai ha perso quasi tutto, come il Joker, e come un eroe che forse deve morire.

Giudizio: 3.5


Recensione di PIETRO SIGNORELLI

Il cavaliere oscuro“Il ritorno del cavaliere oscuro” è un fumetto del 1986 di Frank Miller (che il pubblico conosce grazie alle fedelissime trasposizioni cinematografiche delle sue opere come Sin City e 300, e che vedremo in futuro regista del film tratto da un fumetto storico come Spirit di Will Eisner) che rivoluzionò e ridiede vigore al personaggio, racconto completo ed adulto a tutti i livelli.
L'acclamato e davvero bravo regista Christopher Nolan (suo il nuovo punto e a capo su Batman dopo l'infelice doppio post-Burton dirigendo Batman Begins, e autore di pellicole geniali come Memento) prende i cardini emozionali di questa storia (il disordine generale, la disillusione dell'essere eroe, gli imitatori inadeguati e l'impossibilità di essere capiti ed accettati dalla gente alla ricerca del vero eroe) e li trasporta in una trama decisamente diversa di fondo (nel fumetto c'era anche un Superman indebolito da un'esplosione nucleare che doveva fermare Batman). In questo film la mafia vede il proprio patrimonio illecito intaccato da uno psicopatico assassino di nome Joker (interpretato dallo scomparso attore australiano Heath Ledger, profumo di Oscar postumo per lui, interpretazione a dir poco grandiosa ed intensa, con smorfie sotto il pesante trucco praticamente perfette per delimitare e disegnare il personaggio, la sublime interpretazione di Nicholson nel primo Bat-Burton ha davvero un grande avversario), il cui arrivo era annunciato nel finale del Begins, che ne deruba le banche lasciandosi dietro una scia di sangue. La polizia guidata dal coraggioso tenente Gordon (Gary Oldman) non sta a guardare e vuole sferrare il colpo di grazia, spronata dal procuratore distrettuale Harvey Dent (Aaron Eckhart, visto nell'intelligente Thank You for Smoking) organizza una retata senza pari, togliendo di mezzo e imprigionandoli tanti elementi di spicco dell'organizzazione criminale. Ma il Joker, poco interessato ai soldi e molto al caos, pensa bene di condurre una propria sanguinosa battaglia alleandosi con i mafiosi stessi che ha derubato per arrivare a scopi personali e a Batman (per la seconda volta lo interpreta Christian Bale, attore feticcio di Nolan). Questi è un eroe ormai alla deriva, insicuro della sua missione, agisce solo nell'ombra cercando di scoraggiare i numerosi incauti imitatori, diviso dall'amore ormai perduto per Rachel (Maggie Gyllenhaal, non certo una presenza di grande significato e fascino la sua, viste anche le precedenti Bat Girl in confronto) che sembra preferire Dent come compagno.
A scuoterlo il fedele Alfred (il grande Michael Caine) e il costruttore di congegni Lucius Fox (Morgan Freeman, ormai come il prezzemolo, appare tantissimo un po' dappertutto ma era presente anche nel primo film) e il fatto che o si ferma il folle piano del Joker oppure Gotham davvero brucia.
Un film notevolissimo questo di Nolan, pregevole per tante cose, la prima soprattutto perché siamo di fronte ad intensi ritratti psicologici ed a dualità delle nemesi (Batman e Joker sembrano impossibilitati a vivere l'uno senza l'altro) che esula, nonostante siano presenti numerose grandiose scene d'azione in movimento fenomenali (quella dell'inseguimento nel tunnel può fare concorrenza al finale di Matrix Reloaded), dal semplice film si supereroi con superproblemi per regalarci numerose frasi da portare alla memoria («O muori da eroe, o vivi tanto a lungo da diventare il cattivo», il potere corrode o non viene capito) e situazioni di rara bellezza nei contorni scuri di una città senza un vero faro (e quello con l'effige del pipistrello non basta più). Ledger si scatena in monologhi da brivido, Batman è come una creatura della notte che appare e scompare quasi viscidamente accanto a te senza che te ne accorgi direttamente, Freeman e Caine sono come due padri amorevoli che non disdegnano il decisionismo («Alla fine bruciammo l'intera foresta») tutte cose che sorreggono benissimo l'interessantissima trama del potere che annulla chi lo vuole se preso illecitamente (la scena della sottrazione numerica progressiva dei componenti della rapina iniziale ne è un esempio), un impianto scenico e narrativo che non ti lascia un solo secondo di respiro alternando la grandeur delle azioni (effetti pregevolissimi, guardate solo il volo dal grattacielo di Hong Kong nel breve intermezzo orientale) con il proseguire della trama (fluida, perfetta e logica nel suo intero, e il film dura parecchio, qualcosa come 152 minuti). Se vogliamo trovarci un difetto non è certo nella trasformazione del grande servo della legge in double-face (anche qui un trucco facciale strepitoso) che si dipana benissimo ed è conseguenziale a quanto succede (come siamo lontani dalla interpretazione di Lee Jones che sembra ed è burletta), ma nella gestione del personaggio di Rachel, non una bambolona fatale ma una donna seria e senza paura, però personaggio che sembra stonare nel contesto perché reso con poca personalità da una svogliata Gyllenhall che ha preso il posto di Katie Holmes, ma sopratutto perché continuamente e banalmente principessa da salvare come doveroso dei romanzi di ventura; e va bene che qui abbiamo un cavaliere ma non è certo questa la sua prerogativa. Esiste anche un momento di buonismo che sembra forzato (quello delle navi traghetto), troppo fuori dal contesto del film e senza vera logica conseguenziale della paura e del terrore da parte dei naviganti visto quello accaduto (nulla e nessuno viene risparmiato nel folle piano del Joker).
Notare come la tecnologia o la folle criminale genialità con le piccole cose («coltelli e lanuggine») e non i superpoteri siano la vera essenza di questo tipo di film, dove regge chi meglio sopporta i pesi morali e i difetti (e il Joker vince su tutti perché ormai lui ha travalicato ogni morale e interesse fisico monetario).
Per il resto (e quelli sopra sono comunque dettagli secondari) tutto praticamente perfetto, direzione ineccepibile di questo kolossal che la pubblicità non paga della morte di Ledger vuole gonfiare a tutti i costi come film maledetto. A parte il discorso marketing, artisticamente ininfluente, non esiste un film che tratta Batman in maniera così sconsolante e senza speranza, costretto a vivere nell'ombra dietro un angolo da nascosto pur se luminosamente presente per aiutare la città. Sembra che siamo noi stessi che vogliamo avere un cavaliere custode ma che possiamo riporre quando vogliamo, non facendolo sentire troppo a suo agio in quanto come popolo terrorizzati dal fatto che potrebbe un giorno far valere il suo lato oscuro non solo per come agisce di nascosto ma per come potrebbe agire di cattiveria.
Quando si accendono le luci e dovete alzarvi (ebbene sì, purtroppo il film finisce, almeno per ora, con uno scambio di vedute malinconico ma conscio e delle sequenze di chiusura che parlano ancora di cani, che il pipistrello di questo film proprio non digerisce, che cacciano la nobil volpe), la lunga esperienza cinematografica vi sarà parsa un battito d'ali senza peso, segno evidente del piacere con cui l'avete seguita.
Ai più attenti non sfuggiranno delle parti cammeo o piccole partecipazioni più o meno lunghe di alcuni attori di varia fama, come l'Anthony Michael Hall del telefilm La zona morta (tratto da King) che fa la parte del reporter senza scrupoli desideroso di audience (tema televisivo ampiamente trattato nel fumetto di Miller con il Joker che li si libera e massacra in diretta tv) oppure dell'attore William Fichtner che interpreta il mastino che insegue i fuggiaschi in Prison Break 2 (l'uomo con il fucile nella banca).
Chiudono tanto splendore dettagli tecnici grandiosi, una fotografia doverosamente scura ma perfettamente calibrata per non deprimere oltremodo gli spiragli di luce, riprese dall'alto mozzafiato sconsigliate a chi ha vertigini e primi piani perfettamente centrati e centralizzanti. Nolan ha talento, non c'era bisogno di dimostrarlo qui, ma di confermarlo in pieno. Missione compiuta.
In definitiva un potente e raffinato film che scandaglia le emozioni e travalica il discorso dei supereroi, malinconico senza essere pedante, perfettamente calibrato nei momenti d'azione di grande impatto ed effetto che arricchiscono il tutto senza esserne per nulla il corpus principale. Una pellicola per tutti, batmaniani o meno, che si può vedere anche senza il ricordo del Begins (ovviamente averlo è meglio) tesa a mostrare come un eroe deve prima dire a se stesso che lo è rispetto a dimostrarlo agli altri. Non è certamente il caso che Harvey Dent tanto ama che ne decreterà il giusto successo mondiale, ma la vera consistenza.

Giudizio: 3.5

Altri giudizi della redazione:

Emanuele Rauco: 3
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